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	<title>Andrea Marinelli</title>
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		<title>Se Romney crolla, occhio al terzo uomo</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 00:57:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Miami &#8211; Quando in South Carolina le luci della politica si sono spente sulla sorprendente vittoria di Newt Gingrich, i candidati alle primarie repubblicane si sono spostati in Florida, cominciando a riempire ristoranti, università, chiese e ogni angolo possibile dove &#8230; <a href="http://andreamarinelli.wordpress.com/2012/01/27/se-romney-crolla-occhio-al-terzo-uomo/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreamarinelli.wordpress.com&amp;blog=1830542&amp;post=4022&amp;subd=andreamarinelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Miami &#8211; Quando in South Carolina le luci della politica si sono spente sulla sorprendente vittoria di Newt Gingrich, i candidati alle primarie repubblicane si sono spostati in Florida, cominciando a riempire ristoranti, università, chiese e ogni angolo possibile dove rastrellare voti. Ad avere la maggior necessità di voltare pagina è soprattutto Mitt Romney, l’ex vincitore inevitabile a cui evangelici e conservatori sociali in South Carolina hanno devastato la campagna elettorale. <span id="more-4022"></span>La sconfitta rimediata sabato scorso ha cambiato le strategie dell’ex governatore del Massachusetts, che prima si è presentato al dibattito Nbc di Tampa lunedì attaccando ferocemente Gingrich come mai aveva fatto fino prima, quando ancora cercava di mostrare un distacco presidenziale, e poi ha finalmente reso pubblica nella stessa notte la propria dichiarazione dei redditi per il 2010 e le stime per il 2011. Attaccato costantemente per il suo passato da squalo della finanza, Romney ha rivelato introiti stratosferici, 21,7 milioni di dollari, e tasse estremamente basse, il 13,9%, che difficilmente potranno fare breccia nel cuore di un’America che ancora stenta a riprendersi dalla crisi economica. Gingrich dal canto suo è riuscito a emergere come la scelta dell’ala destra del partito, a lungo diviso fra lui e Rick Santorum. “Questo risultato potrebbe essere replicato negli altri stati del sud, che hanno elettorati simili”, spiega al Riformista l’analista conservatore Michael Barone, autore dell’annuale The Almanac of American politics. “La Florida tuttavia non sarà fra questi, fatta eccezione per la parte più a nord dello Stato”. Dopo essere “inciampato sulla questione delle tasse”, continua Barone, “Romney sta ora mandando in onda spot elettorali tosti contro Gingrich, mentre Santorum sta portando avanti la teoria esposta nella notte elettorale del South Carolina, ovvero quella di essere un candidato più conservatore di Romney e più costante di Gingrich”. Secondo Barone gli abitanti del South Carolina sono stufi della copertura di parte e adulatoria che Barack Obama riceve dai media americani e scegliendo Gingrich hanno voluto mandare un messaggio. “Gingrich è rientrato in partita in modo spettacolare, dimostrando di aver giocato benissimo due dibattiti cruciali”, afferma al Riformista Larry Sabato, celebre direttore del Center for Politics della University of Virginia, prestigiatore del pronostico che durante le elezioni di metà mandato del 2006 fu l’unico a indovinare l’esatto numero di seggi conquistato dai democratici in Congresso. “Dopo l’intervista dell’ex moglie, che lo ha accusato di averle chiesto un matrimonio aperto prima del divorzio, Gingrich ha affrontato lo scandalo come meglio non avrebbe potuto, trasformando una situazione negativa con gli elettori in positiva. In South Carolina ha ricevuto una spinta da questo scandalo non troppo diversa da quella ricevuta da Bill Clinton, il suo grande nemico, ai tempi dell’impeachment per la storia con Monica Lewinsky”.  Secondo Sabato le primarie della Florida, dove si voterà il 31 gennaio, saranno determinanti per capire quale forma assumerà la contesa dopo gennaio. “Se Gingrich vince allora potrebbe davvero trovarsi in ottima posizione, ma anche se dovesse perdere ha tutto per fare molto bene negli altri stati conservatori del sud. Romney rimane un candidato forte ed è il favorito, ma non è più proibitivo per altri. Continua a beneficiare di un’opposizione disorganizzata, senza soldi e polarizzata, che lo ha avvantaggiato sin dall’inizio”. In Florida sarà una lotta all’ultimo voto, spiega Sabato, “un altro collasso in stile South Carolina avrebbe conseguenze disastrose per Romney e potrebbe portare all’ingresso in campo di un nuovo candidato”. Secondo Barone tuttavia nessuno dei possibili sfidanti, da Mitch Daniels in giù, ha intenzione di candidarsi né di sfidare Barack Obama. “Comunque ci sono tutte le ragioni per credere che si andrà avanti almeno fino al Super Tuesday del 6 marzo, se non oltre”, riprende Sabato. “Non possiamo escludere che il lotto dei candidati non sia ancora completo, specialmente se Gingrich dovesse vincere in Florida. L’establishmente repubblicano non vuole Gingrich come proprio candidato. Punto”.</p>
<p>Il Riformista, 26 gennaio 2012</p>
