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	<title>Andrea Marinelli</title>
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		<title>Mitt Romney si prende la Florida</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 21:03:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Manifesto]]></category>

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		<description><![CDATA[Tampa. Mitt Romney ha conquistato la Florida e i suoi 50 delegati. In uno degli ultimi Stati in cui il vincitore prende tutti i delegati in palio, l’ex governatore del Massachusetts si è imposto facilmente su Newt Gingrich. Ron Paul &#8230; <a href="http://andreamarinelli.wordpress.com/2012/02/01/mitt-romney-si-prende-la-florida/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreamarinelli.wordpress.com&amp;blog=1830542&amp;post=4037&amp;subd=andreamarinelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tampa. Mitt Romney ha conquistato la Florida e i suoi 50 delegati. In uno degli ultimi Stati in cui il vincitore prende tutti i delegati in palio, l’ex governatore del Massachusetts si è imposto facilmente su Newt Gingrich. Ron Paul e Rick Santorum avevano lasciato lo Stato già nei giorni precedenti al voto, sicuri di non avere nessuna possibilità di intromettersi nella lotta al vertice. Gli elettori repubblicani della Florida hanno scelto così il proprio candidato alla presidenza, l’uomo che ritengono più adatto a sfidare Barack Obama a novembre. <span id="more-4037"></span>Alla chiusura del Manifesto i risultati non erano ancora stati resi noti, ma la vittoria di Romney non sembrava in discussione. La campagna di Romney in Florida tuttavia non è stata così semplice come i sondaggi degli ultimi giorni, che lo davano in vantaggio anche del 16% su Gingrich, possono lasciar pensare. Nei giorni immediatamente successivi alla larga e sorprendente vittoria in South Carolina, lo scorso 21 gennaio, l’ex speaker sembrava in grado di unire i repubblicani del Sunshine State e infliggere un’altra dura sconfitta al grande favorito Romney. Poi però le cose sono cambiate di colpo. Nei primi comizi in Florida l’ex governatore del Massachusetts appariva stordito, ma in quelle stesse ore stava mettendo a punto la strategia per conquistare un elettorato difficile come quello che si trovava davanti. La Florida è un territorio complicato, frammentato elettoralmente e demograficamente. A un nord povero, evangelico e conservatore con una forte concentrazione afroamericana si contrappone un centro industrializzato in bilico fra democratici e repubblicani. A sud, nell’area del Golfo, la popolazione è più ricca, mentre nella zona di Miami c’è la più alta concentrazione ispanica. Il voto ispanico è a sua volta frammentato. Ci sono i vecchi esuli cubani, una borghesia ricca e conservatrice fuggita dalla revolucion, che vota per i repubblicani. Poi ci sono i loro figli, che con i soldi di famiglia hanno studiato nelle migliori università d’America sviluppando un pensiero liberal. Lo stesso è accaduto ai ricchi imprenditori sudamericani che a Miami hanno fatto fortuna, ai trafficanti di droga messicani, e ai loro figli. Ai vecchi repubblicani rispondono i giovani, democratici. Diverso è il discorso per le aree povere, divise fra democratici e repubblicani. E’ per questo motivo che la Florida è uno swing state, uno stato in bilico. L’elettorato di questo Stato rappresenta ogni sfumatura dell’America ed è un valido banco di prova per le aspirazioni presidenziali dei candidati. Ed è questo il motivo per cui Mitt Romney non poteva fallire. L’ex governatore ha messo da parte gli attacchi a Barack Obama e ha puntato Gingrich, assumendo una squadra che lo aiutasse ad apparire più cattivo nei dibattiti. A guidarla c’era Brett O’Donnell, ex consigliere di Michele Bachmann durante la vittoriosa campagna in Minnesota due anni fa. Nello stesso momento l’establishment repubblicano faceva cerchio intorno a lui, attaccando Gingrich dai principali quotidiani conservatori. Il messaggio era chiaro: Gingrich non è il candidato del partito. I risultati si sono visti al dibattito di Jacksonville, giovedì scorso, quando Romney ha attaccato ferocemente l’ex speaker, visibilmente disorientato, mettendolo all’angolo già dai primi minuti e assicurandosi una importante vittoria psicologica. I sondaggi si sono rovesciati, l’ex speaker ha provato a dargli del “moderato del Massachusetts, a favore dell’aborto, del controllo delle armi e dell’aumento delle tasse”, ma non è bastato. Romney ha continuato la sua ascesa nei sondaggi e l’unico obiettivo di ieri era infliggere a Gingrich la sconfitta più ampia possibile, per metterlo ko almeno fino al Super Tuesday del prossimo 6 marzo.</p>
<p>Il Manifesto, 1 febbraio 2012</p>
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		<title>Che fatica la Florida</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 16:44:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Studio]]></category>

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		<description><![CDATA[Tampa - “Comincio a credere che potremmo vincere”. Con queste parole ieri sera a Tampa Mitt Romney si è congedato dai suoi sostenitori, mettendo fine alle due settimane più difficili e ricche di colpi di scena di questo mese di &#8230; <a href="http://andreamarinelli.wordpress.com/2012/01/31/che-fatica-la-florida/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreamarinelli.wordpress.com&amp;blog=1830542&amp;post=4031&amp;subd=andreamarinelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tampa -</strong> “Comincio a credere che potremmo vincere”. Con queste parole ieri sera a Tampa Mitt Romney si è congedato dai suoi sostenitori, mettendo fine alle due settimane più difficili e ricche di colpi di scena di questo mese di gennaio. Sette giorni fa Newt Gingrich sembrava in grado di infliggergli un’altra dura sconfitta e di strappargli i 50 delegati in palio oggi, alle primarie repubblicane. <span id="more-4031"></span>La Florida è però uno Stato difficile da affrontare.<br />
