New York. Soffiano venti di guerra sul 38esimo parallelo. La minaccia nucleare della Corea del Nord sta mettendo in apprensione Washington, che si trova di fronte all’incubo di un nuovo conflitto. La crisi è concreta, e il presidente Barack Obama è consapevole di non poter adottare una linea morbida in risposta a Pyongyang. Proprio per replicare alle minacce in arrivo dall’Asia, a inizio anno il governo americano aveva redatto un playbook, una serie di repliche prestabilite alle provocazioni nordcoreane, che includeva dimostrazioni di forza militare come il dispiegamento di bombardieri B-52 e B-2 e dei caccia F-22 durante il Foal Eagle, l’annuale esercitazione congiunta con la Corea del Sud. Il piano, messo a punto durante il mandato dell’ex segretario alla Difesa Leon Panetta, era stato ripreso e sostenuto con vigore dal suo successore, Chuck Hagel. Ieri il Wall Street Journal, il primo media americano a svelare l’esistenza del playbook, ha affermato però che Obama, nel tentativo di non provocare il giovane e imprevedibile dittatore Kim Jong-un, starebbe cercando di abbassare i toni della crisi. “Il timore è di rafforzare la prospettiva di incomprensioni da parte dei nordcoreani”, ha specificato una fonte anonima dell’amministrazione al quotidiano newyorkese. In realtà il presidente americano ha deciso di usare il pugno di ferro contro le ripetute provocazioni nordcoreane, e ha immediatamente inviato un sistema di difesa antimissilistico a Guam, territorio americano nelle Isole Marianne e base strategica nell’Oceano Pacifico, distante appena 3.400 chilometri da Pyongyang. Secondo le fonti interpellate dal Wall Street Journal, gli Stati Uniti non credono che la Corea del Nord voglia lanciare azioni militari in risposta alle esercitazioni congiunte con Seoul, ma temono qualche mossa avventata. A confermare la paura di Washington sono arrivate le dichiarazioni di alcuni membri dell’amministrazione Obama, secondo cui una serie di intercettazioni indicherebbe che i nordcoreani potrebbero lanciare i primi missili già nei prossimi giorni. Gli esperti ritengono tuttavia che la Corea del Nord non disponga della tecnologia necessaria per armare i propri missili con testate nucleari. Mercoledì sera il segretario alla Difesa americano Hagel ha puntualizzato che gli Stati Uniti e le altre potenze dell’area pacifica non hanno intenzione di peggiorare una situazione già “complicata e infiammabile” e ha invitato Pyongyang ad abbassare i toni. Nel frattempo il Pentagono ha comunicato che l’invio del sistema antimissilistico sull’isola di Guam ha uno scopo puramente precauzionale. Anticipando però di due anni l’invio del sistema di difesa – inizialmente previsto per il 2015 – gli Stati Uniti hanno mandato un segnale inequivocabile, invitando Pyongyang a rinunciare ad azioni militari contro il territorio americano e nei confronti della Corea del Sud. L’ultima volta che gli Stati Uniti si sono mobilitati seriamente contro le minacce nordcoreane risale all’estate del 2006, quando l’allora segretario alla Difesa Donald Rumsfeld ordinò all’esercito di prepararsi a intercettare un missile a lunga gittata lanciato da Pyongyang durante un’esercitazione, che però esplose in volo. “Ora la Corea del Nord dispone di capacità nucleare”, ha affermato Hagel. “E’ tornata ad assumere una retorica bellicosa e pericolosa, e alcune delle azioni che hanno intrapreso nelle ultime settimane rappresentano un pericolo chiaro e reale”.

Il Giornale, 5 aprile 2013 (Pag 14)

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