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		<title>Il complotto dei democratici per votare Gingrich (e dopo affossarlo)</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 15:33:23 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Charleston, South Carolina &#8211; Mentre Newt Gingrich sabato sera festeggiava a Columbia la sorprendente vittoria nelle primarie repubblicane in South Carolina, molti democratici e afroamericani in tutto lo Stato facevano salti di gioia.  Nei due giorni prima del voto l’ex speaker della Camera aveva fatto registrare un’incredibile ascesa nei sondaggi, conclusa con una larga vittoria sul favorito Mitt Romney. In South Carolina Gingrich ottenuto il 40,4% dei consensi contro appena il 27,8% dell’ex governatore del Massachusetts. Fra i due ci sono stati oltre 76.000 voti, molti dei quali però sono stati dei democratici. <span id="more-4015"></span>“Ho votato Newt Gingrich”, racconta a Libero Mike Green, dipendente cinquantenne della Yellow Taxi Company di Charleston, non riuscendo a trattenere una risata fragorosa. “Non avrei mai pensato di votare per quell’uomo, sono un democratico”. Qualche giorno prima del voto il reverendo Jesse Jackson, che è nato poco distante da qua, a Greenville, ha organizzato un rally a Charleston in occasione del Martin Luther King Day. Il reverendo Jackson, che ha 70 anni, è un leader carismatico della comunità afroamericana americana ed è stato candidato alla presidenza nel 1984 e nel 1988, anno in cui arrivo secondo alle primarie dietro Michael Dukakis. Alle oltre 400 persone presenti alla International Longshoremen’s Association Hall di Charleston il 17 gennaio il reverendo Jackson ha consegnato il suo messaggio. “Ha detto di votare per Gingrich e cambiare a novembre, votando Obama”, racconta Mike Green. In South Carolina, come in alcuni altri stati, non c’è bisogno di essere iscritto a un partito per votare alle primarie, ma non si può votare sia per i repubblicani che per i democratici lo stesso giorno. I democratici sono tanti in South Carolina, anche se preferiscono rimanere “underground”, nota Green, Obama non aveva bisogno del loro voto per vincere queste primarie. “Jackson ha detto di votare per Gingrich perché è il candidato più debole e in questo modo potevamo aiutare Barack Obama a essere rieletto”, spiega l’uomo, che assomiglia in modo impressionante a Herman Cain e ha anche gli stessi occhiali. “Sono tornato a casa e ho detto a mia moglie di andare a votare per Gingrich”, racconta, “lei mi ha chiesto se fossi impazzito, ma poi l’ho convinta e così abbiamo fatto con i nostri figli”. Mike Green continua a ridere, si mette un cappellino da baseball in testa. “Ho fatto centinaia di telefonate, ho convinto la gente dal barbiere, mia moglie ha chiamato tutti quelli che conosceva, abbiamo portato a votare più gente possibile. Si sono turati il naso e hanno votato Gingrich”, aggiunge mimando il gesto. “Sabato sera ringraziava tutti e non immaginava neanche che aveva vinto anche grazie a migliaia di afroamericani in tutto lo stato. Avrebbe vinto Romney qua”. Mentre si allontava Mike Green scuoteva la testa e con un largo sorriso continuava a ripetere: “votate per Gingrich e cambiate a novembre”.</p>
<p>Libero, 25 gennaio 2012</p>
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		<title>Gingrich e Romney: volano gli stracci</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 15:31:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Manifesto]]></category>

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		<description><![CDATA[Miami, Florida &#8211; Newt Gingrich è in testa ai sondaggi in Florida, dove secondo Gallup ha il 31% e un vantaggio di 4 punti su Mitt Romney. L’ex speaker è in stato di grazia e sta iniziando a ricevere grandi &#8230; <a href="http://andreamarinelli.wordpress.com/2012/01/25/gingrich-e-romney-volano-gli-stracci/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreamarinelli.wordpress.com&amp;blog=1830542&amp;post=4013&amp;subd=andreamarinelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Miami, Florida &#8211; Newt Gingrich è in testa ai sondaggi in Florida, dove secondo Gallup ha il 31% e un vantaggio di 4 punti su Mitt Romney. L’ex speaker è in stato di grazia e sta iniziando a ricevere grandi donazioni. Dopo i 5 milioni avuti per la campagna in South Carolina dal suo amico Sheldon Adelson, magnate dei casinò di Las Vegas e grande finanziatore dei coloni ultrà isreaeliani, l’ex speaker ha ricevuto 5 milioni anche da Miriam, moglie di Adelson, per le primarie della Florida, dove fare campagna elettorale è molto costoso. <span id="more-4013"></span>Proprio sulle questioni economiche si sta giocando ora la campagna, ma più su quelle dei candidati che su quelle del paese. Nella notte di lunedì Mitt Romney ha finalmente rivelato la sua dichiarazione dei redditi. Nel 2010 l’ex governatore del Massachusetts ha guadagnato 21,7 milioni di dollari, pagando appena il 13,9% di tasse, ovvero 3 milioni, e devolvendo il 14% in beneficienza. Un introito stratosferico rispetto agli 1,8 milioni di Obama, che paga il 25% di tasse, o ai 3,2 milioni di Gingrich, che versa il 31%. Il punto debole dell’ex speaker è la percentuale devoluta in beneficienza, appena il 3%, contro il 14% di Obama. La questione ha dato anche a Obama una buona carta da giocare. Secondo il suo consigliere David Plouffe, durante il discorso sullo Stato dell’Unione di ieri sera il presidente avrebbe annunciato che è arrivato il momento di una riforma fiscale. Lunedì sera al dibattito di Nbc a Tampa, Romney ha cercato di lasciarsi il disastroso weekend del South Carolina alle spalle, facendosi vedere determinato a non perdere le primarie come avvenne quattro anni fa, quando qua in Florida fu sconfitto da John McCain che poi ottenne la nomination. Romney ha attaccato Gingrich fin dall’inizio del dibattito, accusandolo di essere stato un lobbista di Freddie Mac, colosso dei mutui da cui riceve 300.000 dollari all’anno. La controffensiva è arrivata proprio sulla dichiarazione dei redditi, dove Romney è apparso titubante. Quando si è passati alle questioni