Il nord è brullo, rurale, evangelico e conservatore. E’ quasi Georgia, anche politicamente, con una forte concentrazione afroamericana. E’ una terra gialla, secca, bruciata dal sole, dove alle piccole industrie a conduzione familiare si alternano silos, grandi depositi e torri dell’acqua che vegliano su paesi apparentemente deserti. Si vedono campi da baseball polverosi e pompe di benzina abbandonate. Sulle case sventolano lente bandiere americane sporcate dagli anni.<br />
Scendendo verso il centro, comincia ad aprirsi un territorio più prosperoso, vivo. E’ un’area industrializzata, ci sono le prime fabbriche e gli operai curvi al lavoro, ci sono i primi massici centri commerciali. Qui inizia la terra per cui democratici e repubblicani combattono ogni due anni, ma soprattutto questa è la suburbia americana che pulsa, l’ingranaggio maestoso di una macchina inceppatasi con la crisi e che ancora fatica a riprendersi.<br />
Al sud e nella zona del golfo le palme crescono ordinate e ubbidienti, la vegetazione è rigogliosa. I campi da golf spuntano numerosi fra gli alberi, come le berline giapponesi o americane che riflettono il Sunshine State. Questa è la Florida ricca e quella dei fondi pensione.<br />
Poi c’è Miami, che America quasi non lo è più. Una città vivace, sudamericana: per le strade di Little Havana, quelle della comunità cubana, ci sono anziani che giocano a domino ai tavolini dei bar. Al ristorante Versailles, una volta covo di terroristi e spie, mangiano ancora gli esuli di Cuba, fuggiti dalla revolucion e fieri conservatori.<br />
La Florida è uno swing state, ha un elettorato frammentato, come lo è l’elettorato latino. Alla vecchia e ricca borghesia cubana che mangia ai tavoli del Versailles si contrappongono i figli, che con i soldi di famiglia sono entrati nelle migliori università americane, trovando un’ottima istruzione e un animo liberal. Lo stesso è successo ai ricchi sudamericani giunti qua nel corso degli anni, ai trafficanti di droga messicani e ai loro figli.<br />
Le sacche più povere restano in bilico, come la Florida, il cui elettorato rappresenta ogni sfumatura di questa America.</p>
<p>Qua è difficile e costoso fare campagna elettorale, bisogna toccare tanti cuori e troppi cervelli. Dieci giorni fa, all’indomani della straripante vittoria del South Carolina, Gingrich sembrava averli tutti in pugno. I sondaggi gli assegnavano un buon vantaggio su Romney, che da grande favorito si era trasformato nel debole incompiuto, preso a bastonate dai conservatori sociali del South Carolina. Le primarie repubblicane erano state capovolte, i soldi e la macchina elettorale di Romney sembravano non contare più. Nei giorni immediatamente successivi, l’ex governatore del Massachusetts era apparso disorientato. Vedeva sfuggirgli di mano uno Stato che aveva creduto ormai conquistato.<br />
In quelle stesse ore però stava mettendo a punto una nuova strategia. Romney ha infatti assunto una squadra per poter apparire più cattivo, determinato. A guidarla ha chiamato Brett O’Donnell, consigliere di Michele Bachmann durante le vittoriose elezioni del 2010 in Minnesota.<br />
I risultati si sono visti al dibattito di Jacksonville, giovedì scorso: un Romney feroce ha attaccato Gingrich dall’inizio, sfoderando la sua migliore prestazione dall’inizio della campagna. La partita è cambiata di nuovo, Santorum e Paul sono usciti di scena per concentrarsi sul futuro, questo non era terreno per loro.<br />
Con Romney in grande forma, e sotto i colpi ricevuti dall’establishment repubblicano che ha cercato di scongiurarne l’indesiderata vittoria, Gingrich è crollato senza neanche accorgersene, nonostante il futile endorsement di Herman Cain. Romney ha continuato a guadagnare consensi, fino a raggiungere un margine del 16% secondo un sondaggio Rasmussen. Per Romney l’obiettivo di oggi è proprio quello di infliggere a Gingrich una dura sconfitta, più ampia di quella subita in South Carolina, che metta ko l’ex speaker almeno fino al Super Tuesday del prossimo 6 marzo.</p>
<p><a href="http://www.rivistastudio.com/editoriali/politica-societa/che-fatica-la-florida/">Studio</a>, 31 gennaio 2012</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/andreamarinelli.wordpress.com/4031/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/andreamarinelli.wordpress.com/4031/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/andreamarinelli.wordpress.com/4031/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/andreamarinelli.wordpress.com/4031/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/andreamarinelli.wordpress.com/4031/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/andreamarinelli.wordpress.com/4031/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/andreamarinelli.wordpress.com/4031/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/andreamarinelli.wordpress.com/4031/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/andreamarinelli.wordpress.com/4031/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/andreamarinelli.wordpress.com/4031/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/andreamarinelli.wordpress.com/4031/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/andreamarinelli.wordpress.com/4031/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/andreamarinelli.wordpress.com/4031/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/andreamarinelli.wordpress.com/4031/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreamarinelli.wordpress.com&amp;blog=1830542&amp;post=4031&amp;subd=andreamarinelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il Romney rinato vede la vittoria nella gara clou</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 16:40:01 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Il Riformista]]></category>

