New York. Mercoledì notte è andato in scena in Arizona l’ultimo duello fra i candidati alle primarie repubblicane prima del voto del Super Tuesday, ma il vero vincitore è stato il presidente Barack Obama. A Mesa, città a trenta chilometri da Phoenix dove ha sede il campus politecnico di Arizona State University, è stato un dibattito nervoso e noioso, tutto incentrato sulla spesa pubblica e il diritto all’aborto. Uno sconfitto c’è stato ed è Newt Gingrich, uscito ulteriormente ridimensionato e oscurato dal duello fra Mitt Romney e Rick Santorum. I due principali sfidanti sono stati a loro volta frenati dalla paura di compiere passi falsi in vista del voto in Michigan e Arizona di martedì . L’ex senatore della Pennsylvania si è trovato per la prima volta nei panni del favorito e ha subito gli attacchi degli altri candidati, tutti seduti dietro a un tavolo al centro del palcoscenico. Santorum ha passato due ore in difesa, ribattendo con qualche attacco a Romney. Il primo scontro è stato sugli earmarks, ovvero le spese discrezionali che i parlamentari possono far aggiungere come emendamenti a leggi più importanti, una tattica molto diffusa che permette di far approvare finanziamenti minori e che spesso viene utilizzata come merce di scambio. Santorum ha attaccato per primo Romney, che ha però risposto con eleganza ricordando di aver lottato per le Olimpiadi di Salt Lake City del 2002 mentre l’avversario si impuntava su progetti inutili. “Prima di guardare me, dovresti guardare allo specchio”, ha detto l’ex governatore del Massachusetts a Santorum. Lo scontro sugli earmarks è stato piuttosto lungo e tecnico e ha avuto l’effetto di raffreddare il dibattito permettendo ai candidati di temporeggiare. Santorum ha attaccato la riforma sanitaria di Obama e quella di Romney, che si è difeso ricordando il sostegno offerto dall’ex senatore della Pennsylvania a Arlen Specter, ex senatore del Gop passato fra le fila dei democratici nel 2009, figura fondamentale nell’approvazione dell’Obamacare. Subito dopo il blocco repubblicano si è unito contro Obama e il piano di salvataggio dell’industria automobilistica, un argomento rischioso alla vigilia del voto in Michigan. Tutti si sono detti contrari al bailout di Barack Obama e all’ingerenza del governo americano, a cominciare da Ron Paul. Il dibattito si è poi spostato sui temi sociali e sul diritto all’aborto, elemento centrale nel dibattito politico nonostante sia legale in tutti gli Stati dal 1973, anno della sentenza della Corte Suprema Roe v. Wade. Il dibattito è finito così, senza colpi di scena né vincitori. Santorum resta il favorito per la vittoria della nomination ma è segnalato in calo a livello nazionale dalla media dei sondaggi di RealClearPolitics: in Michigan mantiene ancora un leggero vantaggio che lascia intravedere un testa a testa con Romney, mentre in Arizona è proprio l’ex governatore del Massachusetts a prendere il largo.

Il Manifesto, 24 febbraio 2012

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