New York. Mentre sabato sera i sei principali candidati alla nomination repubblicana si davano battaglia a Des Moines nel penultimo dibattito prima del caucus dell’Iowa, un settimo candidato era a casa che rispondeva su Twitter alle domande di Diane Sawyer e George Stephanopoulos. Il settimo candidato, non invitato come in quasi tutti i precedenti dibattiti, è Gary Johnson, 58 anni, governatore del New Mexico dal 1994 al 2003. Dopo aver partecipato a maggio al primo dibattito presidenziale, Johnson è stato ripetutamente escluso da Cnn nonostante in alcuni momenti godesse di un consenso maggiore di Jon Huntsman e Rick Santorum.

Come si spiega questa esclusione?

“E’ veramente ingiusto. Sono stato un governatore di grande successo per due mandati in New Mexico e parlo in modo differente da tutti gli altri. Le mie soluzioni dovrebbero poter essere ascoltate e giudicate. Penso di avere buone chance alle elezioni presidenziali, gli altri sono lo status quo. Il mio maggior problema è il sistema, riuscire ad arrivare sul palcoscenico nazionale”.

Lei sostiene di avere la soluzione per riavviare il sistema economico americano.

“E’ semplice. Bisogna cestinare l’intero sistema di tassazione federale e rimpiazzarlo con la fair tax”. (Un sistema di tassazione progressiva, basato principalmente sull’Iva, ndr).

Nato in North Dakota da una famiglia luterana e cresciuto in New Mexico, Johnson frequentò l’università statale e per mantenersi faceva lavoretti porta a porta. Subito dopo il college fondò una piccola impresa edile. In un decennio la Big J Enterprises divenne una delle maggiori aziende di costruzioni dello Stato. Milionario, senza nessuna esperienza alle spalle, nel 1994 entrò in politica candidandosi in uno Stato a maggioranza democratica come il New Mexico. Voleva portare buon senso a palazzo e sventolava uno slogan semplice: “le persone prima della politica”. Vinse. In quel periodo cominciò la battaglia per la legalizzazione della marijuan. Un repubblicano che vuole legalizzare la marijuana, è strano, no?

“Arrestiamo 1,8 milioni di persone all’anno per reati di droga. La metà è per marijuana e tre quarti solamente per possesso. Penso che sia un tremendo spreco di soldi e che le persone debbano essere libere di fare quello che vogliono del proprio corpo. A un certo punto proibimmo l’uso di alcol, con conseguenze disastrose”.

Durante i suoi due mandati Johnson ha fatto un ricorso senza precedenti al potere di veto, utilizzandolo ben 750 volte, più di tutti gli altri 49 governatori messi insieme. Abbassò le tasse 14 volte e lasciò lo Stato con un surplus di un miliardo di dollari…

“Sono un libertario classico. Credo che il governo migliore sia quello minimo e che la miglior cosa che possa fare è lasciarci scelte che solo noi possiamo fare. Il governo non dovrebbe essere coinvolto in camera da letto”.

In che senso?

“Sono a favore delle unioni civili omosessuali, ma no dei matrimoni”.

E sull’aborto?

“Credo che la vita sia un bene prezioso, ma lascerei alle donne la facoltà di scelta nei primi mesi di gravidanza”.

La pena di morte?

“Sono contrario”.

E sul tema dell’immigrazione?

“Sono per facilitare quella legale e combattere quella illegale”.

Nel 2003 raggiunse la vetta dell’Everest, “difficile quanto diventare presidente degli Stati Uniti”. Se dovesse essere eletto ha promesso che taglierebbe la spesa pubblica del 43% e che darebbe la grazia a tutti i detenuti in carcere per reati non violenti legati alla marijuana. Se invece non riuscirà a guadagnarsi la nomination quest’anno, ci riproverà nel 2016.

Libero, 13 dicembre 2011

Un pensiero riguardo “La ricetta di Gary Johnson: “meno tasse e più libertà”

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