“Joker” già a processo, rischia la pena di morte

New York. Lo sguardo basso, assente e preoccupato, i capelli rossi, quasi arancioni, e la divisa amaranto della prigione di Arapahoe County, dove è rinchiuso in isolamento per evitare che venga ucciso dagli altri carcerati. “Joker” è comparso così in tribunale tre giorni dopo aver sparato all’impazzata alla prima del nuovo film di Batman in un cinema di Aurora, Colorado, uccidendo 12 persone e ferendone altre 58. James Holmes, 24 anni e un dottorato in neuroscienze da cui aveva iniziato a ritirarsi il mese scorso, è l’unico accusato per la strage di venerdì notte. Il killer è arrivato in un’aula al secondo piano del tribunale attraverso un tunnel sotterraneo intorno alle 9 della mattina di Aurora. E’ sembrato distaccato, forse sedato. L’udienza è stata breve. Holmes ha assistito senza parlare mentre gli venivano notificati i suoi diritti, gli occhi a volte socchiusi e altre sbarrati. Il ragazzo è stato trattenuto in carcere senza cauzione, mentre le accuse contro di lui verranno formalizzate lunedì prossimo, il 30 luglio. A quel punto la difesa punterà tutto sull’infermità mentale, sul distaccamento del ragazzo dalla realtà. Holmes, che si è rifiutato di collaborare, rischia la pena di morte, che in Colorado è ancora in vigore. Ad assistere, seduti nelle prime file dell’aula, c’erano alcuni parenti delle vittime, quasi tutti ventenni, ma anche una bambina di 6 anni e un padre di famiglia di 51 che era al cinema con due dei suoi figli. L’America si è stretta intorno alle vittime, ha ascoltato le loro storie, ha lodato il coraggio dei tre ragazzi morti per proteggere nel buio di quel cinema le proprio fidanzate. Domenica il presidente Barack Obama ha raggiunto Aurora, dove per tre ore ha incontrato i superstiti e i parenti delle vittime, poi ha parlato da un palchetto improvvisato al primo piano dell’ospedale della University of Colorado. Obama ha citato la bibbia è ha spiegato di essere arrivato ad Aurora come padre e come marito, più che come presidente. “Il motivo per cui queste storie hanno un impatto così grande”, ha affermato, “è che tutti capiamo cosa voglia dire vedersi portare via le persone che amiamo in questo modo”. Il presidente ha spiegato di aver incontrato le famiglie, di aver ascoltato la storia delle vittime e delle loro vite. “Gli ho confessato che le parole sono sempre inadeguate in queste situazioni, ma che il mio compito principale era di rappresentare l’intero paese e di fargli sapere che li pensiamo in questo momento e continueremo a farlo ogni giorno. E che la consapevolezza che non solo l’America, ma il mondo intero li stia pensando possa in qualche modo essere di conforto”, ha aggiunto. Lunedì mattina, nel corso di una conferenza stampa, il procuratore distrettuale Carol Chambers ha comunicato che il suo ufficio potrebbe richiedere la pena di morte nei confronti di Holmes, specificando che la decisione potrebbe arrivare molto presto. Nel frattempo sono emersi nuovi dettagli sulla strage di venerdì notte. Il fucile semiautomatico di Holmes si sarebbe inceppato, obbligando il killer a utilizzare la pistola e limitando così il numero delle vittime. All’interno dell’appartamento, che era stato riempito di sofisticate trappole esplosive, gli agenti hanno trovato inoltre numerosi oggetti riguardanti Batman, a cominciare da una maschera e un poster. A fornire una motivazione per questa folle strage potrebbe essere però il computer rivenuto nell’appartamento di Holmes, che verrà ora esaminato dalle autorità. A tre giorni dalla strage non si capisce ancora cosa possa aver spinto il killer a entrare in un cinema e sparare all’impazzata, ma in quel computer potrebbero esserci i segreti del folle piano di Holmes.

Libero, 24 luglio 2012

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