Destini opposti per i due di WikiLeaks. La talpa all’ergastolo, Assange salvo

New York. Il loro nome è strettamente collegato, ma i processi di questi giorni potrebbero riservargli un destino diverso. Il futuro di Bradley Manning, il soldato semplice che violò il codice dell’esercito americano fornendo centinaia di migliaia di documenti riservati a WikiLeaks, e di Julian Assange, che del sito è il fondatore e che grazie all’altro tradimento del militare è divenuto un paladino della libertà d’informazione, verrà scritto nelle aule di tribunale a pochi giorni di distanza. Ieri, dopo diciannove mesi di isolamento spesi fra il carcere di Quantico, in Virginia, e un penitenziario del Kansas, è cominciato nel tribunale militare della base di Fort Meade, in Maryland, il processo a Manning, che proprio oggi compie 24 anni. Arrestato il 26 maggio 2010 in Kuwait dopo aver ammesso la propria colpevolezza a un hacker mai conosciuto prima, il soldato è comparso in pubblico per la prima volta e si dovrà difendere da 22 capi d’imputazione, per i quali rischia l’ergastolo: è accusato di tradimento per aver favorito il nemico e per aver violato l’Espionage Act fornendo a WikiLeaks centinaia di migliaia di dispacci diplomatici provenienti da ambasciate e consolati di tutto il mondo, rapporti militari e video di guerra. L’udienza preliminare di ieri, in cui l’accusa cercherà di far apparire Manning come pericoloso, si è aperta con la richiesta di ricusazione del procuratore. Considerato un eroe in tutto il mondo per aver svelato i crimini di guerra dell’esercito, negli Stati Uniti rischiava la condanna a morte per tradimento, una condanna che però l’accusa ha deciso di non chiedere. Fuori dalla base di Fort Meade, i sostenitori di Manning hanno organizzato una manifestazione di protesta: nonostante abbia consegnato documenti riservati, credono che Manning sia riuscito a evidenziare gli errori diplomatici e militari degli Stati Uniti negli ultimi anni. Chi dal tradimento di Manning ha tratto la sua notorietà è invece Julian Assange, il fondatore e la mente del sito WikiLeaks su cui furono pubblicati i documenti incriminati. Ieri la Corte Suprema britannica ha annunciato che prenderà in esame l’appello presentato da Assange contro la sua estradizione in Svezia, dove è accusato dello stupro di due donne. Buone notizie dunque per Assange, il cui caso, come quello di Manning, presenta parecchie incongruenze. L’udienza inizierà il primo febbraio e durerà due giorni. La Corte ha comunicato che, data l’importanza del caso, saranno sette i giudici a prendere la decisione. Se Assange dovesse perdere l’appello sarà estradato in Svezia per rispondere delle accuse. Se per Manning, che è difeso da un avvocato d’ufficio, la sentenza sembra già scritta, Assange, che invece ha a disposizione i soldi e l’influenza dei propri sostenitori, potrebbe sfangarla.

Libero, 17 dicembre 2011

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