nazionali, immigrazione e politica estera, il dibattito si è poi appassito. A prevalere è stato comunque Romney, che volta pagina dopo la settimana che gli ha devastato la campagna presidenziale. Mentre i candidati iniziano ad attraversare la Florida in lungo e in largo alla ricerca di voti, sulla vittoria di Gingrich di sabato comincia ad allungarsi l’ombra del reverendo Jesse Jackson. Nato in South Carolina 70 anni fa e storico leader della comunità afroamericana americana, ha tenuto nei giorni precedenti alle primarie tre comizi nel suo stato natale in cui ha incoraggiato democratici e afroamericani a votare per Newt Gingrich, il candidato secondo lui più debole del lotto, con l’obiettivo ultimo di avvantaggiare Obama. Il messaggio era “votate per Gingrich e cambiate a novembre, votando Obama”, ha raccontato al Manifesto Mike Green, un dipendente della Yellow Taxi Company di Charleston. “Abbiamo votato in migliaia, qua non è necessario essere iscritti ai partiti per votare alle primarie”. Una versione confermata anche dal Global Post, quotidiano online americano.</p>
<p>Il Manifesto, 25 gennaio 2012</p>
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		<title>&#8220;Uccidere Barack Obama salverà Israele&#8221;. Fa scandalo la sparata di un giornale</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 15:39:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Una delle opzioni per Israele è uccidere Obama”. Con queste parole Andrew Adler, proprietario ed editore dell’Atlanta Jewish Time, settimanale della comunità ebraica della città della Georgia, ha scatenato un caso diplomatico che lo ha trascinanato nell’occhio del ciclone. In &#8230; <a href="http://andreamarinelli.wordpress.com/2012/01/24/uccidere-barack-obama-salvera-israele-fa-scandalo-la-sparata-di-un-giornale/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreamarinelli.wordpress.com&amp;blog=1830542&amp;post=4010&amp;subd=andreamarinelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Una delle opzioni per Israele è uccidere Obama”. Con queste parole Andrew Adler, proprietario ed editore dell’Atlanta Jewish Time, settimanale della comunità ebraica della città della Georgia, ha scatenato un caso diplomatico che lo ha trascinanato nell’occhio del ciclone. <span id="more-4010"></span>In un editoriale del 13 gennaio Adler, che cercava di esaminare la situazione dal punto di vista del primo ministro Benjamin Netanyahu, aveva suggerito che uccidere Barack Obama sarebbe una delle tre opzioni a disposizione di Israele per tutelare la propria sicurezza e garantirsi la sopravvivenza. Dopo Hezbollah, Hamas e gli impianti nucleari dell’Iran, secondo Adler, sarebbe proprio il presidente americano, definito un nemico giurato, il principale pericolo per Israele. L’alternativa sarebbe lo sterminio dei sette milioni di abitanti di Israele in caso di attacco iraniano o di altri paesi arabi. Nonostante l’articolo sia stato pubblicato la scorsa settimana, il caso è scoppiato solo nelle ultime ore, proprio mentre in South Carolina, Stato a nord della Georgia, stavano per aprirsi i seggi per le primarie repubblicane. A riprendere le parole di Adler sono stati i siti internet americani Gawker e Huffington Post, dando a un editoriale di provincia risonanza internazionale. I quotidiani israeliani hanno prontamente definito l’editore “un’idiota” e Adler ha maldestramente chiesto scusa in un’intervista alla Jewish Telegraphic Agency, agenzia di stampa americana, spiegando che era sua intenzione “sondare la reazione dei lettori” e che non credeva “che le sue parole fossero prese seriamente”. A prendere le distanze da Adler è stata anche la comunità ebraica di Atlanta, che in un comunicato ha definito le dichiarazioni “scioccanti e incredibili”. L’editore del giornale, che ha circa 4.000 abbonati, ha anche affermato di rimpiangere di aver scritto quella frase, dandosi dell’idiota a sua volta. I servizi segreti intanto stanno valutando se aprire un’indagine. Mentre Israele e Stati Uniti continuano a non trovare un accordo su come affrontare la questione iraniana, l’editoriale di Adler fa riflettere e spaventa. I rapporti fra Stati Uniti e Israele continuano dunque a essere al centro dell’attenzione, come non mancano di sottolineare i candidati repubblicani Mitt Romney e Newt Gingrich, che spesso hanno accusato Obama di essere più tenero con i nemici che con l’alleato israeliano.</p>
<p>Libero, 22 gennaio 2012</p>
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		<title>Gingrich sfida Romney &#8220;il liberal&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 00:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Manifesto]]></category>

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		<description><![CDATA[Charleston, South Carolina &#8211; Parlando venerdì nella pancia della portaerei USS Yorktown ancorata a Mt. Pleasant, di fronte a Charleston, Newt Gingrich ostentava sicurezza. Dopo la preghiera recitata a mani conserte e testa bassa da un politico locale, conclusa da &#8230; <a href="http://andreamarinelli.wordpress.com/2012/01/23/gingrich-sfida-romney-il-liberal/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreamarinelli.wordpress.com&amp;blog=1830542&amp;post=4007&amp;subd=andreamarinelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Charleston, South Carolina &#8211; Parlando venerdì nella pancia della portaerei USS Yorktown ancorata a Mt. Pleasant, di fronte a Charleston, Newt Gingrich ostentava sicurezza. Dopo la preghiera recitata a mani conserte e testa bassa da un politico locale, conclusa da un amen collettivo, l’ex speaker della Camera ha affondato il colpo contro il presidente Obama