Più del 10% dei bambini europei è affetto da disturbi del tipo “dis”, come la disfasia, la disprassia, la dislessia, la discalculia o i disturbi da deficit dell’attenzione. Mercoledì 10 ottobre gli eurodeputati hanno indirizzato una dichiarazione scritta alla Commissione e al Consiglio chiedendo di redigere uno statuto a favore dei bambini colpiti da queste patologie, mettendo l’accento sulla discriminazione e l’esclusione sociale a cui vanno incontro.

Nonostante questi disturbi ostacolino fortemente la comunicazione e l’apprendimento sin dalla giovane età, spesso passano inosservati. Ecco perchè sarebbe necessario offrire loro un trattamento specifico nell’ambito di strutture appropriate.
 
La complessità del fattore “dis”
 
La disfasia è un disturbo del linguaggio che consiste in una menomazione nell’uso delle parole e nella comprensione dei discorsi. La disprassia prevede invece una perdita parziale dell’abilità di coordinare ed eseguire alcuni movimenti e gesti, in assenza di menomazioni sensoriali o motorie.
 
La dislessia è una disabilità specifica dell’apprendimento, che si manifesta innanzitutto nella difficoltà con il linguaggio scritto, soprattutto nella lettura e nello spelling. Non è però un handicap intellettivo, dal momento che le persone colpite hanno spesso un’intelligenza nella media o superiore. La discalculia è infine un disturbo dell’apprendimento, chiamato anche dislessia matematica, che induce ad invertire la digitazione dei numeri, rendendo difficile l’esecuzione di funzioni matematiche di base.
 
Una firma per crescere meglio
 
La dichiarazione è stata firmata da oltre metà dell’Euroassemblea, numero necessario per renderla documento ufficiale. Il Presidente del Parlamento Hans-Gert Pöttering ha pertanto comunicato lo scorso 10 ottobre durante la sessione plenaria la sua ricevibilità e la conseguente adozione come atto del Parlamento.  
 
Fra i numerosi deputati dei diversi gruppi politici che l’hanno sponsorizzata, segnaliamo l’eurodeputata italiana Roberta Angelilli del gruppo unione per l’Europa delle nazioni (UEN), le colleghe Marie Panayatopoulos e Anna Záborská, del gruppo del partito popolare europeo e dei democratici (PPE-DE), il deputato britannico del gruppo socialista Richard Howitt (PSE) e la deputata irlandese Kathy Sinnot del gruppo indipendenza e democrazia (IND/DEM). Gli stessi, assieme alla deputata italiana Amalia Sartori del gruppo del partito popolare europeo (PPE-DE) e a Zita Gurmai del gruppo socialista (PSE),  hanno inoltre presentato un’interrogazione scritta chiedendo “una strategia europea in materia di diritti del bambino”.
 
La dichiarazione sarà ufficialmente adottata dal Parlamento europeo nella seduta del 12 novembre prima di essere inclusa nella lista degli atti adottati.
 
Basta con la “dis”criminazione
 
Gli eurodeputati vogliono promuovere e incoraggiare la creazione di una rete europea multidisciplinare sulle specifiche difficoltà nell’apprendimento per raccogliere e studiare informazioni utili alla cura di tali sindromi.  Allo stesso tempo, lo scopo è quello di studiare e mettere a punto un’azione transnazionale e instaurare un dialogo istituzionale.
 
La dichiarazione presentata dagli europarlamentari è un impegno a rendere le informazioni più accessibili e a individuare, aiutare e trattare i disturbi in anticipo e in strutture appropriate. Si tratterebbe di creare istituti pedagogici per bambini e adolescenti, e strutture che integrino i giovani affetti da simili disturbi nel mondo del lavoro.
 
Dichiarazioni scritte: come funziona?
 
Un eurodeputato o un gruppo di massimo 5 deputati può presentare una dichiarazione scritta per lanciare o rilanciare un dibattito su un tema di competenza dell’Unione europea. Qualora il testo riceva il sostegno della maggioranza degli eurodeputati,  viene inviato al Presidente che lo comunica a tutti i deputati nell’emiciclo e poi recapitato alle istituzioni nominate nel testo.

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