A spasso con Romney

Tra il Mississipi e l’Alabama. “La campagna di Romney non doveva essere la più organizzata?”, chiede ironicamente un reporter quando l’autista dell’autobus della traveling press accosta al lato della strada e scende a chiedere informazioni a un camionista. Sta cercando di raggiungere il Terminal G del porto di Pascagoula, Mississippi, dove Mitt Romney parlerà alle tre, ma ha già sbagliato strada tre volte. Sul finestrino dell’autobus scivola il Mississippi, con le sue erbacce, gli sfasciacarrozze, i capannoni di ferro arrugginito, i ragazzini che giocano a baseball in campi fangosi e altissimi cartelli pubblicitari ai lati della strada che propongono per lo più avvocati e servizi legali. Accolto da un cielo plumbeo, appesantito dall’umidità, e dal dixieland jazz di Pete Fountain, in un’atmosfera da country club del sud Romney ha ricevuto l’endorsement del governatore Phil Bryant, in carica da gennaio ma già abbastanza popolare da spostare voti.

A Pascagoula però gli elettori lo vedono come il candidato ineluttabile di un partito repubblicano senz’anima. “Voto per Romney perché è un brav’uomo”, spiega a Studio Wallace, un sessantenne basso e con lo sguardo furbo. “I miei politici preferiti però non si sono candidati o sono morti”. Il viaggio riprende, l’autobus si lascia alle spalle il Golfo del Messico e punta verso nord, verso la capitale Jackson, sbagliando strada altre due volte. Scorrono centinaia di bassi edifici tutti uguali, i drive in con le luci al neon e i camerieri sui pattini, i binari dei treni in mezzo ai prati. Ci sono civette che cantano animando la notte del sud e zanzare enormi, rivenditori di pick up, motel, truck wash, centri commerciali, ruspe e cantieri.

Poi c’è Jackson, dove la mattina seguente Romney, accompagnato sempre dal governatore Bryant, cerca di stabilire un contatto con la gente del sud nel mercato ortofrutticolo della città. Ne imita l’accento, ne loda il cibo. Poi vede un insetto che corre sul pavimento. “Guardatelo, guardate quel piccoletto”, dice prima di schiacciarlo. “Giuro che non era uno scarafaggio”. La missione dell’ex governatore è proprio quella di apparire come un candidato accettabile a un sud sanguigno che è molto più orientato a scegliere fra Gingrich e Santorum, avvicinandosi alla terra lui che invece viene dal mondo scintillante della finanza.

L’autobus riparte, il Mississippi sfuma dolcemente in Alabama, dove la strada è meravigliosamente monotona: grandi chiese battiste sperdute in mezzo ai prati, edifici bassi, colori del sud, ristoranti in baracche di lamiera, autolavaggi, diner, ciminiere e tanti negozi di pezzi di ricambio d’auto, come a Detroit. In Alabama ci sono infatti tantissime case automobilistiche straniere, a cominciare da Mercedes, Hyundai, Honda e Toyota. L’ultimo stop di Romney prima del fine settimana è in un rivenditore di trattori a Birmingham, Alabama, dove riceve l’appoggio di Randy Owen, grande cantante locale, un tempo frontman del gruppo country degli Alabama, oggi un sessantenne col pizzetto e il giacchetto di pelle che dedica all’ex governatore del Massachusetts un lungo discorso d’incoraggiamento.

Negli ultimi due giorni prima del voto anche Santorum e Gingrich si sono però inseguiti a lungo fra Alabama e Mississippi. Nel pomeriggio di lunedì hanno preso parte insieme a un forum presidenziale all’Alabama Theater di Birmingham, davanti agli alti ranghi del partito repubblicano locale che hanno espresso chiaramente la profonda frattura interna allo schieramento conservatore. Introdotti da un concerto di musica bluegrass, Santorum e Gingrich hanno entrambi rivolto duri attacchi a Romney e al presidente Barack Obama. Il discorso appassionato dell’ex senatore ha ricevuto lunghi applausi, ma quando è stato il turno di Gingrich è scattata la standing ovation.

Furbo conoscitore del sud e della politica, l’ex speaker ha rinnovato le sue promesse populiste e si è scagliato contro le politiche energetiche della Casa Bianca, “che ha detto no alle trivellazioni e all’oleodotto Keystone, facendo schizzare il prezzo della benzina”. L’attacco sul petrolio e sulla dipendenza dai paesi arabi sembrava aver fatto centro, in questi stati rurali e orgogliosamente americani. Ma è stato proprio in queste campagne, lontano dalle aree urbane, che Rick Santorum ha trovato i voti necessari per seppellire la candidatura di Gingrich e avvicinarsi minacciosamente a Romney. A sorpresa l’ex senatore della Pennsylvania ha ottenuto una doppia vittoria grazie alla gente del sud, che ne ha rilanciato così le aspirazioni presidenziali.

Studio, 14 marzo 2012

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