Indignati e manganellati

New York. Gli sgomberi di lunedì non sono stati un buon auspicio per gli indignati di Zuccotti Park. Nella notte di martedì la polizia ha fatto irruzione anche nell’accampamento di Wall Street, quello che ha segnato la nascita del movimento, sgomberandolo per la prima volta in due mesi. All’una di notte centinaia di agenti in tenuta antisommossa hanno prima circondato il parco ordinando ai manifestanti di rimuovere immediatamente gli oggetti personali e andarsene, poi hanno chiuso nella piazza tutti coloro che si opponevano urlando “no surrender”, arrestandoli uno a uno. Le persone fermate sono state quasi 200, ha reso noto il capo della polizia Raymond Kelly, 142 nel parco e una cinquantina nelle strade vicine. “Le condizioni igieniche e la sicurezza erano inaccettabili”, ha spiegato il sindaco Michael Bloomberg in conferenza stampa, aggiungendo che i manifestanti sarebbero potuti tornare dopo le operazioni di pulizia. Il sindaco ha sollevato anche una questione legale: “il parco per legge dovrebbe essere accessibile a tutti 24 ore al giorno, ma da quando è iniziata l’occupazione non è stato possibile”. In due ore il parco era completamente vuoto e decine di persone erano impegnate a pulire con gli idranti la piazza all’ombra della nuova Freedom Tower ancora in costruzione. La mattina Zuccotti Park era deserto, con le pietre lucide e ancora umide. Poco prima delle 11 i manifestanti hanno provato a tornare in piazza. “Ci sono stati due sviluppi stamattina”, spiega al Riformista Peter Wirzbicki, assistente professore alla New York University presente allo sgombero. “I manifestanti hanno occupato un secondo luogo, fra Sixth avenue e Canal Street, e poi c’è stato un ordine del tribunale per riaprire Zuccotti Park. Vediamo cosa succederà. Penso comunque che quello che è accaduto sia oltraggioso. Ai giornalisti è stato impedito di avvicinarsi, cosa che viola la libertà di stampa. E’ stata impiegata una grande quantità di poliziotti contro cittadini non violenti che avevano il diritto di stare là, cosa che solleva secondo me il problema sui diritti di dissenso e assemblea”. Lo sgombero improvviso di New York ha seguito quelli degli ultimi giorni in tutta la nazione: sabato 27 persone sono state arrestate a St. Louis per aver violato il coprifuoco imposto dal sindaco, domenica la polizia ha sgomberato due accampamenti a Portland, con 50 arresti, e altre 15 persone sono state arrestate a Salt Lake City per essersi rifiutate di lasciare Pioneer Park. Lunedì infine centinaia di poliziotti hanno liberato Frank Ogawa Plaza a Oakland, teatro delle proteste più violente d’America, arrestando 33 persone. I manifestanti sono tornati nel pomeriggio ma la polizia ha vietato di dormire nell’accampamento. Una sola persona è riuscita a passare la notte in piazza, dormendo su un albero. Poco distante è stato costruito un piccolo accampamento, con 40 tende e una cucina, a Snow Park. I manifestanti si sono però uniti alle proteste studentesche. “Oggi a Berkeley c’è una grossa manifestazione”, spiega al Riformista Eleonora Morganti, ricercatrice in politiche alimentari a Berkeley. “Come nei giorni passati gli indignati sono venuti in supporto degli studenti. A mezzogiorno ci sarà il comizio, poi iniziano le attività”. Rispetto allo sgombero precedente quello di lunedì è stato più soft, continua Eleonora, “l’altra volta sono arrivati alle 5 della mattina, stavolta c’erano tanti poliziotti, ma potevi andartene con calma”. La cosa che secondo Eleonora colpisce di più d queste proteste è “il microfono umano: ogni cosa detta in assemblea viene ripetuta da tutti, una o due volte. E’ interessante, se tu ripeti, diventi più partecipe, invece di essere un semplice uditore”. Gli sgomberi sono stati un duro colpo anche per il partito democratico, che sperava di cavalcare l’onda delle proteste alle elezioni del 2012. Oltre alla presidenza, il prossimo 6 novembre saranno in gioco anche sette poltrone di governatore, tutti i 435 seggi della camera e 33 sui 100 del Senato. La corsa più importante si gioca al Senato in Massachusetts, dove a sfidarsi sono il senatore uscente Scott Brown, il primo repubblicano a rappresentare lo Stato in Senato dal 1972, quello che dal gennaio 2010 occupa l’ufficio che fu di Ted Kennedy, ed Elizabeth Warren, ritenuta l’ideologa di Occupy Wall Street, professoressa di Harvard e consigliere dell’agenzia per la protezione dei consumatori prevista dalla riforma finanziaria di Barack Obama. Senza la voce degli indignati la campagna dei democratici potrebbe ora essere in salita.

Il Riformista, 16 novembre 2011

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