«Il default sarebbe una bomba nucleare, un’arma troppo orribile solo per pensare di usarla». Giunto all’ottavo giorno di shutdown, e con la scadenza del 17 ottobre sempre più vicina, il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama prende a prestito una definizione del miliardario Warren Buffett, che nei giorni scorsi aveva usato parole forti contro la minaccia repubblicana di non alzare il tetto del debito. Il Presidente, che ha indetto una conferenza stampa alla Casa Bianca all’ultimo minuto, è apparso esitante e spossato. «Un default sarebbe assurdo, catastrofico e provocherebbe uno shutdown dell’economia, che peserebbe innanzitutto sulle spalle delle famiglie e delle imprese americane», ha puntualizzato Obama. «Sono pronto a discutere con i repubblicani», ha continuato, «ma dico no allo shutdown e alla minaccia di creare un caos economico. Non è possibile minacciare la recessione perché si sono perse le elezioni. Non è così che funziona. Basta scuse. Il congresso vada al voto e riapra lo Stato federale prima possibile». Nel tentativo di mandare un messaggio ai Paesi che avevano espresso grande preoccupazione per il rischio di deafult, Obama ha precisato che gli Stati Uniti «hanno sempre pagato il conto, e continueranno a farlo». Lo shutdown potrebbe intanto avere serie conseguenze politiche sui repubblicani. Un sondaggio uscito negli ultimi giorni sostiene infatti che la serrata starebbe continuando a danneggiare l’immagine del partito, con conseguenze che potrebbero essere piuttosto pesanti alle prossime elezioni di metà mandato, in programma fra un anno. Secondo il rilevamento di Washington Post e Abc News, la disapprovazione nei confronti della linea repubblicana sarebbe salita al 70 per cento, in forte aumento rispetto alla scorsa settimana, mentre appena il 24 per cento degli intervistati sarebbe d’accordo con il modo in cui i deputati del Grand Old Party stanno portando avanti i negoziati sul debito federale. L’operato di Barack Obama continua invece a suscitare reazioni tiepide da parte dell’opinione pubblica, ma nel sondaggio il presidente ha fatto passi avanti rispetto alla scorsa settimana, guadagnano sei punti percentuali e raggiungendo il 51 per cento. Numerosi leader repubblicani avevano messo in guardia il partito sulle conseguenze dello shutdown, prima che questo cominciasse, sostenendo che avrebbe con molta probabilità danneggiato lo schieramento conservatore agli occhi degli elettori. Preoccupazione che è aumentata da quando la serrata è cominciata ed è stata cavalcata con vigore da Obama. Il presidente, infatti, ha incolpato senza esitazione i deputati repubblicani dell’attuale stallo politico del Paese, sostenendo di non poter fare nulla per evitarlo. Il New York Times smentisce però la tesi di Obama e afferma che qualcosa potrebbe farlo. Un editoriale di Sean Wilentz, professore di storia a Princeton, spiega che l’atteggiamento dei deputati conservatori sarebbe «un’evidente violazione del 14esimo emendamento», secondo cui la validità del debito pubblico degli Stati Uniti, autorizzato per legge, «è sacrosanta e non deve essere messa in discussione». L’amministrazione Obama si è però sempre rifiutata di correre al riparo invocando la Costituzione. «Non crediamo che il 14esimo emendamento dia al presidente l’autorità di sbloccare la crisi», ha specificato giovedì scorso il portavoce della Casa Bianca Jay Carney, posizione ribadita domenica dal segretario al Tesoro Jacob Lew. Secondo Wilentz, invece, queste affermazioni non avrebbero fondamenti nella storia del 14esimo emendamento, approvato dal Congresso e successivamente inviato agli Stati per la ratificazione nel giugno del 1866. La sezione sul debito pubblico era stata stilata per assicurarsi che il governo non fosse responsabile dei debiti accumulati dai Confederati sconfitti durante la Guerra civile, ma anche per assicurare che i suoi stessi debiti fossero onorati. Man mano che la stesura procedeva, il principio dell’inviolabilità del debito pubblico era stato esteso non solo a quelli di guerra, ma a tutti i futuri debiti accumulati dagli Stati Uniti. Secondo il quotidiano newyorkese, minacciando di non alzare il tetto del debito, i repubblicani alla Camera violerebbero un principio fondamentale della Costituzione. Al tempo stesso l’amministrazione Obama, rifiutando il principio costituzionale, non starebbe però facendo tutto il possibile per difendere la Costituzione americana. È possibile che se il Presidente impugnasse il 14esimo emendamento, i repubblicani alla Camera proverebbero a metterlo in stato d’accusa. Secondo il New York Times, però, sarebbe un rischio da correre: Obama avrebbe fatto il suo dovere costituzionale, salverebbe il Paese e si guadagnerebbe la gratitudine delle persone.

Il Giornale, 9 ottobre 2013 (Pag 15)

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