e contro il “liberal del Massachusetts che non potrà batterlo alle elezioni di novembre”, Mitt Romney. <span id="more-4007"></span>A dare fiducia a Gingrich, populista nei toni e tagliente nelle parole, sono soprattutto i sondaggi degli ultimi giorni: secondo Public Policy Polling ieri era in vantaggio addirittura di nove punti su Romney. A rendergli omaggio c’erano molti giovani e feroci conservatori, che hanno neanche troppo scherzosamente minacciato il linciaggio di un isolato contestatore. L’ex senatore della Pennsylvania Rick Santorum, che ha tenuto il suo ultimo comizio prima del voto di ieri al college militare di Charleston, è apparso fiducioso di poter raccogliere il voto evangelico e dei conservatori sociali del South Carolina, puntando forte sui valori religiosi. Nei sondaggi Santorum si giocava il terzo posto con Ron Paul, ma una buona prestazione darebbe all’ex senatore una buona spinta in vista del voto in Florida del 31 gennaio. Romney invece è stato molto cauto, dichiarando di attendersi un “testa a testa” per la vittoria. L’ex governatore del Massachusetts è passato così in pochi giorni da tre vittorie, in Iowa, New Hampshire e quasi certamente in South Carolina, alla misera affermazione del nordest, quello che in molti definivano il suo “giardino sul retro”. Al termine della settimana più affascinante dall’inizio delle primarie repubblicane, ieri il South Carolina si è recato alle urne. Quando questo giornale è andato in stampa i risultati non erano ancora stati resi noti e c’era grande incertezza sul nome del vincitore. Se Gingrich poteva contare sul suo secondo momentum e temere le accuse della sua seconda moglie, Romney aveva alle spalle i voti delle donne e soprattutto degli elettori indecisi, che verosimilmente potrebbero aver scelto un moderato.</p>
<p>Il Manifesto, 22 gennaio 2012</p>
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		<title>Penoso dibattito tv in South Carolina, oggi le primarie</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 16:09:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Charleston, South Carolina &#8211; A due giorni dalle primarie del South Carolina, dove si vota oggi, il dibattito elettorale del sud, organizzato giovedì sera a Charleston da Cnn, potrebbe scombussolare una campagna elettorale finora avara. Se oggi Mitt Romney dovesse &#8230; <a href="http://andreamarinelli.wordpress.com/2012/01/21/penoso-dibattito-tv-in-south-carolina-oggi-le-primarie/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreamarinelli.wordpress.com&amp;blog=1830542&amp;post=4001&amp;subd=andreamarinelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Charleston, South Carolina &#8211; A due giorni dalle primarie del South Carolina, dove si vota oggi, il dibattito elettorale del sud, organizzato giovedì sera a Charleston da Cnn, potrebbe scombussolare una campagna elettorale finora avara. Se oggi Mitt Romney dovesse trionfare si potrebbe considerare quasi certo della nomination repubblicana per sfidare a novembre Barack Obama. Per l’ex governatore del Massachusetts però gli ultimi due giorni sono stati i più difficili dall’inizio della campagna. La prima sorpresa per Romney è arrivata giovedì mattina dall’Iowa, dove il riconteggio dello schede gli ha sfilato la risicata vittoria di inizio mese assegnandola a Rick Santorum. <span id="more-4001"></span>Più tardi, mentre Romney visitava il quartier generale della sua campagna elettorale a Charleston, il governatore del Texas Rick Perry ha annunciato il proprio ritiro dalla corsa e il sostegno all’ex speaker della Camera Newt Gingrich, che a quel punto ha cominciato a crescere nei sondaggi fino a scavalcare lo stesso Romney in tre rilevazioni diverse. Non era ancora mezzogiorno e la giornata amara di Romney si prospettava ancora molto lunga, mentre i suoi avversari si sfregavano le mani. A complicare le cose, per Romney, c’erano anche l’annosa vicenda della dichiarazione dei redditi non ancora resa pubblica, il 15% di tasse pagate che aveva fatto imbufalire i conservatori e soprattutto la storia dei milioni nascosti nel paradiso fiscale delle Isole Cayman. Parlando con le persone per le strade qui a Charleston, una delle poche città storiche degli Stati Uniti con un centro incorniciato da case antiche con i portici e dalle palme, si poteva respirare un solido e radicato sentimento repubblicano. Gli abitanti della città sono orgogliosi, tanto da raccontare che i due fiumi che costeggiano la città, l’Ashley e il Cooper, si uniscono per formare l’Oceano Atlantico. Il South Carolina, primo Stato del sud a votare e primo in cattive condizioni economiche, è però soprattutto terra di evangelici e conservatori sociali e questo è un grande vantaggio per Santorum e Gingrich. Proprio l’ex speaker è rimasto però vittima dell’ultima sorpresa di giornata. Poco prima dell’inizio del dibattito, Abc ha intervistato la seconda signora Gingrich, tradita e abbandonata dal marito negli anni novanta, proprio mentre lui si scagliava contro l’infedeltà coniugale di Bill Clinton e difendeva i valori della famiglia. La signora Marianne ha raccontato che Gingrich le avrebbe proposto un matrimonio aperto, per portare liberamente avanti la sua relazione con Callista, quella che è poi diventata la sua terza moglie. Il dibattito di si è giocato proprio sulle accuse a Gingrich, che si è assicurato la vittoria nei primi cinque minuti con una sfuriata contro il moderatore John King, colpevole di aver iniziato con la storia della signora Marianne. L’ex speaker ha giudicato vergognosa la scelta di King, accusando poi Cnn di proteggere Obama e attaccare i repubblicani. Applausi energici dal