La ragazza della porta USB accanto

Alla fine degli anni Novanta New York aveva circa 35.000 telefoni pubblici. Oggi, con la diffusione di internet e cellulari, ne sono rimasti 11.412. In poco più di un decennio il loro ruolo è mutato radicalmente, e ora giacciono malinconici lungo le strade cittadine. È per questo che la città di New York ha lanciato un concorso di design per ideare le cabine telefoniche del futuro. Ha ricevuto 125 progetti e in un pomeriggio di inizio marzo una giuria ha selezionato i sei finalisti. Ma noi non siamo qua per parlare di questo. Parleremo invece di Rachel Haot, che presenta concorso e finalisti ostentando sicurezza, nonostante un sorriso imbarazzato. Indossa un sobrio tailleur nero dal taglio raffinato, una camicetta di seta blu e stivali senza tacco che la aiutano a camuffare un’altezza fuori dalla norma, 182 centimetri che nulla tolgono alla sua grazia naturale. Sorride, strizza gli occhi e stringe mani a un pubblico ben pettinato di designer e architetti con colletti alla coreana e occhiali Warby Parker. Ammettiamolo. Rachel Haot è di una bellezza che ha poco di ordinario. Non ha ancora compiuto trent’anni ed è il primo chief digital officer nella storia di New York. Nel gennaio di due anni fa il sindaco Michael Bloomberg l’ha chiamata a tracciare le strategie digitali e a guidare la rivoluzione tecnologica cittadina.

Il suo compito è di stimolare l’interazione fra amministrazione e cittadini, che attraverso internet, app e social network possono così ricevere istruzioni in caso di emergenza, pagare le bollette online, trovare appartamenti economici e persino caricare foto geolocalizzate per invitare il comune a riparare le buche sulle strade.

Lo stesso concetto su cui si basava GroundReport, il sito di citizen journalism fondato nel 2006 da Rachel, quando ancora di cognome faceva Sterne e non aveva sposato Max Haot, belga, figlio di un albergatore di Montpellier. Sono una delle coppie più influenti del mondo dei media newyorchese: lei dirige il team digitale dell’amministrazione, lui è fondatore e amministratore delegato di Livestream, piattaforma che permette a chiunque abbia una telecamera di trasmettere video in diretta. Rachel è cresciuta a Brooklyn e ha costruito il suo primo sito internet quando aveva appena 13 anni. Ha studiato storia alla New York University, anni in cui ha passato un’estate in Francia come ragazza alla pari, ha lavorato come volontaria in una riserva indiana del Montana e ha fatto uno stage con un consigliere comunale newyorkese. Subito dopo la laurea ha cominciato a stringere i rapporti con la comunità tecnologica newyorkese, alla ricerca dell’idea giusta. In quei mesi è nato GroundReport, progetto che non le ha portato soldi, ma sicuramente notorietà. E così a 25 anni era già una figura di spicco nel panorama mediatico newyorkese.

Da lì in poi la scalata: pundit dell’Aspen Institute, Ted Talk, cattedra da professore aggiunto alla business school della Columbia. Fino alla chiamata di Bloomberg. Da allora guida la rivoluzione digitale di New York, ha riempito 20 moleskine di appunti e ha due obiettivi: portare il wi-fi nelle 277 stazioni sotterranee della metropolitana e migliorare, parole sue, la vita di tutti i newyorchesi.

IL, 12 aprile 2013

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