Charleston, South Carolina – A due giorni dalle primarie del South Carolina, dove si vota oggi, il dibattito elettorale del sud, organizzato giovedì sera a Charleston da Cnn, potrebbe scombussolare una campagna elettorale finora avara. Se oggi Mitt Romney dovesse trionfare si potrebbe considerare quasi certo della nomination repubblicana per sfidare a novembre Barack Obama. Per l’ex governatore del Massachusetts però gli ultimi due giorni sono stati i più difficili dall’inizio della campagna. La prima sorpresa per Romney è arrivata giovedì mattina dall’Iowa, dove il riconteggio dello schede gli ha sfilato la risicata vittoria di inizio mese assegnandola a Rick Santorum. Più tardi, mentre Romney visitava il quartier generale della sua campagna elettorale a Charleston, il governatore del Texas Rick Perry ha annunciato il proprio ritiro dalla corsa e il sostegno all’ex speaker della Camera Newt Gingrich, che a quel punto ha cominciato a crescere nei sondaggi fino a scavalcare lo stesso Romney in tre rilevazioni diverse. Non era ancora mezzogiorno e la giornata amara di Romney si prospettava ancora molto lunga, mentre i suoi avversari si sfregavano le mani. A complicare le cose, per Romney, c’erano anche l’annosa vicenda della dichiarazione dei redditi non ancora resa pubblica, il 15% di tasse pagate che aveva fatto imbufalire i conservatori e soprattutto la storia dei milioni nascosti nel paradiso fiscale delle Isole Cayman. Parlando con le persone per le strade qui a Charleston, una delle poche città storiche degli Stati Uniti con un centro incorniciato da case antiche con i portici e dalle palme, si poteva respirare un solido e radicato sentimento repubblicano. Gli abitanti della città sono orgogliosi, tanto da raccontare che i due fiumi che costeggiano la città, l’Ashley e il Cooper, si uniscono per formare l’Oceano Atlantico. Il South Carolina, primo Stato del sud a votare e primo in cattive condizioni economiche, è però soprattutto terra di evangelici e conservatori sociali e questo è un grande vantaggio per Santorum e Gingrich. Proprio l’ex speaker è rimasto però vittima dell’ultima sorpresa di giornata. Poco prima dell’inizio del dibattito, Abc ha intervistato la seconda signora Gingrich, tradita e abbandonata dal marito negli anni novanta, proprio mentre lui si scagliava contro l’infedeltà coniugale di Bill Clinton e difendeva i valori della famiglia. La signora Marianne ha raccontato che Gingrich le avrebbe proposto un matrimonio aperto, per portare liberamente avanti la sua relazione con Callista, quella che è poi diventata la sua terza moglie. Il dibattito di si è giocato proprio sulle accuse a Gingrich, che si è assicurato la vittoria nei primi cinque minuti con una sfuriata contro il moderatore John King, colpevole di aver iniziato con la storia della signora Marianne. L’ex speaker ha giudicato vergognosa la scelta di King, accusando poi Cnn di proteggere Obama e attaccare i repubblicani. Applausi energici dal pubblico e partita chiusa prima ancora di cominciare. Gli altri candidati erano consapevoli di giocarsi parecchio nel corso della serata. Se Ron Paul è apparso fuori gioco, Romney era invece evidentemente nervoso e si è anche beccato qualche fischio sulla storia della dichiarazione dei redditi. Gli unici altri colpi della serata sono messi a segno da Rick Santorum, autore di una prova tenace, che si è scagliato contro la riforma sanitaria di Romney in Massachusetts, definita la base dell’Obamacare. La chiusura però è di nuovo per Gingrich, che sferra la stoccata a Obama, “il presidente più pericoloso della nostra generazione”, ben sapendo che queste saranno le parole che verranno ricordate dal pubblico. Finisce così, ma l’apparente vittoria di Gingrich potrebbe rivelarsi un boomerang, quando gli elettori cominceranno a digerire le accuse dell’ex moglie: i conservatori del South Carolina potrebbero prendere le distanze e scegliere di appoggiare Santorum, oppure virare decisamente al centro, verso Romney.
Il Manifesto, 21 gennaio 2012