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		<description><![CDATA[Tampa. Mitt Romney è tornato a essere il grande favorito e il voto di oggi in Florida potrebbe avere un impatto decisivo sulla corsa. Una prospettiva che sembrava remota nei giorni immediatamente successivi al trionfo di Newt Gingrich in South &#8230; <a href="http://andreamarinelli.wordpress.com/2012/01/31/il-romney-rinato-vede-la-vittoria-nella-gara-clou/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreamarinelli.wordpress.com&amp;blog=1830542&amp;post=4029&amp;subd=andreamarinelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tampa. Mitt Romney è tornato a essere il grande favorito e il voto di oggi in Florida potrebbe avere un impatto decisivo sulla corsa. Una prospettiva che sembrava remota nei giorni immediatamente successivi al trionfo di Newt Gingrich in South Carolina, quando i sondaggi scommettevano su un exploit del conservatore anche nel Sunshine State. La Florida è un terreno di scontro complicato, frammentato elettoralmente e demograficamente. <span id="more-4029"></span>A un nord povero evangelico e conservatore con una forte concentrazione afroamericana si contrappone un centro industrializzato. A sud, nell’area del Golfo, la popolazione è più ricca, mentre nella zona di Miami c’è la più alta concentrazione ispanica. Eppure Gingrich sembrava avere la Florida in pugno, complice il disorientamento dell’ex candidato inevitabile. I primi comizi tenuti in Florida avevano mostrato un Mitt Romney debole e impreparato ad affrontare uno degli stati più dispendiosi, nonostante la sua imponente macchina elettorale. L’ex governatore del Massachusetts per le strade di Miami e Tampa riceveva solo critiche. Romney aveva inanellato una serie di risposte deludenti a domande sulla dichiarazione dei redditi e sui rapporti con la comunità ispanica, facendo storcere il naso agli elettori repubblicani. In un incontro organizzato al Miami Dade College da Univision, televisione in lingua spagnola, aveva dichiarato di avere in banca “più o meno 200 milioni di dollari”. E in platea si erano levati dei mormorii. “Non ho nulla contro i ricchi, ma mi è sembrato molto strano”, aveva commentato al Riformista Daniel Garcia, studente di Finanza, uscendo dalla sala. “Alcune parti del suo discorso mi sono piaciute, ma dovrebbe essere più specifico, dovrebbe dire cosa intende fare davvero”, aveva spiegato Garcia, elettore iscritto alle liste del partito repubblicano di origine cubana. “A novembre però fra Obama e Romney in questo momento voterei Obama, e non sono l’unico”. Bastonato nei dibattiti di Charleston e Myrtle Beach, Romney ha però saputo cambiare passo. L’ex governatore del Massachusetts ha messo da parte gli attacchi a Barack Obama, cominciando a prendere di mira Gingrich, grazie a una nuova squadra, capitanata dal “coach-debater” Brett O’Donnell, che gli ha insegnato come picchiare duro nei confronti televisivi, mai così decisivi nelle primarie. In quello stesso momento l’establishment repubblicano a Washington si è stretto intorno a Romney, nel tentativo di scongiurare un’indesiderata nomination di Gingrich. L’ex speaker della Camera è diventato il bersaglio di durissimi attacchi sferrati dai giornali di area conservatrice, Wall Street Journal in testa, e da alcuni baroni del Grand Old Party: da John McCain, che suggerisce di “spedire Gingrich sulla luna e Romney alla Casa Bianca” a Bob Dole, che definisce Gingrich “un pericolo per il Partito” augurandosi che non diventi mai presidente degli Stati Uniti. I risultati si sono visti al dibattito di Jacksonville di giovedì 26, dove un Romney molto determinato ha attaccato costantemente Gingrich, visibilmente frastornato, senza dargli tregua. “E’ stata una serata stellare per Romney e credo che lo rilancerà”, aveva commentato quella sera al Riformista l’ex governatore del Minnesota Tim Pawlenty, candidato ritiratosi troppo presto la scorsa estate dopo lo Straw Poll di Ames, in Iowa. “Ho avuto la mia chance e non l’ho sfruttata, ora sono con Mitt.”, ci ha spiegato al termine del dibattito. “Dopo il South Carolina è stato motivato a dare un messaggio ancora più forte e credo sia quello che ha fatto stasera. Sarà un grande presidente”. Da quella serata a Jacksonville la sfida si è capovolta. Romney ha potuto far leva sulla maggiore disponibilità economica, che gli ha permesso di mandare in onda efficaci spot anti-Gingrich. L’ex speaker si è difeso attaccando il “moderato del Massachusetts, a favore dell’aborto, del controllo delle armi e dell’aumento delle tasse”, ma nonostante gli endorsement di Fred Thompson e Herman Cain, ha cominciato a scivolare nei sondaggi. Fresco della sua nuova immagine, Romney ha guadagnato punti fino a raggiungere domenica un vantaggio massimo di 16 punti, secondo un rilevamento Rasmussen. E oggi punta a infliggere a Gingrich una sconfitta dura e sonora, capace di tramortire Gingrich almeno fino al Super Tuesday del sei marzo.</p>
<p>Il Riformista, 31 gennaio 2012</p>
