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Nella corsa al Premio Sacharov 2007 gli eurodeputati hanno ascoltato mercoledì pomeriggio le testimonianze di alcuni amici, giornalisti e difensori dei diritti dell’uomo sui tre finalisti di quest’anno. Nell’evento organizzato dalla sottocommissione parlamentare per i diritti dell’uomo si è parlato anche della situazione in Darfur, Russia e Cina.
 
Zeng Jinyan e Hu Jia: la loro battaglia quotidiana
 
E’ stato uno dei leader del gruppo dei verdi (Verdi/ALE), il deputato tedesco Daniel Cohn-Bendit, a presentare i candidati proposti dal suo gruppo, i ‘dissidenti informatici’ Zeng Jinyan e Hu Jia, definendoli “figli della rivolta a Piazza Tianamen”.

Cohn-Bendit ha poi puntato il dito sulle prossime olimpiadi di Pechino: “Le Olimpiadi saranno un momento decisivo per ricordare l’anomalia cinese”, aggiungendo che “internet non è libero, ma controllato e monitorato minuziosamente”.
 
Durante la presentazione è intervenuta Marie Holzman, della Federazione internazionale per i diritti umani, che ha rivolto parole dure nei confronti delle autorità cinesi. “Andare ai giochi olimpici – ha spiegato – potrebbe dare una maggiore legittimità al regime cinese….è una situazione che definirei kafkiana”. La Holzman ha poi aggiunto: “Il prezzo che pagano i difensori dei diritti umani, e le loro famiglie, è molto alto. I diritti umani esistono solo sulla carta”.
 
“Il popolo cinese ha paura”

Sentita la testimonianza di Cai Chongguo, capo redattore del China Labour Bulletin, dissidente cinese in esilio a Parigi. “Il popolo cinese ha paura, Zeng Jinyan e Hu Jia non si arrendono al cinismo politico, ma cercano di raccontare ai propri connazionali la verità”. Le sue parole suonano come una richiesta d’aiuto: “Abbiamo bisogno di supporto internazionale, di pulizia verso le olimpiadi. Le autorità vogliono controllare tutto, e cresce il regime di censura. La Cina deve rendere conto di parecchie cose prima delle Olimpiadi, dalla situazione a Burma a quella in Tibet, fino ai problemi ambientali”.
 
Salih Mahmoud Osman: una speranza per il Darfur
 
Il candidato sudanese, Salih Mahmoud Osman, è stato presentato dal deputato portoghese José Ribeiro e Castro, del gruppo del partito popolare europeo (PPE-DE), e dal collega spagnolo Josep Borrell Fontelles del gruppo socialista (PSE), entrambi in Darfur lo scorso luglio. Ribeiro ha evidenziato gli sforzi messi in campo e le sventure subite dall’avvocato, lodandone l’impegno per fermare “le tremende sofferenze nella regione africana”, quelle che Borrell ha definito “una delle più grandi tragedie del nostro tempo”.
 
La voce del Darfur
 
Osman Hummaida, avvocato ed ex collega di Salih Mahmoud Osman, nonché ex responsabile dell’Organizzazione sudanese contro la tortura, ha raccontato la sua esperienza personale e quella dell’amico: “Le vittime non possono avere un avvocato, c’è una giustizia sommaria e non c’è il tempo per appellarsi. Il 95% dei processi si conclude con la pena di morte o con l’amputazione. Salih Mahmoud Osman ha raccolto statistiche, ha creato una rete di avvocati e un centro di riabilitazione per le vittime delle torture. Non è solo un avvocato, ma anche un parlamentare. Una voce per il Darfur”.
 
Anna Politkovskaya: un diario per i diritti umani
 
Elmar Brok, deputato del gruppo del partito popolare e dei democratici europei (PPE-DE), ha presentato Anna Politkovskaya, la giornalista russa uccisa un anno fa, facendo notare però che ognuno dei tre candidati meriterebbe il Premio Sacharov per il proprio impegno. “Anna Politkovskaya è l’esempio perfetto per questo premio”, ha affermato Brok, “una voce critica che ha fatto luce sulla seconda guerra cecena”.
 
Numerose le parole di sostegno. “La sua testimonianza è servita a catturare diversi criminali di guerra…le libertà sono andate scomparendo nel corso degli anni, e sono aumentate le violazioni dei diritti umani nel paese, senza che vi fosse la possibilità di raccontarle”, ha riferito Aude Merlin, docente dell’Université Libre de Bruxelles.
 
Un passato ancora presente
 
“Questa candidatura rappresenta un segnale di solidarietà e supporto che può aiutare nelle indagini”, ha aggiunto Sergieï Sokolov, ex-collega di Anna Politkovskaya e capo redattore della Novaya Gazeta, giornale che ha visto morire 5 giornalisti in 15 anni. “L’Unione sovietica si sta risvegliando nella Russia di oggi, e c’è una specie di impunità per l’omicidio di giornalisti nel nostro paese”, ha aggiunto.
 
“Un omicidio politico, dovuto alla condizione di intolleranza all’opposizione e al giornalismo creata dal governo”. Con queste parole Karinna Moskalenko, avvocato della famiglia di Anna Politkovskaya, ha definito il caso. “Il diritto alla vita è stato violato – ha dichiarato – e da qui nasce la decisione di registrare il caso alla Corte europea per i diritti umani”. Ana Maria Gomes, deputata portoghese del gruppo socialista (PSE), ha voluto sottolineare il ruolo cruciale che possono avere “giornalisti tanto coraggiosi”, mentre il collega polacco Jacek Saryusz-Wolski, del gruppo del partito popolare europeo (PPE), ha tenuto a precisare il possibile impatto che questo premio può avere.
 
Il 25 ottobre i leader dei gruppi politici sceglieranno il vincitore dell’edizione 2007.

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