Birmingham. Ieri è andato in scena l’ennesimo duello all’interno del partito repubblicano. Negli ultimi giorni i candidati alle primarie del Grand Old Party sono scesi alla conquista degli stati del sud, Mississippi e Alabama, che hanno messo in palio 90 delegati, un buon bottino per chi, come Rick Santorum e Newt Gingrich, deve cercare di ridurre il gap con il grande favorito Mitt Romney. Proprio l’ex governatore del Massachusetts però, mai molto amato al sud per la sua fede mormone e per le sue politiche moderate, nei giorni precedenti al voto ha avuto un’impennata nei sondaggi che lo ha spinto a battere ogni angolo dei due stati all’inseguimento di una vittoria.

Giovedì pomeriggio Romney si è presentato al porto di Pascagoula, Mississippi, accolto da un cielo plumbeo, appesantito dall’umidità, e dal dixieland jazz di Pete Fountain. In un’atmosfera da country club del sud ha ricevuto l’endorsement del governatore Phil Bryant, in carica da gennaio ma già abbastanza popolare da spostare voti. A Pascagoula in molti vedono però Romney come il candidato ineluttabile di un partito repubblicano senz’anima. “Voto per Romney perché è un brav’uomo”, ha spiegato al Manifesto Wallace, un sessantenne basso e con lo sguardo furbo. “I miei politici preferiti però non si sono candidati o sono morti”. La mattina seguente, al mercato ortofrutticolo di Jackson, sempre in Mississippi e sempre con il governatore Bryant al suo fianco, Romney ha salutato il pubblico imitando l’accento del sud, prima di lodare il cibo locale e poi schiacciare uno scarafaggio. La missione dell’ex governatore è proprio quella di apparire come un candidato accettabile a un sud sanguigno che è molto più orientato a scegliere fra Gingrich e Santorum, avvicinandosi alla terra lui che invece viene dal mondo scintillante della finanza. Non a caso l’ultimo stop prima del fine settimana è stato in un rivenditore di trattori a Birmingham, Alabama, dove ha ricevuto l’appoggio di Randy Owen, grande cantante locale, un tempo frontman del gruppo country degli Alabama. L’impegno è poi ripreso lunedì mattina, dopo la sconfitta netta subita sabato in Kansas contro Santorum. Negli ultimi due giorni anche l’ex senatore della Pennsylvania e Gingrich si sono inseguiti a lungo fra Alabama e Mississippi. Nel pomeriggio di lunedì hanno preso parte insieme a un forum presidenziale all’Alabama Theater di Birmingham, dove ad ascoltarli c’erano gli alti ranghi del partito repubblicano locale che esprimevano chiaramente la profonda frattura interna allo schieramento conservatore. Introdotti da un concerto di musica bluegrass, Santorum e Gingrich hanno entrambi rivolto duri attacchi a Romney e al presidente Barack Obama. Il discorso appassionato dell’ex senatore ha ricevuto lunghi applausi, ma quando è stato il turno di Gingrich è scattata la standing ovation. Furbo conoscitore del sud e della politica, l’ex speaker ha rinnovato le sue promesse populiste e si è scagliato contro le politiche energetiche della Casa Bianca, “che ha detto no alle trivellazioni e all’oleodotto Keystone, facendo schizzare il prezzo della benzina”. Quando questo giornale è andato in stampa i risultati non erano ancora stati resi noti e i tre candidati erano appaiati nei sondaggi di entrambi gli stati, ma per le strade di Birmingham erano comparsi nuovi cartelli a favore dell’ex speaker. “Ho lavorato tutta la vita, aspettando di andare in pensione e girare il mondo”, ha raccontato nella notte di lunedì Bob al Manifesto, mentre attaccava un cartello contro l’aumento della benzina griffato Newt Gingrich alla recinzione di casa sua. “Ma con la benzina così cara non me lo posso permettere”.

Il Manifesto, 14 marzo 2012

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