il riformista, 29 ottobre 2011New York. A marzo aveva processato e dato fuoco ad alcune copie del Corano, questa volta Terry Jones, pastore evangelico in una piccola chiesa di Gainesville, in Florida, ha deciso di infiammare la corsa alla presidenza degli Stati Uniti. Jones ha annunciando mercoledì con un comunicato stampa il suo ingresso in campo, dichiarando di aver cominciato la raccolta fondi e di volersi candidare come indipendente, seppure con una piattaforma molto conservatrice. Divenuto celebre lo scorso anno minacciando un gigantesco rogo di Corani in occasione dell’anniversario dell’11 settembre, il pastore del Dove World Outreach Center riuscì nell’impresa di mobilitare compatti i leader militari e politici di tutto il pianeta contro il suo gesto provocatorio. Alla fine non fu sufficiente neanche l’intervento del presidente Barack Obama. Jones andò fino in fondo scatenando violente reazioni nel mondo musulmano, che sfociarono ad aprile nell’uccisione di dodici persone in Afghanistan, fra cui tre dipendenti europei delle Nazioni Unite. “Bruciare il libro sacro era sicuramente la cosa giusta da fare”, spiega oggi il pastore Jones in un’intervista al Riformista. “Abbiamo processato il Corano e lo abbiamo ritenuto colpevole di varie violazioni dei diritti umani. Non neghiamo ai musulmani i loro diritti costituzionali, che sono protetti dal primo emendamento. Il nostro problema è l’elemento radicale dell’Islam. Il Corano è stato trovato colpevole e bruciato dopo il processo. Lo scopo era fare presente che questo testo promuove violenza, odio e razzismo verso tutti coloro che non sono musulmani”. Sulla spinta di una notorietà raggiunta improvvisamente dodici mesi fa, oggi Jones, 60 anni e lunghi baffi bianchi che incorniciano la bocca, affida le sue ambizioni presidenziali a una campagna denominata “Stand up America”, un manifesto di 7 punti che spazia dal risanamento del debito pubblico alla riduzione della spesa e delle imposte sulle imprese e arriva fino alla deportazione dei clandestini, la prima cosa che farebbe se fosse eletto presidente. “L’immigrazione illegale costa al nostro paese 400 miliardi l’anno, fra istruzione, spese mediche e ad altri tipi di servizi sociali. Sono 400 miliardi consumati per persone che sono nel paese illegalmente, che stanno infrangendo intenzionalmente la legge e che sono quindi criminali”, fa presente Jones. “Devono essere deportati anche per dare l’esempio a tutti gli altri che cercheranno di infilarsi illegalmente nel nostro paese”. Un passato lontano da manager d’albergo, Jones ha lavorato per trent’anni come missionario in Germania prima di occuparsi, dal 1996, della chiesa di Gainesville, una minuscola comunità di 50 famiglie, e di candidarsi ora alla presidenza degli Stati Uniti per portare avanti la sua lotta al mondo islamico e a Barack Obama. “Questa amministrazione ha fatto un pessimo lavoro”, spiega. “E’ un dato di fatto. Ha portato il nostro debito pubblico oltre 14.900 miliardi di dollari. E’ una situazione molto pericolosa. Le imposte sulle aziende sono così alte che stanno cominciando a soffocare la creatività delle persone e i tentativi di avviare nuove imprese”. Poi c’è il problema della burocrazia. “Ci sono troppe leggi. Sono state fatte per proteggere i consumatori, ma ormai sono diventate una ragnatela ingarbugliata che strangola le aziende”. Per il pastore di Gainesville il problema principale degli Stati Uniti resta comunque il debito pubblico, una situazione secondo lui non più tollerabile. “Molto presto saremo in bancarotta e non saremo più in grado di pagare gli interessi su quel debito. Dobbiamo ridurre drasticamente le spese in molti settori, a cominciare da quello militare. Stiamo spendendo 725 miliardi di dollari all’anno per l’esercito. Non ne abbiamo bisogno per proteggere il nostro paese. Richiamerei immediatamente tutte le truppe dai territori stranieri fino al pieno recupero del paese. Aggiustare l’economia, se ci riusciremo, sarà un’operazione molto dolorosa. Dovremo tagliare moltissime spese, semplicemente perché non ce le possiamo permettere”. A motivare Jones, grande fan del film Braveheart, tanto da tenerne un poster appeso alle pareti del suo ufficio e da aver lanciato una serie di sermoni anti islamici online denominata “Braveheart Show”, è soprattutto la preoccupazione per la situazione economica del paese, lo stesso movente che anima le proteste degli indignados. “Non sono d’accordo con il movimento di Occupy Wall Street”, risponde però prontamente. “Quella è gente che fa l’elemosina. Aspettano che il governo faccia qualcosa per pagargli la scuola, la casa, o chissà cos’altro. Non è così che funziona. Non è il governo a creare posti di lavoro, ma le aziende. Il governo spende soltanto, non guadagna. Non è al governo che dobbiamo guardare per creare posti di lavoro. Il governo può creare un’atmosfera in cui la gente e le aziende creino posti di lavoro. Il movimento degli indignados sta solamente aspettando l’elemosina”.

Il Riformista, 29 ottobre 2011

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