pubblico e partita chiusa prima ancora di cominciare. Gli altri candidati erano consapevoli di giocarsi parecchio nel corso della serata. Se Ron Paul è apparso fuori gioco, Romney era invece evidentemente nervoso e si è anche beccato qualche fischio sulla storia della dichiarazione dei redditi. Gli unici altri colpi della serata sono messi a segno da Rick Santorum, autore di una prova tenace, che si è scagliato contro la riforma sanitaria di Romney in Massachusetts, definita la base dell’Obamacare. La chiusura però è di nuovo per Gingrich, che sferra la stoccata a Obama, “il presidente più pericoloso della nostra generazione”, ben sapendo che queste saranno le parole che verranno ricordate dal pubblico. Finisce così, ma l’apparente vittoria di Gingrich potrebbe rivelarsi un boomerang, quando gli elettori cominceranno a digerire le accuse dell’ex moglie: i conservatori del South Carolina potrebbero prendere le distanze e scegliere di appoggiare Santorum, oppure virare decisamente al centro, verso Romney.</p>
<p>Il Manifesto, 21 gennaio 2012</p>
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		<title>Intervento a Radio 3 dal South Carolina</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 17:03:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qui il link alla puntata di Radio 3 mondo del 20 gennaio. Intervento da Charleston, in South Carolina.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreamarinelli.wordpress.com&amp;blog=1830542&amp;post=3988&amp;subd=andreamarinelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qui il <a href="http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-8fd8528a-eca2-42c6-81f9-e7534b02779c.html">link</a> alla puntata di Radio 3 mondo del 20 gennaio. Intervento da Charleston, in South Carolina.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/andreamarinelli.wordpress.com/3988/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/andreamarinelli.wordpress.com/3988/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/andreamarinelli.wordpress.com/3988/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/andreamarinelli.wordpress.com/3988/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/andreamarinelli.wordpress.com/3988/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/andreamarinelli.wordpress.com/3988/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/andreamarinelli.wordpress.com/3988/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/andreamarinelli.wordpress.com/3988/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/andreamarinelli.wordpress.com/3988/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/andreamarinelli.wordpress.com/3988/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/andreamarinelli.wordpress.com/3988/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/andreamarinelli.wordpress.com/3988/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/andreamarinelli.wordpress.com/3988/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/andreamarinelli.wordpress.com/3988/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreamarinelli.wordpress.com&amp;blog=1830542&amp;post=3988&amp;subd=andreamarinelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>I repubblicani a Charleston</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 16:38:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Post]]></category>

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		<description><![CDATA[Per Mitt Romney il giorno del dibattito organizzato dalla CNN a Charleston non è cominciato per nulla bene: prima le pessime notizie in arrivo dall’Iowa, dove il riconteggio delle schede gli ha sfilato la vittoria, poi il ritiro di Rick &#8230; <a href="http://andreamarinelli.wordpress.com/2012/01/20/i-repubblicani-a-charleston/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreamarinelli.wordpress.com&amp;blog=1830542&amp;post=3984&amp;subd=andreamarinelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per Mitt Romney il giorno del dibattito organizzato dalla CNN a Charleston non è cominciato per nulla bene: prima <a href="http://www.ilpost.it/2012/01/19/in-iowa-aveva-vinto-santorum/">le pessime notizie in arrivo dall’Iowa</a>, dove il riconteggio delle schede gli ha sfilato la vittoria, poi <a href="http://www.ilpost.it/2012/01/19/rick-perry-si-ritira/">il ritiro di Rick Perry</a> dalla corsa per la nomination con successivo sostegno a Newt Gingrich, infine l’ex speaker della Camera <a href="http://www.francescocosta.net/2012/01/19/game-on-3/">che lo scavalca in South Carolina</a> secondo tre sondaggi diversi. La giornata lascia presagire una grande battaglia sul palco. La città è bella e piena di case antiche con i portici, passeggiando per le strade è facile sentire le persone discutere delle primarie imminenti, che si terranno sabato. Sono quasi tutti repubblicani.<span id="more-3984"></span></p>
<p>Per settimane l’ex governatore del Massachusetts Romney era stato in vantaggio, ma nelle ultime ore le cose sembrano però essersi capovolte. Il ritiro di Perry ha favorito Gingrich, Santorum è stato avvantaggiato dalle notizie provenienti dall’Iowa. In questa situazione, con Gingrich che conquista la prima posizione nei sondaggi e Santorum che sgomita grazie al voto degli evangelici, a soffrire è Paul, il cui movimento non è molto rappresentato in South Carolina. Romney invece è sempre là, mai pienamente in possesso della fiducia repubblicana, ma allo stesso tempo mai fuori dai giochi. Come se non bastasse, a complicare le cose arrivano la storia dei milioni nascosti da Romney nel paradiso fiscale delle isole Cayman, la questione della dichiarazione dei redditi non ancora diffusa e la bomba dell’ultimo minuto: l’intervista a Marianne, ex moglie di Gingrich. Intervistata dalla ABC, la seconda signora Gingrich sostiene che l’ex speaker della Camera, <a href="http://www.ilpost.it/2011/03/13/i-tradimenti-di-newt-gingrich/">che ha iniziato la relazione con l’attuale moglie Callista quando era ancora sposato con lei</a>, le avrebbe proposto un “matrimonio aperto”. Il tutto mentre difendeva i valori della famiglia e si scagliava contro l’infedeltà coniugale di Bill Clinton.</p>