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		<title>Oakland, centinaia di arresti</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 16:17:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quattrocento arresti hanno tappato la bocca a Occupy Oakland, che nel week end è tornata a farsi sentire e si è confermata la città più dura e violenta fra quelle dove sono ancora presenti gli indignati. Dopo un mese di &#8230; <a href="http://andreamarinelli.wordpress.com/2012/01/31/oakland-centinaia-di-arresti/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreamarinelli.wordpress.com&amp;blog=1830542&amp;post=4026&amp;subd=andreamarinelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quattrocento arresti hanno tappato la bocca a Occupy Oakland, che nel week end è tornata a farsi sentire e si è confermata la città più dura e violenta fra quelle dove sono ancora presenti gli indignati. Dopo un mese di silenzio, intramezzato solo da marce occasionali, i manifestanti della città californiana alle porte di San Francisco sono scesi nuovamente in piazza per protestare contro l’avidità dell’1%, l’America delle grandi aziende e del mondo della finanza. <span id="more-4026"></span>Nel corso della giornata di sabato sono state arrestate quasi quattrocento persone al termine di una manifestazione conclusasi con l’irruzione all’interno del municipio cittadino, dove è stata bruciata una bandiera americana. Tutto è cominciato alle 3 di sabato pomeriggio, quando circa 250 persone hanno iniziato a marciare verso l’Henry J. Kaiser Convention Center, un centro conferenze in disuso, per occuparlo e aprire un nuovo accampamento. A novembre il sindaco Jean Quan, duramente contestato dagli indignati che ne chiedono da mesi le dimissioni, aveva infatti ordinato lo sgombero del campo di Frank Ogawa Plaza, proprio di fronte al municipio. Quando la polizia è intervenuta per impedire l’occupazione del centro conferenze si sono registrati i primi scontri. La marcia pacifica si è trasformata in una battaglia, con i manifestanti che hanno lanciato pietre e bottiglie verso la polizia. Gli agenti hanno risposto con il lancio di gas lacrimogeni. Gli scontri hanno attirato nuovi manifestanti, che si sono uniti al primo gruppo raggiungendo circa le 2.000 persone. A quel punto gli indignati hanno cambiato obiettivo, dirigendosi prima verso l’Oakland Museum of California, poi circondando la sede di un Ymca, organizzazione cristiana ecumenica nel centro della città. Qui si sono avuti i primi feriti: tre agenti, di cui uno colpito da una bicicletta e gli altri con ferite da taglio e bruciature, e almeno un manifestante. Gli scontri sono continuati e qua si sono avuti la maggior parte degli arresti, qualche centinaio di persone. A quel punto i manifestanti hanno puntato verso il municipio. All’interno del City Hall alcune centinaia di persone hanno bruciato una bandiera americana, disegnato graffiti sui muri con bombolette spray e distrutto alcune strutture. Decine di poliziotti hanno circondato il municipio, mentre alcuni agenti si sono introdotti nell’edificio per fermare i manifestanti, che nel frattempo avevano tagliato fili elettrici e imbrattato i muri. Fra il fumo dei gas lacrimogeni sono arrivati ulteriori arresti. Gli scontri sono continuati per tutta la serata. Nella giornata di domenica la polizia cittadina è rimasta in stato d’allerta, pronta a fronteggiare nuove dimostrazioni. Il municipio, costruito dopo il terremoto di San Francisco nel 1906, è stato riaperto solo ieri, con ancora evidenti segni della battaglia. I manifestanti nel frattempo hanno accusato le forze dell’ordine di aver usato tattiche illegali, minacciando azioni legali. Secondo gli indignati la polizia non avrebbe dato ai manifestanti il tempo di disperdersi, mentre le forze dell’ordine replicano che si trattava di una manifestazione non autorizzata. Dopo aver contato i danni, il sindaco democratico Quan si è detta stufa del ricatto di Occupy, che sarebbe costato alla città circa 5 milioni di dollari negli ultimi mesi, e ha accusato degli scontri di sabato una “frangia radicale e violenta” che starebbe prendendo il sopravvento. “Siamo stufi di questa fazione che sta usando Oakland come il proprio parco giochi”. Oltretutto, secondo il sindaco, dei primi venti arrestati solo tre sarebbero di Oakland.</p>
<p>Il Manifesto, 31 gennaio 2012</p>
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		<title>Se Romney crolla, occhio al terzo uomo</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 00:57:33 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Il Riformista]]></category>

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		<description><![CDATA[Miami &#8211; Quando in South Carolina le luci della politica si sono spente sulla sorprendente vittoria di Newt Gingrich, i candidati alle primarie repubblicane si sono spostati in Florida, cominciando a riempire ristoranti, università, chiese e ogni angolo possibile dove &#8230; <a href="http://andreamarinelli.wordpress.com/2012/01/27/se-romney-crolla-occhio-al-terzo-uomo/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreamarinelli.wordpress.com&amp;blog=1830542&amp;post=4022&amp;subd=andreamarinelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Miami &#8211; Quando in South Carolina le luci della politica si sono spente sulla sorprendente vittoria di Newt Gingrich, i candidati alle primarie repubblicane si sono spostati in Florida, cominciando a riempire ristoranti, università, chiese e ogni angolo possibile dove rastrellare voti. Ad avere la maggior necessità di voltare pagina è soprattutto Mitt Romney, l’ex vincitore inevitabile a cui evangelici e conservatori sociali in South Carolina