I repubblicani a Charleston

Charleston. Per Mitt Romney il giorno del dibattito organizzato dalla CNN a Charleston non è cominciato per nulla bene: prima le pessime notizie in arrivo dall’Iowa, dove il riconteggio delle schede gli ha sfilato la vittoria, poi il ritiro di Rick Perry dalla corsa per la nomination con successivo sostegno a Newt Gingrich, infine l’ex speaker della Camera che lo scavalca in South Carolina secondo tre sondaggi diversi. La giornata lascia presagire una grande battaglia sul palco. La città è bella e piena di case antiche con i portici, passeggiando per le strade è facile sentire le persone discutere delle primarie imminenti, che si terranno sabato. Sono quasi tutti repubblicani.

Per settimane l’ex governatore del Massachusetts Romney era stato in vantaggio, ma nelle ultime ore le cose sembrano però essersi capovolte. Il ritiro di Perry ha favorito Gingrich, Santorum è stato avvantaggiato dalle notizie provenienti dall’Iowa. In questa situazione, con Gingrich che conquista la prima posizione nei sondaggi e Santorum che sgomita grazie al voto degli evangelici, a soffrire è Paul, il cui movimento non è molto rappresentato in South Carolina. Romney invece è sempre là, mai pienamente in possesso della fiducia repubblicana, ma allo stesso tempo mai fuori dai giochi. Come se non bastasse, a complicare le cose arrivano la storia dei milioni nascosti da Romney nel paradiso fiscale delle isole Cayman, la questione della dichiarazione dei redditi non ancora diffusa e la bomba dell’ultimo minuto: l’intervista a Marianne, ex moglie di Gingrich. Intervistata dalla ABC, la seconda signora Gingrich sostiene che l’ex speaker della Camera, che ha iniziato la relazione con l’attuale moglie Callista quando era ancora sposato con lei, le avrebbe proposto un “matrimonio aperto”. Il tutto mentre difendeva i valori della famiglia e si scagliava contro l’infedeltà coniugale di Bill Clinton.

(“La guida del Post alle primarie repubblicane“)

Il dibattito si tiene al North Charleston Coliseum, lontano una ventina di minuti dal centro, in una zona che gli abitanti locali definiscono abbastanza pericolosa. Ad attendere le auto dei giornalisti ci sono una ventina di sostenitori scalmanati che agitano cartelli e urlano. Sembrano i tipici sostenitori di Ron Paul, ma invece sono là per Romney. L’ingresso al Coliseum è lento ma semplice. Dopo aver controllato che le persone siano nella lista come giornalisti o spettatori, comincia la pratica stile aeroporto. Gli agenti della sicurezza fanno togliere cinture, orologi e giacchette primaverili (a Charleston sono 15 gradi), controllano le borse e le tasche di ognuno. Dietro la sicurezza c’è un cartello che a caratteri cubitali ricorda che non è permesso introdurre armi. Una volta dentro, CNN risolve ogni problema. I posti sono assegnati, c’è anche il catering che prevede wrap al tacchino, al prosciutto o vegetariani, oltre a un cesto di banane e a uno di mele.

L’attesa dura poco. Dopo il giuramento sulla bandiera entrano i quattro candidati. Fino a dieci giorni fa a Concord erano ancora in sei. Il primo a entrare è Ron Paul, seguito da Gingrich, da Romney e infine da Santorum. I quattro sfidanti restano qualche secondo fermi uno a fianco all’altro, con i favoriti Romney e Gingrich nel mezzo. Dopo l’inno nazionale si comincia, ai candidati viene chiesto di fare un breve messaggio di saluto. Santorum saluta il South Carolina e poi ringrazia gli elettori dell’Iowa per la vittoria arrivata con due settimane di ritardo. Romney parte all’attacco e ricorda di essere sposato da 42 anni, facendo esplodere la risata del pubblico e della sala stampa. Gingrich fa finta di nulla e poi tocca a Paul, che ricorda di essere stato eletto dodici volte in Texas e di essere l’unico veterano di guerra fra i presenti. John King, il moderatore, parte subito con la storia della seconda signora Gingrich, spiega le accuse e chiede all’ex speaker se vuole prendersi del tempo per rispondere. “No”, risponde Gingrich, “ma lo farò”. Qua si gioca tutto il dibattito. Gingrich strappa una lunga serie di applausi, definisce la storia ignobile e dichiara vergognoso che King e la CNN abbiano deciso di iniziare un dibattito presidenziale in questo modo. L’attacco termina con Gingrich che si dice stufo dei media che proteggono Barack Obama e attaccano i repubblicani. L’ex speaker si guadagna parecchi applausi e una standing ovation, che gli permettono di iniziare il dibattito in discesa.

La partita però si chiude qua. I candidati sanno di giocarsi parecchio stasera. Gingrich si è assicurato il vantaggio iniziale, Romney è nervoso dopo la giornataccia, Santorum è intermittente. Paul sembra essere là per caso, toccato di rado dalle domande di King o del pubblico. Il primo attacco a Romney arriva dopo quasi quaranta minuti, quando Santorum si scaglia contro la riforma sanitaria di Romney in Massachusetts. Romney si becca qualche fischio sulla storia della dichiarazione dei redditi, che non ha ancora voluto diffondere, ma afferma di essersi guadagnato tutto quello che ha: una rielaborazione del sogno americano che piace alla platea e trasforma la disapprovazione in qualche timido applauso. Santorum tira in ballo la passione e il duro lavoro sul campo, che lo hanno portato fino al South Carolina. Verso la fine Gingrich lancia l’attacco a Obama, “il presidente più pericoloso della nostra generazione”. Finisce così.

Il migliore è Gingrich, che però ha vinto sfruttando un argomento che resterà indigesto agli elettori conservatori del South Carolina. La storia della ex moglie non potrà di certo trasformarsi in un vantaggio. Romney è rimasto in disparte, senza destare una grande impressione, ma ancora una volta Gingrich e Santorum sembrano su una strada che li porterà a dividersi i consensi dei conservatori. La giornata delle sorprese finisce senza sorprese, in South Carolina.

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Il Post, 20 gennaio 2012

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