L’O.K. Corral fra Romney e Santorum

Detroit. Oggi in Michigan sarà una battaglia all’ultimo sangue fra Mitt Romney e Rick Santorum. Mentre in Arizona la vittoria di Romney nelle primarie repubblicane sembra scontata, in riva ai Grandi Laghi i due sfidanti sono separati da un paio di punti in tutti i sondaggi. A Detroit Romney è di casa: è nato qua e suo padre è stato un governatore molto amato negli anni sessanta. Nonostante questo non è riuscito a trovare il sostegno che credeva di ottenere. I suoi concittadini lo guardano con sospetto e lo considerano un voltagabbana. Santorum invece piace molto soprattutto nel nordovest dello Stato, una terra di conservatori sociali e di destra religiosa. Detroit è una città malinconicamente deserta, che ha cominciato a svuotarsi dopo la rivolta del 1967, quando l’intera città fu messa a ferro e fuoco per cinque giorni. Morirono 43 persone e ci furono 7.200 arresti. Per fermare gli scontri, che distrussero oltre 2.000 edifici, il governatore Romney fu obbligato a mandare la Guarda Nazionale e il presidente Lyndon B. Johnson inviò l’esercito. L’esodo è cominciato allora, Detroit è passata in qualche decennio da una popolazione di 1,8 milioni ad appena 700.000 abitanti. Adesso la città si ritrova senza la middle class e con le grandi case automobilistiche che hanno lasciato il centro, preferendo i sobborghi. In questa atmosfera spettrale di case abbandonate ed edifici fatiscenti continua a regnare una intellighenzia democratica. Dal 1962 Detroit ha eletto solamente sindaci democratici e non si è fermata nemmeno con gli scandali che hanno travolto Kwame Kilpatrick, giovane di belle speranze costretto a dimettersi nel 2008 e ora in attesa di finire prigione. Oggi Detroit potrebbe riservare un brutto scherzo a Mitt Romney. In Michigan si tengono primarie aperte, non sarà cioè necessario registrarsi al partito per votare, e nei circoli democratici si sta discutendo della possibilità di andare a votare per Santorum, nel tentativo di affossare definitivamente le speranze di Romney, che qua non hanno mai amato. Santorum invece continua il suo duro lavoro, telefonando in tutto il Michigan e proponendosi come la scelta conservatrice per sconfiggere Barack Obama. Mentre la base repubblicana appoggia l’ex senatore della Pennsylvania, il più a destra del lotto, in molti ricordano la storia di Mr. Conservative Barry Goldwater, senatore dell’Arizona che nel 1964 si candidò alla presidenza contro Johnson, venendo sconfitto nettamente. Gli elettori sapevano che avrebbe perso a novembre, ma vinse le primarie proprio perché rappresentava i più puri valori conservatori. Santorum potrebbe essere il nuovo Mr. Conservative.

Il Manifesto, 28 febbraio 2012

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