hanno devastato la campagna elettorale. <span id="more-4022"></span>La sconfitta rimediata sabato scorso ha cambiato le strategie dell’ex governatore del Massachusetts, che prima si è presentato al dibattito Nbc di Tampa lunedì attaccando ferocemente Gingrich come mai aveva fatto fino prima, quando ancora cercava di mostrare un distacco presidenziale, e poi ha finalmente reso pubblica nella stessa notte la propria dichiarazione dei redditi per il 2010 e le stime per il 2011. Attaccato costantemente per il suo passato da squalo della finanza, Romney ha rivelato introiti stratosferici, 21,7 milioni di dollari, e tasse estremamente basse, il 13,9%, che difficilmente potranno fare breccia nel cuore di un’America che ancora stenta a riprendersi dalla crisi economica. Gingrich dal canto suo è riuscito a emergere come la scelta dell’ala destra del partito, a lungo diviso fra lui e Rick Santorum. “Questo risultato potrebbe essere replicato negli altri stati del sud, che hanno elettorati simili”, spiega al Riformista l’analista conservatore Michael Barone, autore dell’annuale The Almanac of American politics. “La Florida tuttavia non sarà fra questi, fatta eccezione per la parte più a nord dello Stato”. Dopo essere “inciampato sulla questione delle tasse”, continua Barone, “Romney sta ora mandando in onda spot elettorali tosti contro Gingrich, mentre Santorum sta portando avanti la teoria esposta nella notte elettorale del South Carolina, ovvero quella di essere un candidato più conservatore di Romney e più costante di Gingrich”. Secondo Barone gli abitanti del South Carolina sono stufi della copertura di parte e adulatoria che Barack Obama riceve dai media americani e scegliendo Gingrich hanno voluto mandare un messaggio. “Gingrich è rientrato in partita in modo spettacolare, dimostrando di aver giocato benissimo due dibattiti cruciali”, afferma al Riformista Larry Sabato, celebre direttore del Center for Politics della University of Virginia, prestigiatore del pronostico che durante le elezioni di metà mandato del 2006 fu l’unico a indovinare l’esatto numero di seggi conquistato dai democratici in Congresso. “Dopo l’intervista dell’ex moglie, che lo ha accusato di averle chiesto un matrimonio aperto prima del divorzio, Gingrich ha affrontato lo scandalo come meglio non avrebbe potuto, trasformando una situazione negativa con gli elettori in positiva. In South Carolina ha ricevuto una spinta da questo scandalo non troppo diversa da quella ricevuta da Bill Clinton, il suo grande nemico, ai tempi dell’impeachment per la storia con Monica Lewinsky”.  Secondo Sabato le primarie della Florida, dove si voterà il 31 gennaio, saranno determinanti per capire quale forma assumerà la contesa dopo gennaio. “Se Gingrich vince allora potrebbe davvero trovarsi in ottima posizione, ma anche se dovesse perdere ha tutto per fare molto bene negli altri stati conservatori del sud. Romney rimane un candidato forte ed è il favorito, ma non è più proibitivo per altri. Continua a beneficiare di un’opposizione disorganizzata, senza soldi e polarizzata, che lo ha avvantaggiato sin dall’inizio”. In Florida sarà una lotta all’ultimo voto, spiega Sabato, “un altro collasso in stile South Carolina avrebbe conseguenze disastrose per Romney e potrebbe portare all’ingresso in campo di un nuovo candidato”. Secondo Barone tuttavia nessuno dei possibili sfidanti, da Mitch Daniels in giù, ha intenzione di candidarsi né di sfidare Barack Obama. “Comunque ci sono tutte le ragioni per credere che si andrà avanti almeno fino al Super Tuesday del 6 marzo, se non oltre”, riprende Sabato. “Non possiamo escludere che il lotto dei candidati non sia ancora completo, specialmente se Gingrich dovesse vincere in Florida. L’establishmente repubblicano non vuole Gingrich come proprio candidato. Punto”.</p>
<p>Il Riformista, 26 gennaio 2012</p>
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		<title>Il complotto dei democratici per votare Gingrich (e dopo affossarlo)</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 15:33:23 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Charleston, South Carolina &#8211; Mentre Newt Gingrich sabato sera festeggiava a Columbia la sorprendente vittoria nelle primarie repubblicane in South Carolina, molti democratici e afroamericani in tutto lo Stato facevano salti di gioia.  Nei due giorni prima del voto l’ex speaker della Camera aveva fatto registrare un’incredibile ascesa nei sondaggi, conclusa con una larga vittoria sul favorito Mitt Romney. In South Carolina Gingrich ottenuto il 40,4% dei consensi contro appena il 27,8% dell’ex governatore del Massachusetts. Fra i due ci sono stati oltre 76.000 voti, molti dei quali però sono stati dei democratici. <span id="more-4015"></span>“Ho votato Newt Gingrich”, racconta a Libero Mike Green, dipendente cinquantenne della Yellow Taxi Company di Charleston, non riuscendo a trattenere una risata fragorosa. “Non avrei mai pensato di votare per quell’uomo, sono un democratico”. Qualche giorno prima del voto il reverendo Jesse Jackson, che è nato poco distante da qua, a Greenville, ha organizzato un rally a Charleston in occasione del Martin Luther King Day. Il reverendo Jackson, che ha 70 anni, è un leader carismatico della comunità afroamericana americana ed è stato candidato alla presidenza nel 1984 e nel 1988, anno in cui arrivo secondo alle primarie dietro Michael Dukakis. Alle oltre 400 persone presenti alla International Longshoremen’s Association Hall di Charleston il 17 gennaio il reverendo Jackson ha consegnato il suo messaggio. “Ha detto di votare per Gingrich e cambiare a novembre, votando