<p><strong>(“<a href="http://www.ilpost.it/2012/01/02/guida-alle-primarie-dei-repubblicani/">La guida del Post alle primarie repubblicane</a>“)</strong></p>
<p>Il dibattito si tiene al North Charleston Coliseum, lontano una ventina di minuti dal centro, in una zona che gli abitanti locali definiscono abbastanza pericolosa. Ad attendere le auto dei giornalisti ci sono una ventina di sostenitori scalmanati che agitano cartelli e urlano. Sembrano i tipici sostenitori di Ron Paul, ma invece sono là per Romney. L’ingresso al Coliseum è lento ma semplice. Dopo aver controllato che le persone siano nella lista come giornalisti o spettatori, comincia la pratica stile aeroporto. Gli agenti della sicurezza fanno togliere cinture, orologi e giacchette primaverili (a Charleston sono 15 gradi), controllano le borse e le tasche di ognuno. Dietro la sicurezza c’è un cartello che a caratteri cubitali ricorda che non è permesso introdurre armi. Una volta dentro, CNN risolve ogni problema. I posti sono assegnati, c’è anche il catering che prevede wrap al tacchino, al prosciutto o vegetariani, oltre a un cesto di banane e a uno di mele.</p>
<p>L’attesa dura poco. Dopo il giuramento sulla bandiera entrano i quattro candidati. Fino a dieci giorni fa a Concord erano ancora in sei. Il primo a entrare è Ron Paul, seguito da Gingrich, da Romney e infine da Santorum. I quattro sfidanti restano qualche secondo fermi uno a fianco all’altro, con i favoriti Romney e Gingrich nel mezzo. Dopo l’inno nazionale si comincia, ai candidati viene chiesto di fare un breve messaggio di saluto. Santorum saluta il South Carolina e poi ringrazia gli elettori dell’Iowa per la vittoria arrivata con due settimane di ritardo. Romney parte all’attacco e ricorda di essere sposato da 42 anni, facendo esplodere la risata del pubblico e della sala stampa. Gingrich fa finta di nulla e poi tocca a Paul, che ricorda di essere stato eletto dodici volte in Texas e di essere l’unico veterano di guerra fra i presenti. John King, il moderatore, parte subito con la storia della seconda signora Gingrich, spiega le accuse e chiede all’ex speaker se vuole prendersi del tempo per rispondere. “No”, risponde Gingrich, “ma lo farò”. Qua si gioca tutto il dibattito. Gingrich strappa una lunga serie di applausi, definisce la storia ignobile e dichiara vergognoso che King e la CNN abbiano deciso di iniziare un dibattito presidenziale in questo modo. L’attacco termina con Gingrich che si dice stufo dei media che proteggono Barack Obama e attaccano i repubblicani. L’ex speaker si guadagna parecchi applausi e una standing ovation, che gli permettono di iniziare il dibattito in discesa.</p>
<p>La partita però si chiude qua. I candidati sanno di giocarsi parecchio stasera. Gingrich si è assicurato il vantaggio iniziale, Romney è nervoso dopo la giornataccia, Santorum è intermittente. Paul sembra essere là per caso, toccato di rado dalle domande di King o del pubblico. Il primo attacco a Romney arriva dopo quasi quaranta minuti, quando Santorum si scaglia contro la riforma sanitaria di Romney in Massachusetts. Romney si becca qualche fischio sulla storia della dichiarazione dei redditi, che non ha ancora voluto diffondere, ma afferma di essersi guadagnato tutto quello che ha: una rielaborazione del sogno americano che piace alla platea e trasforma la disapprovazione in qualche timido applauso. Santorum tira in ballo la passione e il duro lavoro sul campo, che lo hanno portato fino al South Carolina. Verso la fine Gingrich lancia l’attacco a Obama, “il presidente più pericoloso della nostra generazione”. Finisce così.</p>
<p>Il migliore è Gingrich, che però ha vinto sfruttando un argomento che resterà indigesto agli elettori conservatori del South Carolina. La storia della ex moglie non potrà di certo trasformarsi in un vantaggio. Romney è rimasto in disparte, senza destare una grande impressione, ma ancora una volta Gingrich e Santorum sembrano su una strada che li porterà a dividersi i consensi dei conservatori. La giornata delle sorprese finisce senza sorprese, in South Carolina.</p>
<p><strong>- <a href="http://www.ilpost.it/tag/usa-2012/">Tutti gli articoli del Post sulle elezioni presidenziali americane</a></strong></p>
<p>Il Post, 20 gennaio 2012</p>
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		<title>Mezzo sciopero basta. Il Congresso frena sulle leggi antipirateria</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 17:44:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Manifesto]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli Stati uniti il web ha scelto la linea dura contro la censura online, ma fra i big del digitale ad aderire allo sciopero virtuale sono stati in pochi.  Nei giorni scorsi i grandi colossi della rete americani, guidati dall&#8217;aggregatore &#8230; <a href="http://andreamarinelli.wordpress.com/2012/01/19/mezzo-sciopero-basta-il-congresso-frena-sulle-leggi-antipirateria/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreamarinelli.wordpress.com&amp;blog=1830542&amp;post=3980&amp;subd=andreamarinelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli Stati uniti il web ha scelto la linea dura contro la censura online, ma fra i big del digitale ad aderire allo sciopero virtuale sono stati in pochi.  