Il pio Iowa lancia la sfida del Gop. Obiettivo azzoppare Mitt Romney

Des Moines. Il grande giorno del caucus dell’Iowa è passato, segnando l’inizio di questa contesa repubblicana che per mesi si è giocata sugli alti e bassi di candidati mai troppo convincenti per la base conservatrice. Verso le sette di ieri sera gli elettori che hanno deciso di sfidare il freddo, uno dei fattori più influenti del caucus, hanno cominciato a radunarsi nelle assemblee per fugare gli ultimi dubbi e scegliere il proprio candidato. Nei giorni precedenti al voto infatti in molti a Des Moines dichiaravano che avrebbero preso la propria decisione solo all’ultimo momento. Dopo accurate discussioni si è poi proceduto al voto, segreto in quasi tutti i caucus. Il freddo secco che ieri sera ha colpito l’Iowa è stato un grande alleato per Ron Paul, i cui elettori sono considerati i più fedeli, ma al momento in cui questo giornale è andato in stampa i risultati del voto non erano ancora stati resi noti. Tutti i candidati hanno fatto il possibile per assicurarsi qualche voto in più e le ultime quarantotto ore di campagna elettorale sono state intense, con numerosi comizi in ristoranti, alberghi, negozi, chiese, palestre e magazzini sparsi in tutto lo Stato.  L’entusiasmo maggiore lo ha fatto registrare il deputato Ron Paul, che dopo aver festeggiato il capodanno in Texas è tornato con tutta la famiglia in Iowa per le ultime tappe della campagna. Nella giornata di lunedì Paul ha tenuto cinque rally, il primo dei quali alla ballroom del Marriott di Des Moines. Introdotto dal figlio Rand, popolare senatore repubblicano del Kentucky eletto grazie al vento dei Tea Party, Paul ha affrontato una platea giovane ed energica che lo ha applaudito a più riprese e ne ha lodato gli attacchi al governo federale, che “non dovrebbe interferire nella vita dei cittadini e negli affari interni degli altri paesi”. Fra i sostenitori e i volontari di Paul, arrivati da tutto il Midwest e sicuri di vincere, spiccavano inoltre parecchi obamiani delusi. Nonostante in Iowa l’economia stia andando piuttosto bene, con un tasso di disoccupazione al 5,7% contro l’8,6% nazionale, in molti si dicono infatti delusi dall’operato del presidente. Il nome di Paul è invece l’unico a suscitare approvazione per le strade di Des Moines, e sono in parecchi a credere nella sua vittoria. Paul si è guadagnato grandi consensi in Iowa soprattutto grazie alle sue posizioni isolazioniste. L’ultimo sondaggio pubblicato da Public Policy Polling lunedì vedeva infatti il deputato texano al 20%, ancora in vantaggio di un punto percentuale sul grande favorito Mitt Romney e due sulla sorpresa Santorum. Jon Huntsman, certo di una disfatta, è già da giorni in New Hamshire dove si gioca le speranze residue di nomination. Fuori dai giochi sono anche Newt Gingrich, Rick Perry e Michele Bachmann, al cui rally in un negozio di prodotti per cani di West Des Moines erano presenti un pugno di pensionati e un sostenitore che si è fatto autografare una bibbia. Per Santorum le cose sono andate diversamente. Dopo la batosta subita alle elezioni del 2006, dove ha perso il seggio da senatore della Pennsylvania, Santorum ha concluso una campagna elettorale senza luci sparando intorno a capodanno fuochi d’artificio in Iowa. L’ultimo rally lo ha tenuto davanti a circa 400 persone stipate in un Pizza Ranch, catena di pizzerie scelta oltre trenta volte dai candidati per i comizi a causa dei forti valori religiosi dell’azienda. Proprio sul voto evangelico Santorum, che peraltro è cattolico, ha puntato forte durante il caucus di ieri sera. In molti lo ritengono oltretutto onesto, qualità fondamentale per assicurarsi le simpatie degli iowans. Chi invece non è considerato sincero è Mitt Romney. L’ex governatore del Massachusetts ha parlato lunedì sera a Clive, a venti minuti da Des Moines, in un magazzino ben allestito e stipato di scatoloni, telecamere e sostenitori. Introdotto dal popolarissimo senatore del South Dakota John Thune, uno che a novembre nessun democratico ha osato sfidare, e accompagnato dalla moglie Ann e quattro figli, Romney ha puntato molto sui numeri per illustrare il suo programma, che porterebbe l’America fuori dalla crisi attraverso il taglio del debito e l’indipendenza energetica. Ha ottenuto parecchi applausi ed è apparso in buona forma, soprattutto quando ha risposto con ironia ai mic check degli Occupy che lo hanno interrotto per qualche minuto. Le persone per le strade di Des Moines sembrano non amarlo particolarmente, ma all’interno del magazzino di Clive si è visto parecchio entusiasmo e una grande macchina organizzativa già pronta e oliata per le elezioni presidenziali.

Il Riformista, 4 gennaio 2012

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