Primi colpi bassi negli Usa, Romney nel mirino dei giudici

Charlotte. L’ombra nera di uno scandalo fiscale si allunga minacciosa su Bain Capital e sul suo fondatore, il candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti Mitt Romney. A poco più di due mesi dalle elezioni del prossimo 6 novembre la tempistica è però piuttosto sospetta e potrebbe avere importanti ripercussioni sulla campagna elettorale americana. La società di private equity fondata da Romney nel 1984 è finita infatti nel mirino del procuratore generale di New York Eric Schneiderman, eletto due anni fa fra le fila del partito democratico e molto vicino all’amministrazione Obama, sospettata di elusione fiscale.
Nelle ultime settimane, con un tempismo alquanto singolare, Schneiderman avrebbe cominciato a indagare sulle maggiori società di private equity americane, che avrebbero abusato di alcune norme fiscali per pagare meno tasse. L’indagine è stata svelata dal New York Times, secondo cui al centro dell’indagine, oltre a Bain, ci sarebbero anche Kohlberg Kravis Roberts & Co, TPG Capital, Sun Capital Partners, Apollo Global Management e Silver Lake Partners. Nelle ultime settimane il procuratore generale newyorkese avrebbe inviato mandati a una decina di società per ottenere documenti che potrebbero smascherare la prassi di convertire commissioni in fondi di investimento, sui quali è in vigore un’aliquota inferiore rispetto al reddito ordinario. Una tecnica controversa, considerata da alcuni perfettamente regolare, da altri aggressiva e al limite della legalità, che permette alle società di usufruire di una tassazione al 15%, l’imposta federale sui capital gain, di molto inferiore al 35% previsto per i profitti ordinari. È così che Bain Capital, secondo le accuse, avrebbe risparmiato oltre 200 milioni di dollari. Arrivata appena due giorni dopo la fine della convention repubblicana di Tampa, momento in cui si registra generalmente un picco di consensi per il candidato che ha ricevuto l’investitura del partito, in molti hanno avuto però la sensazione che l’indagine possa avere motivazioni politiche e sia volta a colpire Mitt Romney, che ha lasciato Bain nel 1999 ma continua a ricevere profitti dalla società che ha fondato e ha investimenti in alcuni dei fondi incriminati. “Alcuni manager delle società temono che Schneiderman stia cercando di mettere in imbarazzo l’industria a causa delle radici di Romney a Bain Capital”, afferma il quotidiano newyorkese, specificando però che altri manager ritengono invece che la mossa rientri nel tentativo dello Stato di recuperare fondi, parte del programma del procuratore. Lo staff di Romney ha comunque subito smentito le accuse. “Investire le commissioni è una pratica comune, accettata e totalmente legale”, ha affermato R. Bradford Malt, avvocato del candidato repubblicano che gestisce gli investimenti di famiglia. “In ogni caso l’accordo siglato al momento della sua uscita non consente a Romney o al suo blind trust nulla del genere e posso confermare che non hanno mai fatto ricorso a tale pratica, né prima né dopo l’addio a Bain Capital”. Nonostante la smentita del suo avvocato, per Romney si tratta però di un colpo basso, ricevuto nel momento più importante della campagna elettorale e in un territorio in cui è piuttosto sensibile. Le polemiche sulle dichiarazioni dei redditi lo hanno accompagnato per tutto l’anno, con i democratici che lo hanno spesso invitato a pubblicare quelle degli ultimi dieci anni. Romney, la cui fortuna è stimata in 250 milioni di dollari, si è invece limitato a quelle del 2011, in cui ha versato al fisco il 15 per cento, e del 2012, in cui ha pagato il 13,9 per cento di tasse. Pochi giorni fa, inoltre, il sito Gawker ha pubblicato centinaia di pagine di documenti fiscali di Bain, invitando i lettori ad analizzarli e a segnalare irregolarità. Il passato in finanza di Romney torna dunque ad aleggiare spettrale sulla sua campagna elettorale, ma lo scandalo Bain potrebbe avere ripercussioni anche su Obama e sul partito democratico, che domani inizia la propria convention a Charlotte. I repubblicani, finora tiepidi nei confronti di Romney, potrebbero infatti provare a vendicare il colpo basso subito e fare quadrato attorno al proprio candidato. E questa, per Obama, non sarebbe una buona notizia.

Il Giornale, 3 settembre 2012

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