Obama pronto a vietare le armi. E l’America corre a fare scorta

New York. A meno di un mese dalla strage di Newtown, in Connecticut, l’America ha ripreso la corsa alle armi. Dallo scorso 14 dicembre, il giorno in cui Adam Lanza entrò nella scuola elementare di Sandy Hook armato fino ai denti e uccise venti bambini e sei adulti, gli iscritti alla National Rifle Association sono infatti aumentati vertiginosamente: oltre 100mila nuovi membri hanno pagato all’associazione dei possessori di armi la quota annuale da 35 dollari, portando il numero totale degli iscritti a 4,2 milioni. La Nra ha deciso di prendere parte al dibattito sul controllo delle armi in questo modo e punta ora ad arrivare a 5 milioni di iscritti, mentre gli americani, intimoriti da un divieto che stavolta potrebbe arrivare davvero, sembrano così correre a fare scorta, per difendersi da chi invece le armi le ha già. Dall’altro lato della barricata il vice presidente Joe Biden, secondo cui nel Paese starebbe aumentando la disapprovazione nei confronti dei fucili d’assalto, è a capo di una task force che martedì presenterà a Barack Obama un piano per evitare che stragi come quella di Sandy Hook si verifichino ancora. Il vice presidente sta lavorando senza sosta e giovedì ha ricevuto una delegazione della Nra all’Eisenhower Executive Building per cominciare le trattative. Le due parti si sono trovate però molto distanti. Dopo l’incontro, la Nra ha rilasciato infatti un comunicato in cui si diceva «delusa» e specificava che «il meeting aveva poco a che fare con la sicurezza dei bambini ed era più che altro un attacco al secondo emendamento» della Costituzione americana, che stabilisce il diritto dei cittadini a possedere armi ed era stato introdotto nel 1791 dai padri fondatori per difendere gli Stati Uniti dalle intromissioni del governo federale e dagli invasori stranieri. Le ventisette parole del secondo emendamento hanno però generato negli anni enorme confusione e sono al centro di uno scontro culturale fra chi sostiene che i cittadini americani abbiano il diritto di possedere armi da fuoco di ogni tipo per difendere la propria famiglia, chi si batte per un severo controllo sulla vendita e chi ritiene che i fucili d’assalto dovrebbero essere banditi, come il sindaco di New York Michael Bloomberg, che ha lanciato un programma cittadino per ricomprare armi. La questione è complicata e Biden punta a introdurre un piano in cinque punti per prevenire episodi di violenza come quelli di Sandy Hook, Aurora o del tempio Sikh di Milwaukee. Nel 2012 si sono verificati negli Stati Uniti 16 mass shooting che hanno portato alla morte di 88 persone e il vicepresidente ha chiarito che non c’è modo di risolvere il problema, ma che il governo deve lavorare per «diminuire le probabilità». Oltre a rendere illegali le armi d’assalto, Biden sta considerando dunque di richiedere controlli approfonditi su chiunque compri armi, di intensificare lo studio degli incidenti che coinvolgono armi da fuoco e di responsabilizzare i proprietari di armi affinché queste non finiscano nelle mani sbagliate. Le proposte di Biden sono state però rigettate dalla Nra, che si oppone a nuove leggi e chiede invece di mettere guardie armate nelle scuole, fedele alla linea del suo amministratore delegato e vicepresidente esecutivo Wayne LaPierre. «L’unico modo di fermare un uomo cattivo con la pistola è un uomo buono con la pistola», aveva commentato nei giorni successivi alla strage di Newtown. Nelle stesse ore in cui Biden giovedì incontrava i leader della Nra, però, un sedicenne di Bakersfield, in California, è entrato in classe, ha sparato quattro volte a un compagno e ha tentato di colpirne un altro prima di essere fermato dall’insegnante, ferito leggermente alla testa. In tasca aveva altri venti proiettili. Poteva essere l’ennesima tragedia americana, ma si è conclusa con un solo ferito, ricoverato in gravi condizioni all’ospedale. E Biden, alla ricerca di idee per fermare la violenza, si è rivolto ieri anche all’industria dei videogiochi.

Il Giornale, 12 gennaio 2012

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