Il dilemma della destra americana: corteggiare o mollare le minoranze

Tampa. I Tea Party hanno annunciato il proprio sostegno a Mitt Romney. La minaccia della tempesta tropicale Isaac, che ha convinto il partito repubblicano a cancellare il primo giorno della convention di Tampa, non ha fermato lo Unity Rally 2012 del movimento ultraconservatore, che riunito in una chiesa evangelica immersa nel verde della periferia di Tampa ha concesso l’investitura al candidato repubblicano alla presidenza, a lungo considerato troppo moderato. “La scelta di Paul Ryan ha energizzato il ticket presidenziale”, ha affermato dal palco Herman Cain, pittoresco ex amministratore delegato di Godfather’s Pizza brevemente candidato alle primarie repubblicane. Carismatico leader del movimento, Cain ha lodato la scelta di Romney che ha voluto il deputato del Wisconsin al suo fianco come vice nella corsa alla presidenza che si concluderà alle elezioni del prossimo 6 novembre. “Romney poteva fare una scelta facile”, ha continuato Cain, a cui era affidato il discorso conclusivo della serata. “Invece ne ha fatta una forte e merita il nostro sostegno”. Le parole di Cain sono state avvallate con entusiasmo dalle centinaia di persone accorse alla River Church con bandiere americane americane e persino con costumi della guerra d’indipendenza, uno addirittura con il fucile che ha sollevato ripetutamente in segno d’approvazione. Se il businessman afroamericano ha dato spettacolo, non è stata da meno la deputata del Minnesota Michele Bachmann, anche lei candidata alle primarie repubblicane da cui si è ritirata a gennaio dopo la sconfitta in Iowa. Bachmann, a suo agio fra il popolo ultraconservatore, ha ricordato con orgoglio come i Tea Party abbiano influenzato la piattaforma del partito repubblicano e ha puntato il mirino contro il presidente e la sua riforma sanitaria. Il nemico comune, hanno affermato entrambi, è proprio Obama e questo è l’obiettivo su cui devono concentrarsi i conservatori. “Sono ancora in missione per sconfiggere Barack Obama”, ha urlato Cain a fine serata. Ad avvicinare Romney ai Tea Party è stata dunque la scelta del vice Paul Ryan, un candidato molto amato dalla destra conservatrice e religiosa che nell’ex governatore del Massachusetts non ritrovava i propri valori. Mentre le pesanti gocce di Isaac cominciavano a cadere sulla Baia di Tampa, un peso massimo dell’establishment repubblicano ha chiamato però il partito a riconnettersi con l’America. Nel corso di un’intervista a Nbc l’ex governatore della Florida Jeb Bush, uno per cui la Casa Bianca è una questione familiare, ha consigliato a Romney di sfruttare la convention di Tampa per ricongiungersi con il paese. Bush ha voluto guardare al futuro, invitando il partito a non dimenticare le minoranze, in particolare gli elettori ispanici e le donne. “Dobbiamo usare un tono migliore”, ha affermato Bush, “non possiamo chiedere il loro voto e voltargli le spalle”. Dello stesso avviso è anche il senatore dell’Arizona John McCain, che la potenza della macchina elettorale di Obama l’ha conosciuta da vicino quattro anni fa. Mentre il partito repubblicano sta cercando di sfruttare i giorni passati in Florida per consolidarsi attorno al proprio candidato, il consiglio dell’establishment a Romney è stato chiaro: non bisogna scordare le minoranze. Dopo i forti attriti registrati durante le primarie, il partito repubblicano è arrivato ora alle scosse di assestamento. Attorno a Romney si comincia a sentire la fiducia di un elettorato desideroso di voltare pagine, ma mentre tutti remano nella stessa direzione c’è ancora qualcuno deciso ad andare controcorrente. Il deputato del Texas Ron Paul, anche lui in corsa durante le primarie, ha infatti rinunciato ieri a tenere il suo discorso durante la convention. Paul, immobile sulle sue posizioni, non ha voluto lasciare che lo staff di Romney controllasse e approvasse il suo speech e si è rifiutato di appoggiarne ufficialmente la candidatura. “Significherebbe cancellare quanto ho fatto in trent’anni”, ha affermato nel corso del suo rally. Nonostante il rifiuto di Paul, però, il partito repubblicano è pronto a inseguire compatto il proprio obiettivo. Cacciare Obama dalla Casa Bianca.

Il Giornale, 28 agosto 2012

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