Vaxess, la startup italiana che ha conquistato Harvard

New York. Percorrendo una via della seta che si allunga fra l’Italia, Boston e la Cambogia, due italiani hanno ottenuto la fiducia e il finanziamento di Harvard, una delle università più prestigiose al mondo. E’ così che Vaxess Technologies, startup dal sangue italico, ha vinto un grant di 70.000 dollari offerto dall’ateneo del Massachusetts per promuovere l’imprenditoria sociale. L’obiettivo di Vaxess è quello di rendere più semplici la distribuzione di vaccini nei paesi del terzo mondo e questo gli ha permesso di conquistare il primo President’s Challenge, premio istituito dall’università di Harvard e dal suo presidente Drew Faust per aiutare gli studenti a trovare soluzioni ai problemi sistemici del mondo. Una startup che nasce dall’incrocio degli studi e delle idee innovative di due italiani: Livio Valenti, studente di 27 anni della Kennedy School of Government di Harvard, e Fiorenzo Omenetto, professore quarantaquattrenne di fisica e ingegneria biomedica alla Tufts University di Boston.

Animati dal desiderio di diffondere i benefici della ricerca scientifica, Valenti e Omenetto stanno lavorando per fornire accesso globale ai vaccini grazie a una tecnologia sviluppata dal professore di Tufts insieme al suo collega David Kaplan. I due professori hanno trovato infatti il modo di sfruttare le proprietà di una proteina estratta dalla seta, la fibroina, per eliminare il problema della refrigerazione dei vaccini e vogliono ora renderli disponibili in parti del mondo dove sono al tempo stesso necessari ma difficili da reperire, proprio perché bisognosi di una refrigerazione costante. Gli studi di Ometto e Kaplan, che nella seta hanno trovato dunque la capacità di proteggere i vaccini, daranno allo stesso tempo un grande aiuto economico ai contadini di alcuni paesi in via di sviluppo, a cominciare dalla Cambogia.

Proprio nel sudest asiatico le vite dei due italiani di Boston si sono incrociate per la prima volta. Mentre Fiorenzo Omenetto e David Kaplan stavano infatti scoprendo le potenzialità della seta, Livio Valenti lavorava in Cambogia per le Nazioni Unite. “Uno dei miei progetti era seguire lo sviluppo rurale dei contadini per far crescere la seta”, racconta Valenti ad America24. “Ho visto la complessità del cercare un mercato per questa seta: dove la potevamo vendere, quali erano gli acquirenti. Io cercavo di cambiare le logiche correnti delle Nazioni Unite, dove tutto è fatto con le migliori intenzioni, ma è abbastanza inefficiente. Volevo creare un progetto innovativo all’interno di una istituzione che innovativa non lo è. Cercavo di aprire nuove possibilità, di creare partnership, di aprire nuovi mercati per la seta”.

In quei giorni, mentre cercava una soluzione per aiutare i contadini della Cambogia, Valenti s’imbatte nelle scoperte dei professori di Tufts. “E’ stato allora che sono venuto a conoscenza dell’uso della seta in ambito scientifico e biotecnologico e ho conosciuto Fiorenzo tramite il video che ha fatto per Ted”, ricorda Valenti. “Sono rimasto affascinato e l’ho contattato”. A quell’incontro risalgono le basi su cui si fonda ora Vaxess, la promettente startup nata fra i banchi di Harvard, dove Valenti, aretino, è studente al primo anno di Politiche pubbliche dopo essere passato per la Bocconi e per la Fudan University di Shangai dove, giovanissimo, divenne assistente.

“Vaxess è nata ufficialmente nel dicembre 2011, ma abbiamo cominciato a lavorarci già da settembre grazie a un corso della Business School di Harvard”, spiega Valenti. “Si chiama Commercializing Science, è un corso in cui si cerca di creare un ponte fra le innovazioni tecnologiche e scientifiche che si fanno nei laboratori universitari per poi riuscire a traslarle in aziende e in soluzioni commerciali”. Il corso, con cui Harvard prova a competere con il Mit come incubatore cittadino di startup, raccoglie in una sola classe studenti che hanno diversi background e che devono creare un piano di commercializzazione per una tecnologia. Valenti ha presentato in classe la sua idea e qua ha incontrato Michael Schrader, studente della Business School, Kathryn Kosuda, studentessa post doc nel dipartimento di chimica dall’università, e Patrick Ho, avvocato della Law School, che hanno creduto nell’idea e sono diventati così i cofondatori di Vaxess.

“Abbiamo lavorato su questo progetto, poi abbiamo visto che aveva le potenzialità per diventare una realtà e non solo un progetto di scuola, così abbiamo continuato a lavorare su queste tecnologie”, racconta Valenti. “Fra i miei compagni di classe ho trovato un team interdisciplinare: Patrick si occupa di proprietà intellettuale e licenze, Michael si occupa del management dell’aspetto finanziario, dei finanziamenti, io invece sono più focalizzato nelle partnership con il settore pubblico”. Le startup sono però aziende fluide, dove “tutti fanno tutto”, spiega. E così, in pochi mesi, Vaxess si è guadagnata la fiducia dell’università, che ha deciso di investire 70.000 dollari nel progetto.

“Questi soldi li utilizzeremo per avanzare la tecnologia e portarla a un livello in cui le aziende farmaceutiche avranno fiducia in noi, evitando di ricorrere a un finanziamento di venture capital”, afferma Valenti. “Io inoltre sono al primo anno, ma gli altri ragazzi del team si sono laureati a maggio e questo è un ottimo motivo per trattenerli nell’azienda”. Al momento si incontrano all’Harvard Innovation Lab, dove prendono vita le startup dell’ateneo. “Era un vecchio spazio industriale, ora è un open space ammodernato in stile Google o Facebook, con tavoli modulari e puff per sedersi, dove si può scrivere sui muri e sulle colonne”, racconta Valenti. “Lì le startup possono lavorare e durante l’anno è un luogo di ritrovo dove abbiamo i nostri meeting, le nostre lavagne. E poi è uno spazio ottimale per il brainstorming, per la collaborazione: Harvard tende a mettere insieme tutte le startup di uno stesso settore. C’è un grande scambio e i professori danno il proprio contributo facendo da mentori, con contatti e idee”.

Ottenuta la fiducia dell’ateneo, a Vaxess resta ora il compito più difficile: quello di portare a termine il progetto. Valenti il prossimo anno finirà il master, pagato per intero dalla Empedocle Maffia Fellowship, borsa di studio offerta dal Ministero dell’Ambiente italiano, ma nel frattempo lavorerà a tempo pieno alla sua startup. “Sto partendo di nuovo per l’Asia, dove inizierò il progetto pilota di produzione sostenibile della seta”, racconta. “Stiamo cercando di andare dai contadini per fargli dei training, così che possano produrre la seta in modo sostenibile. Il primo progetto sarà fatto in Cambogia. La prossima settimana parto con Fiorenzo per pilotare la prima produzione con cinquanta famiglie cambogiane”. E proprio in Cambogia, dove le loro vite si sono incrociate virtualmente per la prima volta, Valenti e Omenetto passeranno l’estate a cercare di realizzare il proprio sogno. “Quello di utilizzare scoperte scientifiche per risolvere problemi globali”.

America24, 13 giugno 2012

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