Obama”, racconta Mike Green. In South Carolina, come in alcuni altri stati, non c’è bisogno di essere iscritto a un partito per votare alle primarie, ma non si può votare sia per i repubblicani che per i democratici lo stesso giorno. I democratici sono tanti in South Carolina, anche se preferiscono rimanere “underground”, nota Green, Obama non aveva bisogno del loro voto per vincere queste primarie. “Jackson ha detto di votare per Gingrich perché è il candidato più debole e in questo modo potevamo aiutare Barack Obama a essere rieletto”, spiega l’uomo, che assomiglia in modo impressionante a Herman Cain e ha anche gli stessi occhiali. “Sono tornato a casa e ho detto a mia moglie di andare a votare per Gingrich”, racconta, “lei mi ha chiesto se fossi impazzito, ma poi l’ho convinta e così abbiamo fatto con i nostri figli”. Mike Green continua a ridere, si mette un cappellino da baseball in testa. “Ho fatto centinaia di telefonate, ho convinto la gente dal barbiere, mia moglie ha chiamato tutti quelli che conosceva, abbiamo portato a votare più gente possibile. Si sono turati il naso e hanno votato Gingrich”, aggiunge mimando il gesto. “Sabato sera ringraziava tutti e non immaginava neanche che aveva vinto anche grazie a migliaia di afroamericani in tutto lo stato. Avrebbe vinto Romney qua”. Mentre si allontava Mike Green scuoteva la testa e con un largo sorriso continuava a ripetere: “votate per Gingrich e cambiate a novembre”.</p>
<p>Libero, 25 gennaio 2012</p>
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		<title>Gingrich e Romney: volano gli stracci</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 15:31:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Manifesto]]></category>

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		<description><![CDATA[Miami, Florida &#8211; Newt Gingrich è in testa ai sondaggi in Florida, dove secondo Gallup ha il 31% e un vantaggio di 4 punti su Mitt Romney. L’ex speaker è in stato di grazia e sta iniziando a ricevere grandi &#8230; <a href="http://andreamarinelli.wordpress.com/2012/01/25/gingrich-e-romney-volano-gli-stracci/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreamarinelli.wordpress.com&amp;blog=1830542&amp;post=4013&amp;subd=andreamarinelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Miami, Florida &#8211; Newt Gingrich è in testa ai sondaggi in Florida, dove secondo Gallup ha il 31% e un vantaggio di 4 punti su Mitt Romney. L’ex speaker è in stato di grazia e sta iniziando a ricevere grandi donazioni. Dopo i 5 milioni avuti per la campagna in South Carolina dal suo amico Sheldon Adelson, magnate dei casinò di Las Vegas e grande finanziatore dei coloni ultrà isreaeliani, l’ex speaker ha ricevuto 5 milioni anche da Miriam, moglie di Adelson, per le primarie della Florida, dove fare campagna elettorale è molto costoso. <span id="more-4013"></span>Proprio sulle questioni economiche si sta giocando ora la campagna, ma più su quelle dei candidati che su quelle del paese. Nella notte di lunedì Mitt Romney ha finalmente rivelato la sua dichiarazione dei redditi. Nel 2010 l’ex governatore del Massachusetts ha guadagnato 21,7 milioni di dollari, pagando appena il 13,9% di tasse, ovvero 3 milioni, e devolvendo il 14% in beneficienza. Un introito stratosferico rispetto agli 1,8 milioni di Obama, che paga il 25% di tasse, o ai 3,2 milioni di Gingrich, che versa il 31%. Il punto debole dell’ex speaker è la percentuale devoluta in beneficienza, appena il 3%, contro il 14% di Obama. La questione ha dato anche a Obama una buona carta da giocare. Secondo il suo consigliere David Plouffe, durante il discorso sullo Stato dell’Unione di ieri sera il presidente avrebbe annunciato che è arrivato il momento di una riforma fiscale. Lunedì sera al dibattito di Nbc a Tampa, Romney ha cercato di lasciarsi il disastroso weekend del South Carolina alle spalle, facendosi vedere determinato a non perdere le primarie come avvenne quattro anni fa, quando qua in Florida fu sconfitto da John McCain che poi ottenne la nomination. Romney ha attaccato Gingrich fin dall’inizio del dibattito, accusandolo di essere stato un lobbista di Freddie Mac, colosso dei mutui da cui riceve 300.000 dollari all’anno. La controffensiva è arrivata proprio sulla dichiarazione dei redditi, dove Romney è apparso titubante. Quando si è passati alle questioni nazionali, immigrazione e politica estera, il dibattito si è poi appassito. A prevalere è stato comunque Romney, che volta pagina dopo la settimana che gli ha devastato la campagna presidenziale. Mentre i candidati iniziano ad attraversare la Florida in lungo e in largo alla ricerca di voti, sulla vittoria di Gingrich di sabato comincia ad allungarsi l’ombra del reverendo Jesse Jackson. Nato in South Carolina 70 anni fa e storico leader della comunità afroamericana americana, ha tenuto nei giorni precedenti alle primarie tre comizi nel suo stato natale in cui ha incoraggiato democratici e afroamericani a votare per Newt Gingrich, il candidato secondo lui più debole del lotto, con l’obiettivo ultimo di avvantaggiare Obama. Il messaggio era “votate per Gingrich e cambiate a novembre, votando Obama”, ha raccontato al Manifesto Mike Green, un dipendente della Yellow Taxi Company di Charleston. “Abbiamo votato in migliaia, qua non è necessario essere iscritti ai partiti per votare alle primarie”. Una versione confermata anche dal Global Post, quotidiano online americano.</p>
<p>Il Manifesto, 25 gennaio 2012</p>
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		<title>&#8220;Uccidere Barack Obama salverà Israele&#8221;. Fa scandalo la sparata di un giornale</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 15:39:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libero]]></category>

