Charlotte. La convention democratica di Charlotte si è chiusa con il trionfo di Barack Obama, che ha ricevuto l’investitura del partito e del suo popolo in vista delle elezioni di novembre. Quella di giovedì è stata per il presidente americano la notte della maturità. Ha affrontato con voce calma il discorso più importante degli ultimi quattro anni e dei prossimi due mesi, durante i quali si darà battaglia con il candidato repubblicano Mitt Romney. Obama ha parlato con l’autorevolezza del presidente in carica, evitando l’impeto del candidato rampante con cui quattro anni fa aveva sfidato e sconfitto John McCain.
Ha usato un tono rassicurante, illustrando i successi ottenuti durante i quattro anni di presidenza e chiedendo più tempo per tirare fuori il paese dalle secche di una ripresa economica lenta e infinita. “L’America non è in declino”, aveva tuonato con fermezza un’ora prima il vicepresidente Joe Biden, a cui era spettato il compito di neutralizzare gli attacchi repubblicani. La strada è lunga, ma l’America è pronta a ripartire, ha sostenuto Obama durante il discorso con cui giovedì notte ha accettato la nomination democratica. A rendere più scivolose le sue parole, tuttavia, ci ha pensato qualche ora dopo il dato sull’occupazione pubblicato dal dipartimento del Lavoro: nonostante la disoccupazione sia calata all‘8,1%, l’economia americana ha aggiunto meno posti di lavoro del previsto, 96.000 contro i 125.000 attesi. Obama ha offerto però al paese il suo piano: un milione di posti di lavoro nell’industria manifatturiera entro il 2016 con le esportazioni raddoppiate entro il 2014, taglio del 50% delle importazioni di petrolio, nuovi investimenti con i soldi risparmiati nelle guerre e riduzione del deficit di oltre 4.000 miliardi di dollari nel prossimo decennio. Appoggiandosi a Franklin Roosevelt, il presidente che domò la Grande Crisi del ‘29, Obama ha spiegato che “ci vorranno anni per risolvere i problemi che si sono sommati per decenni, ci vorrà un impegno comune, una responsabilità condivisa” per ripartire. “Sappilo America, i nostri problemi possono essere risolti”, ha affermato con enfasi, parlando di “un piano vero e raggiungibile che porterà verso nuovi posti di lavoro, nuove opportunità, e ricostruirà questa economia su fondamenta più solide”. Obama ha puntato sul salvataggio di Detroit e sul piano energetico che renderà l’America non più dipendente dal petrolio straniero, ha rivendicato di aver tratto in salvo l’economia americana. Ha ricordato di aver messo fine alla guerra in Iraq e ha promesso che nel 2014 anche il lungo conflitto in Afghanistan sarà concluso. “Oggi una nuova torre cresce nello skyline di New York, al Qaida va verso la sconfitta e Osama bin Laden è morto”, ha dichiarato fra gli applausi convinti del pubblico. Mentre la Time Warner Cable Arena di Charlotte ribolliva, Obama ha ricordato di aver mantenuto le proprie promesse, ha cavalcato la riforma sanitaria e assicurato che il Medicare, il sistema di assistenza sanitaria per gli anziani, non sarà toccato. Si è appellato alla middle class e alle piccole imprese, elettorato necessario per vincere a novembre in Ohio e Michigan. Ha accarezzato l’immigrazione, chiedendo l’aiuto delle minoranze che saranno fondamentali in Florida e che il partito democratico è stato abile e lungimirante nel condurre al centro del proprio progetto, con l’obiettivo ambizioso ma non più impossibile per il 2016 di conquistare grazie al voto degli ispanici il Texas, roccaforte repubblicana. “Quella che avete davanti è la scelta più chiara mai presentatasi a una generazione”, ha spiegato illustrando i progetti opposti fra cui l’America si troverà a scegliere il 6 novembre: da un lato l’individualismo dei repubblicani, “che puntano ad abbassare le tasse ai più ricchi”, dall’altro la visione democratica incentrata sullo Stato che tende la mano con gli sgravi fiscali alla classe medie e offre una rete di protezione ai cittadini più bisognosi. “Non ho mai detto che questo viaggio sarebbe stato semplice e non lo prometto ora”, ha concluso dando una sfumatura kennedyana alla propria notte. “Il nostro è un cammino più difficile ma che ci conduce verso un luogo migliore. La strada è più lunga, ma la percorriamo insieme. Non voltiamo le spalle, non lasciamo nessuno indietro, ci aiutiamo a sollevarci a vicenda. Ci rafforziamo con le nostre vittorie e impariamo dai nostri errori, ma teniamo gli occhi fissi verso quell’orizzonte lontano, sapendo che la Provvidenza è con noi e che abbiamo la fortuna di essere cittadini della più grande nazione della terra”. Il pubblico è in piedi, lo applaude commosso mentre riceve l’abbraccio della famiglia e sulla platea scendono i coriandoli. La festa è finita e nei corridoi dell’arena di Charlotte riecheggia un unico coro, potente. “Fired up, ready to go”.

Il Giornale, 8 settembre 2012 (Pag 14)

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