I repubblicani sognano il terzo Bush

New York. Quando mancano due settimane al caucus dell’Iowa, gli elettori repubblicani stanno ancora faticando a identificare il cavallo su cui puntare. I candidati battono ogni angolo di Iowa e New Hampshire per ottenere un pugno di voti in più, ma la loro debolezza cronica, quella che ha permesso a tutti di alternarsi senza successo in testa ai sondaggi, è sempre più evidente e spinge gli elettori a sperare in un nome nuovo che possa raccogliere l’entusiasmo della base del partito. Mitt Romney è stato costantemente sul podio senza mai convincere, al suo fianco si sono alternati, con rimonte miracolose, Rick Perry, Herman Cain, Newt Gingrich e ora anche Ron Paul, dato in vantaggio in Iowa da due sondaggi pubblicati lunedì. Mentre la destra ha cominciato a flirtare con l’idea di Condoleeza Rice, ex segretario di Stato di George W. Bush, candidata alla vicepresidenza, il vero colpo di scena di queste elezioni potrebbe essere l’improvviso ingresso in campo di Jeb Bush. Lunedì il figlio e fratello d’arte, ex governatore della Florida dal 1999 al 2007, ha pubblicato sul Wall Street Journal un articolo intitolato “Capitalismo e diritto a crescere” che è risuonato a destra come un manifesto elettorale. Nel suo commento Bush ha cavalcato il sentimento repubblicano che si oppone al big government, lodando invece la libertà economica, quella che permette ai cittadini di crescere e competere, anche attraverso rischi, decisioni sbagliate e fallimenti. Bush si è schierato con Wall Street e le grandi industrie americane, tutti scontenti dell’amministrazione Obama. Cominciato con un furbo elogio al deputato repubblicano del Wisconsin Paul Ryan, influente voce dei conservatori, l’editoriale ha elettrizzato i commentatori politici americani che hanno cercato di capire le reali intenzioni di Bush. A smorzare gli entusiasmi è intervenuto Karl Rove, ideologo repubblicano ed ex braccio destro del fratello George, che ha smontato la tesi di una sua candidatura, come del resto avevano già fatto sia lo stesso Jeb che la sua famiglia. L’entusiasmo generato dall’ipotesi di una sua discesa in campo fa però riflettere. Secondo i sondaggi circa un terzo degli elettori è insoddisfatto degli attuali candidati e molti analisti ritengono che sarà possibile superare il super tuesday del prossimo 6 marzo senza il nome dello sfidante di Barack Obama. Un’incertezza che lascia spazio a un nuovo candidato, come conferma Kyle Kondik, analista politico del Center for Politics della University of Virginia. “C’è una piccola possibilità che un altro candidato entri in campo all’inizio del prossimo anno”, spiega. “A febbraio le primarie faranno una pausa e potrebbero arrivare nuovi candidati. Jeb Bush potrebbe essere uno di questi, ma è comunque improbabile. Il punto è che non importa quanto Bush sia effettivamente un buon candidato, la sua famiglia al momento non è molto popolare”. Diviso fra i nomi “nuovi” di Bush e Rice, il partito repubblicano è soprattutto alla ricerca di un candidato che sappia coalizzare il fronte conservatore.

Il Riformista, 21 dicembre 2011

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