Il Romney rinato vede la vittoria nella gara clou

Tampa. Mitt Romney è tornato a essere il grande favorito e il voto di oggi in Florida potrebbe avere un impatto decisivo sulla corsa. Una prospettiva che sembrava remota nei giorni immediatamente successivi al trionfo di Newt Gingrich in South Carolina, quando i sondaggi scommettevano su un exploit del conservatore anche nel Sunshine State. La Florida è un terreno di scontro complicato, frammentato elettoralmente e demograficamente. A un nord povero evangelico e conservatore con una forte concentrazione afroamericana si contrappone un centro industrializzato. A sud, nell’area del Golfo, la popolazione è più ricca, mentre nella zona di Miami c’è la più alta concentrazione ispanica. Eppure Gingrich sembrava avere la Florida in pugno, complice il disorientamento dell’ex candidato inevitabile. I primi comizi tenuti in Florida avevano mostrato un Mitt Romney debole e impreparato ad affrontare uno degli stati più dispendiosi, nonostante la sua imponente macchina elettorale. L’ex governatore del Massachusetts per le strade di Miami e Tampa riceveva solo critiche. Romney aveva inanellato una serie di risposte deludenti a domande sulla dichiarazione dei redditi e sui rapporti con la comunità ispanica, facendo storcere il naso agli elettori repubblicani. In un incontro organizzato al Miami Dade College da Univision, televisione in lingua spagnola, aveva dichiarato di avere in banca “più o meno 200 milioni di dollari”. E in platea si erano levati dei mormorii. “Non ho nulla contro i ricchi, ma mi è sembrato molto strano”, aveva commentato al Riformista Daniel Garcia, studente di Finanza, uscendo dalla sala. “Alcune parti del suo discorso mi sono piaciute, ma dovrebbe essere più specifico, dovrebbe dire cosa intende fare davvero”, aveva spiegato Garcia, elettore iscritto alle liste del partito repubblicano di origine cubana. “A novembre però fra Obama e Romney in questo momento voterei Obama, e non sono l’unico”. Bastonato nei dibattiti di Charleston e Myrtle Beach, Romney ha però saputo cambiare passo. L’ex governatore del Massachusetts ha messo da parte gli attacchi a Barack Obama, cominciando a prendere di mira Gingrich, grazie a una nuova squadra, capitanata dal “coach-debater” Brett O’Donnell, che gli ha insegnato come picchiare duro nei confronti televisivi, mai così decisivi nelle primarie. In quello stesso momento l’establishment repubblicano a Washington si è stretto intorno a Romney, nel tentativo di scongiurare un’indesiderata nomination di Gingrich. L’ex speaker della Camera è diventato il bersaglio di durissimi attacchi sferrati dai giornali di area conservatrice, Wall Street Journal in testa, e da alcuni baroni del Grand Old Party: da John McCain, che suggerisce di “spedire Gingrich sulla luna e Romney alla Casa Bianca” a Bob Dole, che definisce Gingrich “un pericolo per il Partito” augurandosi che non diventi mai presidente degli Stati Uniti. I risultati si sono visti al dibattito di Jacksonville di giovedì 26, dove un Romney molto determinato ha attaccato costantemente Gingrich, visibilmente frastornato, senza dargli tregua. “E’ stata una serata stellare per Romney e credo che lo rilancerà”, aveva commentato quella sera al Riformista l’ex governatore del Minnesota Tim Pawlenty, candidato ritiratosi troppo presto la scorsa estate dopo lo Straw Poll di Ames, in Iowa. “Ho avuto la mia chance e non l’ho sfruttata, ora sono con Mitt.”, ci ha spiegato al termine del dibattito. “Dopo il South Carolina è stato motivato a dare un messaggio ancora più forte e credo sia quello che ha fatto stasera. Sarà un grande presidente”. Da quella serata a Jacksonville la sfida si è capovolta. Romney ha potuto far leva sulla maggiore disponibilità economica, che gli ha permesso di mandare in onda efficaci spot anti-Gingrich. L’ex speaker si è difeso attaccando il “moderato del Massachusetts, a favore dell’aborto, del controllo delle armi e dell’aumento delle tasse”, ma nonostante gli endorsement di Fred Thompson e Herman Cain, ha cominciato a scivolare nei sondaggi. Fresco della sua nuova immagine, Romney ha guadagnato punti fino a raggiungere domenica un vantaggio massimo di 16 punti, secondo un rilevamento Rasmussen. E oggi punta a infliggere a Gingrich una sconfitta dura e sonora, capace di tramortire Gingrich almeno fino al Super Tuesday del sei marzo.

Il Riformista, 31 gennaio 2012

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