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		<description><![CDATA[“Una delle opzioni per Israele è uccidere Obama”. Con queste parole Andrew Adler, proprietario ed editore dell’Atlanta Jewish Time, settimanale della comunità ebraica della città della Georgia, ha scatenato un caso diplomatico che lo ha trascinanato nell’occhio del ciclone. In &#8230; <a href="http://andreamarinelli.wordpress.com/2012/01/24/uccidere-barack-obama-salvera-israele-fa-scandalo-la-sparata-di-un-giornale/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreamarinelli.wordpress.com&amp;blog=1830542&amp;post=4010&amp;subd=andreamarinelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Una delle opzioni per Israele è uccidere Obama”. Con queste parole Andrew Adler, proprietario ed editore dell’Atlanta Jewish Time, settimanale della comunità ebraica della città della Georgia, ha scatenato un caso diplomatico che lo ha trascinanato nell’occhio del ciclone. <span id="more-4010"></span>In un editoriale del 13 gennaio Adler, che cercava di esaminare la situazione dal punto di vista del primo ministro Benjamin Netanyahu, aveva suggerito che uccidere Barack Obama sarebbe una delle tre opzioni a disposizione di Israele per tutelare la propria sicurezza e garantirsi la sopravvivenza. Dopo Hezbollah, Hamas e gli impianti nucleari dell’Iran, secondo Adler, sarebbe proprio il presidente americano, definito un nemico giurato, il principale pericolo per Israele. L’alternativa sarebbe lo sterminio dei sette milioni di abitanti di Israele in caso di attacco iraniano o di altri paesi arabi. Nonostante l’articolo sia stato pubblicato la scorsa settimana, il caso è scoppiato solo nelle ultime ore, proprio mentre in South Carolina, Stato a nord della Georgia, stavano per aprirsi i seggi per le primarie repubblicane. A riprendere le parole di Adler sono stati i siti internet americani Gawker e Huffington Post, dando a un editoriale di provincia risonanza internazionale. I quotidiani israeliani hanno prontamente definito l’editore “un’idiota” e Adler ha maldestramente chiesto scusa in un’intervista alla Jewish Telegraphic Agency, agenzia di stampa americana, spiegando che era sua intenzione “sondare la reazione dei lettori” e che non credeva “che le sue parole fossero prese seriamente”. A prendere le distanze da Adler è stata anche la comunità ebraica di Atlanta, che in un comunicato ha definito le dichiarazioni “scioccanti e incredibili”. L’editore del giornale, che ha circa 4.000 abbonati, ha anche affermato di rimpiangere di aver scritto quella frase, dandosi dell’idiota a sua volta. I servizi segreti intanto stanno valutando se aprire un’indagine. Mentre Israele e Stati Uniti continuano a non trovare un accordo su come affrontare la questione iraniana, l’editoriale di Adler fa riflettere e spaventa. I rapporti fra Stati Uniti e Israele continuano dunque a essere al centro dell’attenzione, come non mancano di sottolineare i candidati repubblicani Mitt Romney e Newt Gingrich, che spesso hanno accusato Obama di essere più tenero con i nemici che con l’alleato israeliano.</p>
<p>Libero, 22 gennaio 2012</p>
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		<title>Gingrich sfida Romney &#8220;il liberal&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 00:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Manifesto]]></category>

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		<description><![CDATA[Charleston, South Carolina &#8211; Parlando venerdì nella pancia della portaerei USS Yorktown ancorata a Mt. Pleasant, di fronte a Charleston, Newt Gingrich ostentava sicurezza. Dopo la preghiera recitata a mani conserte e testa bassa da un politico locale, conclusa da &#8230; <a href="http://andreamarinelli.wordpress.com/2012/01/23/gingrich-sfida-romney-il-liberal/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreamarinelli.wordpress.com&amp;blog=1830542&amp;post=4007&amp;subd=andreamarinelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Charleston, South Carolina &#8211; Parlando venerdì nella pancia della portaerei USS Yorktown ancorata a Mt. Pleasant, di fronte a Charleston, Newt Gingrich ostentava sicurezza. Dopo la preghiera recitata a mani conserte e testa bassa da un politico locale, conclusa da un amen collettivo, l’ex speaker della Camera ha affondato il colpo contro il presidente Obama e contro il “liberal del Massachusetts che non potrà batterlo alle elezioni di novembre”, Mitt Romney. <span id="more-4007"></span>A dare fiducia a Gingrich, populista nei toni e tagliente nelle parole, sono soprattutto i sondaggi degli ultimi giorni: secondo Public Policy Polling ieri era in vantaggio addirittura di nove punti su Romney. A rendergli omaggio c’erano molti giovani e feroci conservatori, che hanno neanche troppo scherzosamente minacciato il linciaggio di un isolato contestatore. L’ex senatore della Pennsylvania Rick Santorum, che ha tenuto il suo ultimo comizio prima del voto di ieri al college militare di Charleston, è apparso fiducioso di poter raccogliere il voto evangelico e dei conservatori sociali del South Carolina, puntando forte sui valori religiosi. Nei sondaggi Santorum si giocava il terzo posto con Ron Paul, ma una buona prestazione darebbe all’ex senatore una buona spinta in vista del voto in Florida del 31 gennaio. Romney invece è stato molto cauto, dichiarando di attendersi un “testa a testa” per la vittoria. L’ex governatore del Massachusetts è passato così in pochi giorni da tre vittorie, in Iowa, New Hampshire e quasi certamente in South Carolina, alla misera affermazione del nordest, quello che in molti definivano il suo “giardino sul retro”. Al termine della settimana più affascinante dall’inizio delle primarie repubblicane, ieri il South Carolina si è recato alle urne. Quando questo giornale è andato in stampa i risultati non erano ancora stati resi noti e c’era grande incertezza sul nome del vincitore. Se Gingrich poteva contare sul suo secondo momentum e temere le accuse della sua seconda moglie, Romney aveva alle spalle i voti delle donne e soprattutto degli elettori indecisi, che verosimilmente potrebbero aver scelto un moderato.</p>
