Niente tasse in più e Obama risale nei sondaggi

NEW YORK – A pochi giorni dal caucus dell’Iowa, l’appuntamento che aprirà ufficialmente le primarie repubblicane, i candidati stanno portando avanti un’intensa campagna elettorale in ogni angolo dello Stato pur di assicurarsi un pugno di voti in più. Fra gli elettori regna una grande incertezza, che ha permesso a quasi tutti i candidati di alternarsi in testa ai sondaggi, e qualche consenso in più potrebbe risultare decisivo il prossimo 3 gennaio. Nell’ultima settimana si è registrata l’ascesa di Ron Paul, che secondo le proiezioni del New York Times è in leggerissimo vantaggio su Mitt Romney per assicurarsi i 28 delegati messi in palio nello Stato. L’ex speaker della Camera Newt Gingrich, che fino a venti giorni fa sembrava l’uomo in grado di unire il fronte conservatore, ha cominciato a perdere consensi, come in precedenza era successo anche a Rick Perry e Herman Cain, assestandosi in terza posizione. Alle sue spalle, distanziati, non perdono le speranze Michelle Bachman, Perry e Rick Santorum. Chiude Jon Huntsman, ormai praticamente fuori gara in Iowa.

L’unico a restare stabilmente sul podio per tutta la durata della campagna elettorale è stato l’ex governatore del Massachusetts Mitt Romney, che però non ha mai convinto in pieno la base repubblicana, per la quale è troppo moderato e volubile. Secondo Intrade, sito di contrattazioni online che monitora anche le elezioni presidenziali, Romney ha comunque il 73% di probabilità di guadagnarsi la nomination repubblicana a novembre, seguito da Gingrich con l’8% e Ron Paul con il 7,4 per cento.

«Molto probabilmente sarà lui a vincere la nomination, ma per assenza di alternative», spiega a Linkiesta Larry Diamond, professore di Scienze Politiche a Stanford e membro della Hoover Institution, influente think thank conservatore fondato dall’ex presidente Herbert Hoover. «La maggior parte degli altri candidati si sono discreditati da soli», continua Diamond, «le idee di Ron Paul sono molto poco tradizionali per il partito repubblicano, mentre Gingrich manca di organizzazione e disciplina per poter vincere la nomination, come dimostra il fatto che non parteciperà alle primarie in Virginia», dove l’ex speaker giocava in casa e non è riuscito a presentare le 10 mila firme necessarie per iscriversi.

In Iowa per Romney sarà tuttavia una sfida molto difficile e secondo Diamond ad avere la meglio potrebbe essere Ron Paul, «grazie alla sua grande organizzazione e alla passione dei suoi sostenitori». L’ex governatore del Massachusetts dovrebbe avere vita facile in New Hampshire, secondo Stato a votare il 10 gennaio, mentre in South Carolina e Florida in vantaggio è Newt Gingrich. «Se l’ex speaker della Camera battesse Romney, o ci andasse vicino, sarebbe una sorpresa», continua Diamond. «La vera sorpresa potrebbe però essere rappresentata da Jon Huntsman, se ottenesse la nomination del gruppo bipartisan Americans Elect e si candidasse come indipendente. Non è molto probabile, ma se Gingrich fosse il candidato repubblicano non escluderei questa possibilità».

Il partito repubblicano è dunque profondamente spaccato sul candidato da nominare, ma «Romney sarà l’uomo in grado di unire il partito», assicura Diamond. «I repubblicani vogliono vincere e Romney alla fine sarà abbastanza conservatore per loro. Se poi sceglierà come vice presidente il beniamino della nuova destra, il carismatico senatore della Florida Marco Rubio, Obama si troverà ad affrontare una dura battaglia per la rielezione. Non c’è dubbio che a novembre Romney sarà il candidato più forte. Huntsman sarebbe forse uno sfidante ancora più difficile per Obama, ma non credo che abbia possibilità di ottenere la nomination repubblicana».

Mentre è dunque in attesa di scoprire chi sarà il suo sfidante alle prossime elezioni, per il presidente Barack Obama le buone notizie arrivano dai sondaggi, secondo cui in questo momento sconfiggerebbe facilmente Gingrich e Paul, soffrendo invece con Romney, sul quale otterrebbe una vittoria più risicata. Nel frattempo, dopo un’estate difficile, torna a crescere il tasso di approvazione dell’operato del presidente, con il 46% degli americani che secondo Gallup si dicono soddisfatti dell’inquilino della Casa Bianca, mentre il 48% è ancora scontento. A pochi giorni dal primo appuntamento elettorale dei repubblicani, i numeri cominciano dunque a sorridere a Obama, grazie anche alla vittoria politica ottenuta all’ultimo istante con la proroga degli sgravi fiscali sui prelievi in busta paga, che ha di fatto impedito l’aumento delle tasse per le famiglie medie americane. Un successo che peserà all’interno delle cabine elettorali il prossimo 6 novembre.

Linkiesta, 28 dicembre 2011

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