Obama s’inceppa, poi giura per il bis

Washington. Migliaia di bandierine a stelle e strisce sventolano senza sosta sul National Mall, invaso da una folla in festa che dalla scalinata di Capitol Hill si spinge fino all’obelisco e oltre, dove la vista non arriva. Il popolo democratico è accorso a Washington da tutti gli Stati Uniti per stringersi attorno al proprio presidente. È una platea felice, che avvolta in sciarpe di lana e cappelli colorati attende il giuramento pubblico di Barack Obama, il 44esimo presidente degli Stati Uniti che domenica ha inaugurato il suo secondo mandato. A Washington il cielo è grigio e senza luce, il sole tiepido del giorno precedente è solo un ricordo. Il vento soffia gelido sulla capitale vestita a festa, ma non ne ha raffreddato l’entusiasmo. Famiglie afroamericane si abbracciano orgogliose e coppie di mezza età sorridenti e con i capelli bianchi si tengono per mano mentre raggiungono i propri posti. I sostenitori più giovani sono partiti dalle università con gli amici o i genitori sfruttando il Martin Luther King Day, giorno di festa nazionale. Nessuno voleva mancare. «Wow», si lascia sfuggire una signora afroamericana con un cappello di pelliccia mentre scatta una foto. «Ripensando a quattro anni fa devono essere almeno quattro milioni di persone». Le stime in realtà parlano di 800mila persone, molto meno del milione e mezzo del primo mandato, ma lo spettacolo resta impressionante. Dopo quattro anni difficili gli Stati Uniti non hanno perso la voglia di abbracciare un presidente molto vicino al suo popolo, umano, nonostante le promesse mancate che alcuni gli imputano. I primi applausi arrivano per l’ingresso del Senato, gli unici fischi sono per il deputato del Wisconsin Paul Ryan, ex candidato alla vicepresidenza e stella dei Tea Party, osso duro per i democratici al Congresso. Pochi minuti prima delle undici Obama raggiunge Capitol Hill, attraversando due ali di sostenitori elettrizzati, assiepati lungo Pennsylvania Avenue. Il primo boato della folla è per Jimmy Carter, arrivato con la moglie Rosalynn, poi è il turno del vicepresidente Joe Biden, infine è il momento di Barack e Michelle. Sorridenti, emozionati. Il Mall ribolle – l’eco delle urla arriva fino ai piedi della scalinata – poi esplode quando i maxischermi mostrano Bill e Hillary Clinton a braccetto nei corridoi di Capitol Hill. Fra gli ex presidenti ancora in vita mancano solo i Bush, che hanno rinunciato a causa delle condizioni di salute del più anziano, appena dimesso dall’ospedale. Le migliaia di bandierine sventolano senza sosta, in attesa dell’entrata in scena di Obama. Prima sfilano i figli di Biden, poi Sasha e Malia nei loro abiti viola, infine Michelle, che prende posto vicino alle figlie infreddolite. L’ingresso del presidente è salutato da un coro festoso in suo onore, poi il senatore democratico di New York Chuck Schumer, responsabile dell’organizzazione, dà il via alla 57esima cerimonia inaugurale. «Gli americani sono pratici, ottimisti e sanno risolvere i problemi», afferma nel tripudio. «È per questo che l’America prevale, prospera». Dopo la preghiera, affidata all’icona dei diritti civili Myrlie Evers-Williams che per errore indica Obama come il 45esimo presidente, arriva il momento del giuramento. Emozionato, con la mano sinistra poggiata sulle bibbie di Abramo Lincoln e di Martin Luther King, il presidente fissa negli occhi il Chief Justice John Roberts. «Giuro solennemente» ripete Obama «di ricoprire fedelmente la carica di presidente degli Stati Uniti». Esita. «E che al meglio delle mie possibilità proteggerò e difenderò la Costituzione degli Stati Uniti». Parte l’applauso commosso, ha inizio il suo secondo e ultimo mandato.

Il Giornale, 22 gennaio 2013

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