Rick l’evangelico canta tre volte. Allarme Romney?

Denver. Rick Santorum ha conquistato il cuore dell’America. Nella notte di martedì l’ex senatore della Pennsylvania ha messo insieme una clamorosa tripletta nei caucus di Minnesota e Colorado e nelle primarie del Missouri, un trionfo che rilancia la sua difficilissima corsa in questa sorprendente campagna elettorale. Se l’affermazione in Minnesota era stata largamente anticipata dai sondaggi degli ultimi giorni e quella in Missouri ha un puro valore morale, visto che non assegna delegati, la vittoria in Colorado è stata la prima grande sorpresa di queste primarie repubblicane. Qua Mitt Romney era dato saldamente in vantaggio in tutti i rilevamenti, ma alla fine a imporsi è stato Santorum, con il 40,2% dei voti contro il 34,9% dell’ex governatore del Massachusetts. La sera prima del voto, al Cable Center di Denver, Santorum era sembrato in grande forma e fiducioso. Un centinaio di persone lo aveva ascoltato in silenzio declamare la Dichiarazione d’indipendenza, coprendolo poi di applausi. Alla fine del rally aveva ricevuto l’abbraccio del pubblico, salutando i suoi sostenitori uno a uno, scattando foto e firmando autografi. Questo è stato il suo punto di forza in Colorado, Stato conquistato con la passione e il duro lavoro, considerando che in totale qua ha speso appena 31.790 dollari per la campagna elettorale. In mezzo all’America Santorum piace, viene considerato un vero conservatore, un americano puro che ha a cuore il paese, la sua costituzione e i suoi valori fondanti. Alla Lake Middle School di Denver, dove abbiamo assistito ai caucus, Santorum ha riportato vittorie in quasi tutti i 37 distretti, attirando un voto demograficamente trasversale. Dietro a questa vittoria però si cela anche l’assenza di Newt Gingrich, il candidato con cui Santorum si divide i voti conservatori ed evangelici. In questi tre stati Gingrich non ha fatto campagna elettorale, volando direttamente in Ohio, e in Missouri non era nemmeno iscritto alle primarie. Proprio nello Stato del Midwest Santorum ha ottenuto la vittoria più schiacciante, con il 55,2% dei voti contro il 25,3 di Romney. L’oscillazione della campagna è tutta qua. La base del partito repubblicano non ha ancora scelto il proprio candidato e a trarne vantaggio finora è stato Romney. Questi risultati dimostrano però come un voto conservatore unito e compatto su un candidato rischia di mandare in tilt la milionaria macchina elettorale di Romney. La vera notizia è proprio questa: la tripla sconfitta dell’ex governatore del Massachusetts, che ha perso il Colorado che pensava già vinto, il Missouri con largo distacco ed è arrivato addirittura terzo in Minnesota, dietro Ron Paul. Nonostante la tripletta e il grande entusiasmo, per Santorum la strada però è ancora lunga. L’ex senatore può contare per ora su appena 38 delegati, contro gli 87 di Romney e i 1.144 necessari per ottenere la nomination. Queste vittorie, come quella rocambolesca in Iowa dello scorso 3 gennaio, quando vinse di appena 34 voti, sono tuttavia l’immagine più rappresentativa di Santorum, che si è rimboccato le maniche guadagnandosi ogni voto. Per Romney invece la tripla sconfitta è per ora solo un campanello d’allarme. Dopo la sconfitta in South Carolina l’ex governatore era stato abile nell’interrompere il momentum di Gingrich, trionfando in Florida. Sabato ci sarà il caucus del Maine, dopo di che Romney avrà dieci giorni per riesaminare la propria strategia prima del dibattito del 22 a Mesa, in Arizona, e del proseguo della campagna. Se vuole restare il grande favorito per la nomination repubblicana, nel Super Tuesday del prossimo 6 marzo Romney non potrà fallire.

Il Riformista, 9 febbraio 2012

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