Prosegue la politica dell’amministrazione Obama di riscrivere le regole ambientali fissate dal governo di George W. Bush, annullando le leggi più contestate dagli ambientalisti americani. Per difendere le specie protette, il segretario al Territorio, Ken Salazar, ha infatti annunciato l’abrogazione delle revisioni al Western Oregon Plan, la normativa che prevede l’abbattimento, nelle secolari foreste dell’Oregon, di una quantità di alberi doppia rispetto alle precedenti limitazioni. Si tratta di una delle cosiddette “regole di mezzanotte”, gli ultimi provvedimenti firmati dal presidente repubblicano nelle settimane prima di lasciare la Casa Bianca. Salazar ha spiegato che attraverso la riforma rientrerà in vigore il compromesso legislativo raggiunto nel 1994 che limitava il disboscamento e salvaguardava le specie protette, come l’allocco maculato americano, ma anche la pesca di trote e salmoni. “Ci stiamo muovendo per correggere gli errori della precedente amministrazione”, ha dichiarato il segretario al territorio. La decisione di Bush, che permetteva l’abbattimento annuale di circa il doppio degli alberi permessi dalle regole fissate quindici anni prima dalla presidenza Clinton, è stata a lungo fronteggiata dagli ambientalisti, che avevano portato il provvedimento davanti alle corti federali. L’atto era stato accusato di non tenere conto dei pericoli del disboscamento e dell’impatto che avrebbe avuto sulle specie animali a rischio e protette. Secondo gli ambientalisti, oltretutto, il Bureau of Land Management, l’ente che supervisiona la conservazione delle foreste americane, al momento di adottare la norma non avrebbe consultato gli organismi federali che secondo la legge sulla salvaguardia delle specie protette si sarebbero dovuti esprimere obbligatoriamente sulle conseguenze del disboscamento. L’intervento del governo Obama non ha però spento del tutto le polemiche. La nuova legge di Salazar, approvata in piena crisi economica, ha suscitato infatti le proteste dei taglialegna dell’Oregon. Lo stato sta affrontando una dura recessione, con una disoccupazione schizzata al 12,1 per cento e fra le più alte dell’intero paese, e la preoccupazione è che questa legge penalizzi ancora di più l’industria del legname all’interno dello “Stato dei castori”, come è l’Oregon soprannominato. Gli economisti sono però scettici e sostengono che il mercato del legname subisca più pesantemente la crisi immobiliare delle nuove restrizioni imposte dall’amministrazione Obama. Negli stessi giorni Washington ha sovvertito un’altra decisione di Bush, riportando in vigore un altro atto firmato da Bill Clinton. Si tratta del provvedimento che ferma la costruzione di nuove strade asfaltate all’interno delle riserve naturali americane almeno fino al 2010. Il segretario all’Agricoltura, Tom Vislack, ha resuscitato un bando degli anni ‘90 che fermava le nuove costruzioni nei parchi protetti e che blocca di fatto tutti i cantieri stradali nei parchi americani. I democratici mettono così fine a una battaglia che andava avanti dal 2005, da quando cioè Goerge W. Bush aveva seppellito le decisioni del suo predecessore, aprendo alla proliferazione di impianti petroliferi e cantieri stradali nelle foreste americane. Ad essere minacciate erano in particolare i parchi dello Utah e dell’Alaska. Nelle settimane scorse il governo ha infine fermato le 10.000 concessioni minerarie nei pressi del Gran Canyon con le quali Bush aveva consentito l’estrazione di uranio. Oltre 1.100 concessioni si trovavano a pochissimi chilometri dal confine del parco, ancora oggi tra le più importanti riserve americane.

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