<p>Il Manifesto, 22 gennaio 2012</p>
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		<title>Penoso dibattito tv in South Carolina, oggi le primarie</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 16:09:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Charleston, South Carolina &#8211; A due giorni dalle primarie del South Carolina, dove si vota oggi, il dibattito elettorale del sud, organizzato giovedì sera a Charleston da Cnn, potrebbe scombussolare una campagna elettorale finora avara. Se oggi Mitt Romney dovesse &#8230; <a href="http://andreamarinelli.wordpress.com/2012/01/21/penoso-dibattito-tv-in-south-carolina-oggi-le-primarie/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreamarinelli.wordpress.com&amp;blog=1830542&amp;post=4001&amp;subd=andreamarinelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Charleston, South Carolina &#8211; A due giorni dalle primarie del South Carolina, dove si vota oggi, il dibattito elettorale del sud, organizzato giovedì sera a Charleston da Cnn, potrebbe scombussolare una campagna elettorale finora avara. Se oggi Mitt Romney dovesse trionfare si potrebbe considerare quasi certo della nomination repubblicana per sfidare a novembre Barack Obama. Per l’ex governatore del Massachusetts però gli ultimi due giorni sono stati i più difficili dall’inizio della campagna. La prima sorpresa per Romney è arrivata giovedì mattina dall’Iowa, dove il riconteggio dello schede gli ha sfilato la risicata vittoria di inizio mese assegnandola a Rick Santorum. <span id="more-4001"></span>Più tardi, mentre Romney visitava il quartier generale della sua campagna elettorale a Charleston, il governatore del Texas Rick Perry ha annunciato il proprio ritiro dalla corsa e il sostegno all’ex speaker della Camera Newt Gingrich, che a quel punto ha cominciato a crescere nei sondaggi fino a scavalcare lo stesso Romney in tre rilevazioni diverse. Non era ancora mezzogiorno e la giornata amara di Romney si prospettava ancora molto lunga, mentre i suoi avversari si sfregavano le mani. A complicare le cose, per Romney, c’erano anche l’annosa vicenda della dichiarazione dei redditi non ancora resa pubblica, il 15% di tasse pagate che aveva fatto imbufalire i conservatori e soprattutto la storia dei milioni nascosti nel paradiso fiscale delle Isole Cayman. Parlando con le persone per le strade qui a Charleston, una delle poche città storiche degli Stati Uniti con un centro incorniciato da case antiche con i portici e dalle palme, si poteva respirare un solido e radicato sentimento repubblicano. Gli abitanti della città sono orgogliosi, tanto da raccontare che i due fiumi che costeggiano la città, l’Ashley e il Cooper, si uniscono per formare l’Oceano Atlantico. Il South Carolina, primo Stato del sud a votare e primo in cattive condizioni economiche, è però soprattutto terra di evangelici e conservatori sociali e questo è un grande vantaggio per Santorum e Gingrich. Proprio l’ex speaker è rimasto però vittima dell’ultima sorpresa di giornata. Poco prima dell’inizio del dibattito, Abc ha intervistato la seconda signora Gingrich, tradita e abbandonata dal marito negli anni novanta, proprio mentre lui si scagliava contro l’infedeltà coniugale di Bill Clinton e difendeva i valori della famiglia. La signora Marianne ha raccontato che Gingrich le avrebbe proposto un matrimonio aperto, per portare liberamente avanti la sua relazione con Callista, quella che è poi diventata la sua terza moglie. Il dibattito di si è giocato proprio sulle accuse a Gingrich, che si è assicurato la vittoria nei primi cinque minuti con una sfuriata contro il moderatore John King, colpevole di aver iniziato con la storia della signora Marianne. L’ex speaker ha giudicato vergognosa la scelta di King, accusando poi Cnn di proteggere Obama e attaccare i repubblicani. Applausi energici dal pubblico e partita chiusa prima ancora di cominciare. Gli altri candidati erano consapevoli di giocarsi parecchio nel corso della serata. Se Ron Paul è apparso fuori gioco, Romney era invece evidentemente nervoso e si è anche beccato qualche fischio sulla storia della dichiarazione dei redditi. Gli unici altri colpi della serata sono messi a segno da Rick Santorum, autore di una prova tenace, che si è scagliato contro la riforma sanitaria di Romney in Massachusetts, definita la base dell’Obamacare. La chiusura però è di nuovo per Gingrich, che sferra la stoccata a Obama, “il presidente più pericoloso della nostra generazione”, ben sapendo che queste saranno le parole che verranno ricordate dal pubblico. Finisce così, ma l’apparente vittoria di Gingrich potrebbe rivelarsi un boomerang, quando gli elettori cominceranno a digerire le accuse dell’ex moglie: i conservatori del South Carolina potrebbero prendere le distanze e scegliere di appoggiare Santorum, oppure virare decisamente al centro, verso Romney.</p>
<p>Il Manifesto, 21 gennaio 2012</p>
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