Nei giorni scorsi i grandi colossi della rete americani, guidati dall&#8217;aggregatore di social news Reddit (di proprietà di Condé Nast Digital) e dal fondatore di Wikipedia Jimmy Wales, avevano deciso di protestare congiuntamente contro le due proposte di legge antipirateria in discussione al Congresso che di fatto limiterebbero la libertà di espressione, permettendo la censura della rete. <span id="more-3980"></span>Dopo aver inviato una lettera al Congresso, le grandi aziende della Silicon Valley (da Facebook a Yahoo!) avevano messo sul tavolo la possibilità di indire per ieri la giornata del black out, bloccando l&#8217;accesso ai propri siti in segno di dissenso per 24 ore. Se però Wikipedia, Redditt, Craigslist, Mozilla e alcuni altri hanno oscurato a lutto la propria pagina, Google ha optato per una linea più soft, coprendo il proprio logo con una striscia nera e aggiungendo un link per spiegare la pericolosità di Sopa (Stop Online Piracy Act) e Pipa (Protect Ip Act), i due atti in discussione al Congresso contro la pirateria informatica e la protezione della proprietà intellettuale. Tutto qua. A fare da grancassa ci ha pensato il popolo della Rete nel condannare un testo liberticida, mentre Facebook, Twitter, Yahoo, eBay e Amazon in testa, che pure a parole si erano schierati uniti contro le due proposte di legge, hanno deciso di non oscurarsi per non perdere una giornata di lavoro. Poco importa perché questo è comunque l&#8217;anno delle elezioni presidenziali e avere la blogosfera contro non è di buon auspicio. Riferisce infatti il quotidiano online Politico che la proposta è in coma alla Camera bassa e ora è anche in seria difficoltà in Senato, che su decisione del leader di maggioranza, il democratico Harry Reid, voterà la settimana prossima, il 24 gennaio. Qualche parlamentare firmatario della legge sta già facendo retromarcia e mentre si annuncia un ritocco al testo legislativo, la Motion Picture Association of America, il cartello dei colossi di Hollywood che ha ispirato la proposta, è costretta a confermare l&#8217;eliminazione delle misure di blocco dei siti. Il primo round sembra quindi l&#8217;abbia vinto la Silicon Valley anche grazie alla presa di posizione ufficiale del presidente Barack Obama che in un comunicato ha dichiarato: «La pirateria online praticata dai siti stranieri è un problema grave che necessita una risposta seria da parte del legislatore, ma non sosterremo una legge che ridurrebbe la libertà d&#8217;espressione, aumentando i rischi per la sicurezza informatica o compromettendo il dinamismo e l&#8217;innovazione di internet a livello mondiale». Le due proposte di legge, sostenute dalle major del cinema e della musica e con un supporter di eccezione, il magnate dell&#8217;editoria Rupert Murdoch, sono tese a combattere il download illegale di materiale soggetto a diritto d&#8217;autore, intervenendo su siti stranieri che diventerebbero irraggiungibili al pubblico americano. Secondo il Sopa e il Pipa, infatti, basterebbe accusare un sito straniero di offrire materiale protetto per obbligare per esempio Google a rimuoverne il link tramite un&#8217;ordinanza del tribunale. La decisione finale spetterebbe al dipartimento di Giustizia statunitense che avrebbe il potere di condannare i siti web che ospitano contenuti illegali, costringere i singoli provider a bloccare gli spazi votati all&#8217;illecito su scala globale e obbligare i motori di ricerca a eliminare qualsiasi riferimento ai domini che violano il copyright. Presentato alla Camera dal deputato texano Lamar Smith il 26 ottobre, il Sopa aveva ricevuto inizialmente un buon sostegno bipartisan in aula e l&#8217;appoggio di numerose aziende, a cominciare da Viacom, Nike e L&#8217;Oréal, ma appunto la discussione è stata per ora sospesa. Il Pipa è stato invece introdotto il 12 maggio dal senatore democratico del Vermont Patrick Leahy con il sostegno di circa 40 senatori. Le due proposte di legge hanno spaccato trasversalmente Congresso. Alla Camera l&#8217;ex speaker democratica Nancy Pelosi si è subito schierata contro la legge, ricevendo il sostegno del deputato repubblicano del Texas Ron Paul, attualmente candidato alla presidenza.</p>
<p>Il Manifesto, 19 gennaio 2012</p>
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		<title>&#8220;Romney ha un match point e pensa a un vice ispanico&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 00:14:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libero]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista a Larry Sabato, politologo della University of Virginia. Con Iowa e New Hampshire ormai alle spalle, conquistati più o meno agevolmente da Mitt Romney, il South Carolina, dove si voterà il 21 gennaio, sarà un campo di battaglia decisivo &#8230; <a href="http://andreamarinelli.wordpress.com/2012/01/16/romney-ha-un-match-point-e-pensa-a-un-vice-ispanico/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreamarinelli.wordpress.com&amp;blog=1830542&amp;post=3968&amp;subd=andreamarinelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervista a Larry Sabato, politologo della University of Virginia.</p>
