Charleston, South Carolina – Mentre Newt Gingrich sabato sera festeggiava a Columbia la sorprendente vittoria nelle primarie repubblicane in South Carolina, molti democratici e afroamericani in tutto lo Stato facevano salti di gioia. Nei due giorni prima del voto l’ex speaker della Camera aveva fatto registrare un’incredibile ascesa nei sondaggi, conclusa con una larga vittoria sul favorito Mitt Romney. In South Carolina Gingrich ottenuto il 40,4% dei consensi contro appena il 27,8% dell’ex governatore del Massachusetts. Fra i due ci sono stati oltre 76.000 voti, molti dei quali però sono stati dei democratici. “Ho votato Newt Gingrich”, racconta a Libero Mike Green, dipendente cinquantenne della Yellow Taxi Company di Charleston, non riuscendo a trattenere una risata fragorosa. “Non avrei mai pensato di votare per quell’uomo, sono un democratico”. Qualche giorno prima del voto il reverendo Jesse Jackson, che è nato poco distante da qua, a Greenville, ha organizzato un rally a Charleston in occasione del Martin Luther King Day. Il reverendo Jackson, che ha 70 anni, è un leader carismatico della comunità afroamericana americana ed è stato candidato alla presidenza nel 1984 e nel 1988, anno in cui arrivo secondo alle primarie dietro Michael Dukakis. Alle oltre 400 persone presenti alla International Longshoremen’s Association Hall di Charleston il 17 gennaio il reverendo Jackson ha consegnato il suo messaggio. “Ha detto di votare per Gingrich e cambiare a novembre, votando Obama”, racconta Mike Green. In South Carolina, come in alcuni altri stati, non c’è bisogno di essere iscritto a un partito per votare alle primarie, ma non si può votare sia per i repubblicani che per i democratici lo stesso giorno. I democratici sono tanti in South Carolina, anche se preferiscono rimanere “underground”, nota Green, Obama non aveva bisogno del loro voto per vincere queste primarie. “Jackson ha detto di votare per Gingrich perché è il candidato più debole e in questo modo potevamo aiutare Barack Obama a essere rieletto”, spiega l’uomo, che assomiglia in modo impressionante a Herman Cain e ha anche gli stessi occhiali. “Sono tornato a casa e ho detto a mia moglie di andare a votare per Gingrich”, racconta, “lei mi ha chiesto se fossi impazzito, ma poi l’ho convinta e così abbiamo fatto con i nostri figli”. Mike Green continua a ridere, si mette un cappellino da baseball in testa. “Ho fatto centinaia di telefonate, ho convinto la gente dal barbiere, mia moglie ha chiamato tutti quelli che conosceva, abbiamo portato a votare più gente possibile. Si sono turati il naso e hanno votato Gingrich”, aggiunge mimando il gesto. “Sabato sera ringraziava tutti e non immaginava neanche che aveva vinto anche grazie a migliaia di afroamericani in tutto lo stato. Avrebbe vinto Romney qua”. Mentre si allontava Mike Green scuoteva la testa e con un largo sorriso continuava a ripetere: “votate per Gingrich e cambiate a novembre”.
Libero, 25 gennaio 2012