«I miei genitori fuggiti da Castro»… due anni prima dell’avvento di Castro

New York. Nel corso della sua carriera politica, il giovane senatore repubblicano della Florida Marco Rubio aveva spesso ricordato di essere figlio di esuli cubani, scappati dall’isola dopo l’ascesa al potere di Fidel Castro. Questa è sempre stata la versione ufficiale, che qualche giorno fa il Washington Post ha rivelato essere gonfiata, o quanto meno inesatta. Controllando alcuni documenti ufficiali e analizzando il social security number dei genitori, il codice fiscale, il giornale della capitale ha scoperto che i genitori di Rubio arrivarono in Florida e ricevettero il permesso di soggiorno nel 1956, più di due anni e mezzo prima della fuga del dittatore Batista e dell’avvento di Castro l’1 gennaio 1959. Castro ai tempi era ancora in Messico a progettare la rivoluzione. La sua storia di rifugiati politici in fuga dal regime comunista, in uno stato come la Florida con una forte e influente rappresentanza cubana e latina, aveva avuto un impatto devastante sull’elettorato, tanto da permettere a Rubio, 40 anni e una laurea alla scuola di legge dell’Università di Miami, di stravincere le elezioni di metà mandato lo scorso novembre. Costrinse al ritiro dalle primarie repubblicane il governatore della Florida Charlie Crist, simbolo del partito, che poi si candidò come indipendente perdendo nettamente. Durante quelle elezioni persino l’ex presidente Bill Clinton si espose, chiedendo al candidato democratico Kendrick Mack di ritirarsi per evitare una brutta e puntuale sconfitta. Diverso sarebbe stato raccontare la classica storia degli emigranti alla ricerca di una vita migliore. Rubio, un sorriso americano, da presidente, e una moglie con un passato da cheerleader dei Miami Dolphins, è l’astro nascente del partito repubblicano, un potenziale candidato alla vice presidenza nel 2012 e alla presidenza nel 2016, spinto da un forte sostegno latino, un elettorato chiave e per ora indigesto ai democratici e al presidente Barack Obama. Se nel 2008 il presidente ottenne il 67 per cento del voto ispanico, alle prossime elezioni sarà molto più difficile. L’approvazione dei latinos all’operato di Obama è segnalata in forte calo, complice la riforma dell’immigrazione, promessa durante la campagna elettorale e mai portata a termine. Un fattore che potrebbe pesare molto sulla rielezione. In questo contesto di incertezza si inserisce Marco Rubio, l’uomo che potrebbe spostare gli equilibri se dovesse veramente correre per la vice presidenza. Un’infanzia passata fra Miami, dove è nato, e gli alberghi di Las Vegas, dove lavoravano i genitori, Rubio potrebbe però essere incappato in clamoroso passo falso. Le bugie nella politica americana non sono tollerate, basta chiedere all’ex governatore della South Carolina Mark Sanford, che si è giocato la carriera per aver mentito su un fine settimana con l’amante in Argentina. Essere figlio di esuli cubani aveva giocato un ruolo fondamentale per il senatore Rubio alle elezioni di metà mandato, vinte in modo prorompente cavalcando i Tea Party e il sentimento anti establishment, lui che proprio al supporto istituzionale deve parecchio. Uno dei suoi maggiori sponsor è infatti Pepe Fanjul, anche lui cubano americano, erede di una delle più potenti famiglie ai tempi del regime di Batista. Fanjul, figlio del re dello zucchero cubano Alfonso, scappato ai tempi della rivoluzione, controlla le maggiori piantagioni di zucchero d’America ed è in stretti rapporti con il partito repubblicano. Gli Stati Uniti hanno discusso parecchio di Rubio negli ultimi giorni, lui ha risposto seccato, spiegando di non aver mai controllato le date esatte e di aver solamente ripetuto quanto sentito in famiglia. “Il punto”, spiega Rubio in un editoriale su Politico, “non è se i miei genitori scapparono dopo che Castro prese il potere. Il punto è perché arrivarono e perché non poterono più tornare nel loro paese”. Nel frattempo, però, per lasciarsi le polemiche alle spalle la storia è stata modificata sulla sua biografia ufficiale nel sito del Senato.

Il Manifesto, 29 ottobre 2011

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