<p>Con Iowa e New Hampshire ormai alle spalle, conquistati più o meno agevolmente da Mitt Romney, il South Carolina, dove si voterà il 21 gennaio, sarà un campo di battaglia decisivo in queste primarie repubblicane. Sarà il primo Stato del sud a esprimersi, oltre a essere il primo in pessime condizioni economiche, con un livello di disoccupazione che a novembre era al 9,9%, superiore ai dati nazionali, e un reddito medio fra i più bassi degli Stati Uniti. Nonostante sia terra di evangelici e conservatori sociali, il moderato Mitt Romney resta in testa nei sondaggi con il 23% dei consensi, in lieve vantaggio su Newt Gingrich, che ha recuperato terreno salendo al 21%. <span id="more-3968"></span>Rick Santorum e Ron Paul, rispettivamente al 14 e al 13% secondo la rilevazione di Insider Advantage, lotteranno probabilmente per il terzo posto, mentre Perry e Huntsman possono sperare in un colpo a sorpresa. Nel Palmetto State, che fu il primo a dichiarare la secessione nel dicembre 1860 dando il via alla guerra civile americana, la campagna elettorale è cominciata ancora prima del voto in New Hampshire. In questi giorni molti dei candidati si stanno infatti giocando le ultime carte. Ne parliamo con Larry Sabato, celebre analista politico americano e direttore del Center for Politics della University of Virginia, prestigiatore del pronostico che durante le elezioni di metà mandato del 2006 fu l’unico a indovinare l’esatto numero di seggi conquistato dai democratici in Congresso.</p>
<p><strong>Romney ha già chiuso la pratica?</strong></p>
<p>“Romney non può ancora essere considerato il candidato repubblicano, ma una sua vittoria in South Carolina e Florida costringerà probabilmente molti degli altri candidati a ritirarsi”.</p>
<p><strong>Chi può dargli filo da torcere fino alla fine?</strong></p>
<p>“Ron Paul presumibilmente darà battaglia fino alla fine. La campagna di Paul è più che altro un movimento e il deputato texano vuole diffonderne il programma il più possibile. Non ha possibilità di ottenere la nomination, ma alla convention del partito potrebbe far venire il mal di testa ai repubblicani”.</p>
<p><strong>I candidati stanno cercando di screditare Romney, prendendo di mira i suoi toni moderati e il passato nella finanza.</strong></p>
<p>“Romney potrebbe essere indebolito dalle accuse degli altri candidati. Vedremo a cosa porteranno questi attacchi sul suo ruolo a Bain Capital. Questi attacchi sono più adatti a un’elezione presidenziale, alcuni repubblicani potrebbero sentirsi offesi e considerarli ingiusti. Gingrich e il suo Super Pac sono quelli che spingono con gli attacchi sul passato di Romney in finanza. Gingrich ha bisogno di fare bene in South Carolina per andare avanti”.</p>
<p>A dipingere Romney come Gordon Gekko, avido protagonista del film Wall Street, è stato principalmente Newt Gingrich, che ha anche diffuso un breve film sugli anni passati da Romney a capo dell’azienda di Boston. L’ex speaker della Camera nelle ultime ore ha però allentato la presa, ammettendo di essere andato oltre. Dopo aver ricevuto un dono da 5 milioni di dollari dal miliardario Sheldon Adelson, magnate dei casinò all’ottavo posto fra i più ricchi d’America, Gingrich si trova con le spalle al muro e si gioca molto in South Carolina. Come l’ex speaker anche Santorum e Huntsman hanno beneficiato ultimamente di importanti donazioni: il Super Pac di Santorum ha ricevuto un sostanzioso finanziamento da Foster Freiss, businessman del Wisconsin e sostenitore della destra evangelica, mentre Huntsman può contare sulla fortuna del padre, che prima inventò e ora produce la confezione dei panini di McDonald’s. Nessuno però ha raccolto quanto Mitt Romney. Nel quarto trimestre del 2011 l’ex governatore del Massachusetts ha ottenuto donazioni per 24 milioni di dollari, raggiungendo un totale di 56 milioni.</p>
<p><strong>Romney si prepara così ad affrontare South Carolina e Florida con un tesoretto di 19 milioni di dollari a disposizione. </strong></p>
<p>“Questo gli permette non solo di mandare in onda spot televisivi, ma di anche di spingere più persone al voto e di allestire strutture per la campagna elettorale negli early states, i primi a votare. Sarà molto importante soprattutto in Florida, dove fare campagna elettorale è molto costoso. In questo momento Romney è l’unico con abbastanza risorse per poterlo fare”.</p>
<p><strong>I prossimi due stati a votare segneranno dunque irrimediabilmente le primarie repubblicane?</strong></p>
<p>“Se nessuno intaccherà il sostegno di Romney in South Carolina e Florida, gli altri candidati, fatta eccezione per Paul, potrebbero ritirarsi prima di finire i soldi. A quel punto il partito si stringerà intorno a Romney, specie se solo Paul continuerà a sfidarlo”.</p>
<p><strong>In South Carolina c’è dunque aria di match point per Mitt Romney che, dopo aver lanciato il proprio attacco a Barack Obama un attimo dopo la chiusura dei seggi in New Hampshire, comincia già a pensare alla scelta del vice presidente. </strong></p>
<p>“Il senatore della Florida Marco Rubio è in cima alla lista, ma il senatore del South Dakota John Thune, Susana Martinez e anche il governatore della Virginia Bob McDonnell hanno qualche possibilità. Il voto ispanico è importante e i repubblicani rischiano costantemente di perderlo. Un vicepresidente latino sarebbe potenzialmente d’aiuto per intaccare l’egemonia di Obama su quella fetta dell’elettorato”.</p>
<p>Il punto debole di Romney è proprio questo, tanto che avvicinandosi alla Florida l’ex governatore del Massachusetts ha lanciato il suo primo spot in spagnolo, in cui si congeda con un poco convinto muchas gracias che difficilmente farà colpo sugli elettori latini. A novembre, secondo un sondaggio di Univisión Network, prenderebbe il 24% dei voti ispanici contro il 67% di Obama, ma un vicepresidente come Marco Rubio o il governatore del New Mexico Susana Martinez potrebbe cambiare non poco gli equilibri.</p>
<p>Libero, 15 gennaio 2012</p>
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