Debito Usa, la Borsa sente aria di intesa

New York. I repubblicani rilanciano e mettono Barack Obama con le spalle al muro: se il Presidente rifiutasse l’accordo, infatti, rischierebbe di prolungare lo stallo politico che sta portando l’America sull’orlo del default. La controffensiva repubblicana, sferrata nella notte di giovedì dopo l’incontro fallito fra le due parti, ha trasformato le trattative in una partita a scacchi. Secondo quanto riportato da Politico, le ultime proposte sarebbero state presentate al Presidente da alcuni tecnici repubblicani che lo hanno raggiunto alla Casa Bianca nella notte fra giovedì e venerdì: sul piatto, oltre all’innalzamento del tetto del debito per sei settimane, ci sarebbe anche una riapertura temporanea dello Stato federale, almeno fino al 15 dicembre. Si tratterebbe dunque di una via d’uscita provvisoria. In cambio il partito conservatore ha chiesto a Obama di trattare su due fronti: i tagli alla spesa e la riforma fiscale. I deputati repubblicani attendono una risposta, e intanto hanno fissato l’incontro del partito per questa mattina alle 9. Ieri, nel frattempo, i senatori repubblicani hanno incontrato il Presidente Obama con grande fiducia. «E’ un’ottima opportunità per scambiare idee franche con il Presidente», ha spiegato in mattinata il leader della minoranza in Senato, il repubblicano del Kentucky Mitch McConnell, prima di entrare alla Casa Bianca. Secondo McConnell, prima di innalzare il tetto del debito il partito conservatore vorrebbe introdurre «riforme di buonsenso», ma la scadenza del 17 ottobre è sempre più vicina e nessuno dei due schieramenti vuole correre il rischio terribile dell’insolvenza. «Questo è il punto chiave: nessuno vuole il default», ha precisato il senatore del Kentucky. «Lasciamoci alle spalle questo folle chiacchiericcio sul default e invece cerchiamo di trovare una soluzione». Giunti all’undicesimo giorno di serrata, i senatori repubblicani – fra le cui fila si contano moderati al lavoro per stilare un accordo ma anche un capopopolo ultraconservatore come il senatore texano Ted Cruz, uno dei maggiori oppositori della riforma sanitaria – tendono dunque una mano al Presidente. Obama resta però sulle sue posizioni: finché non si mette fine allo shutdown, il Presidente non è disponibile a trovare accordi. Secondo un sondaggio di Nbc News e del Wall Street Journal pubblicato ieri, intanto, la serrata starebbe danneggiando il partito repubblicano: il 53 per cento degli intervistati ritiene il partito conservatore responsabile dello stallo politico, e il 47 per cento preferisce un Congresso controllato dai democratici. Solo il 39 per cento dice di volere Capitol Hill in mano ai repubblicani. Con le elezioni di metà mandato che si avvicinano – mancano tredici mesi – non si tratta di un’ottima notizia per il Gop. Anche per questo i leader del partito sono convinti di non poter votare a favore di un accordo per riaprire il governo senza ottenere in cambio qualche concessione per salvare la faccia, e secondo Cbs sono convinti di aver chiarito questa posizione nell’incontro di giovedì notte. L’accordo temporaneo, insomma, sarebbe un tentativo di incontrarsi a metà strada. Ieri mattina una risposta è arrivata però dal leader di maggioranza in Senato Harry Reid, che ha puntato il dito contro lo speaker della Camera John Boehner, deputato repubblicano dell’Ohio. «Sembra che voglia rischiare il default giorno dopo giorno per ottenere concessioni politiche estreme», ha affermato sul floor il senatore democratico del Nevada, secondo cui la proposta repubblicana sarebbe incoraggiante, ma non ancora sufficiente a dare stabilità economica al Paese.

Il Giornale, 12 ottobre 2013

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