Il condom uccide la San Fernando Valley, capitale del porno americano

NEW YORK – Il preservativo sta mettendo a rischio l’economia della San Fernando Valley, la capitale del porno americano. Circondata dalle montagne e bruciata dal sole, fin dagli anni Settanta nella «valle del porno» ha sede l’industria a luci rosse della contea di Los Angeles. Da quando lo scorso marzo è entrata in vigore la legge che obbliga gli attori a indossare il preservativo sul set, però, il numero di permessi per girare film per adulti nella contea di Los Angeles è crollato del 95%: nel 2012 sono state emesse 480 autorizzazioni, mentre nei primi nove mesi di quest’anno soltanto ventiquattro. I dati resi noti da Film LA, l’associazione no profit che concede i permessi, hanno immediatamente scatenato la reazione dei produttori a luci rosse, che fin dagli anni Ottanta si battono contro il preservativo e che sono tornati all’attacco.

REFERENDUM – Il 6 novembre dello scorso anno il 57 per cento degli elettori nella contea di Los Angeles, che raggruppa 88 città, ha votato a favore della Measure B, il referendum promosso dalla Aids Healthcare Foundation che ha reso obbligatorio il preservativo sui set dei film a luci rosse. Attori, registi e produttori pornografici hanno dichiarato guerra al referendum e hanno portato in tribunale la contea, sostenendo che la legge sia una violazione del primo emendamento della Costituzione americana, che sancisce la libertà di espressione. Nonostante questo, la Measure B è entrata in vigore a marzo mettendo in ginocchio la San Fernando Valley, dove è prodotto circa il 90 per cento dei film distribuiti legalmente negli Stati Uniti e dove hanno sede le major del settore.

DANNI ECONOMICI – Il sindacato dell’industria a luci rosse, Free Speech Coalition, ha puntualizzato che la legge sta costando alla contea centinaia di migliaia di dollari solamente in permessi: un’autorizzazione costa normalmente 1.000 dollari e, secondo i dati diffusi da Film LA, nel 2013 la contea avrebbe già perso 456.000 dollari. Senza considerare le produzioni trasferite altrove e i posti di lavoro andati in fumo. Il settore a luci rosse genera circa 11 miliardi di dollari all’anno e crea 10.000 posti di lavoro in tutti gli Stati Uniti fra attori, truccatori, tecnici delle luci, muratori, catering, e web designer. Il porno con il preservativo, però, non vende. Nel 2004, dopo che cinque casi di Hiv avevano seminato il panico fra gli attori, l’industria aveva prima sospeso per un mese le riprese e optato poi per l’uso del preservativo. Le vendite erano però calate bruscamente, spingendo i produttori a tornare sui propri passi.

TRASLOCO – Secondo Free Speech Coalition, il nuovo tentativo di regolamentare l’industria pornografica sta danneggiando il bilancio della contea di Los Angeles, ma al tempo stesso sta facendo registrare un deciso aumento dei set nella vicina contea di Ventura. «Non deve sorprendere», ha spiegato al Los Angeles Times Diane Duke, amministratore delegato del sindacato. «Le case di produzione stanno cercando nuove aree fuori dalla San Fernando Valley». Altrove i set pornografici non sono però visti di buon occhio: dato il forte aumento di richieste, per esempio, la città di Camarillo ha emesso una moratoria per fermare le riprese per 45 giorni e sta valutando se applicare restrizioni. A Thousand Oaks, invece, il trasloco delle case di produzione sta facendo infuriare gli abitanti. «I residenti sentono gemiti e vedono persone nude», ha specificato Linda Parks, politico locale. Il preservativo obbligatorio sta allontanando l’industria a luci rosse dalla San Fernando Valley, ma le case di produzione sono determinate a non mollare. «L’industria è resistente e andrà avanti», ha spiegato Duke al Los Angeles Daily News. «Il punto è capire dove».

Corriere della Sera, 19 novembre 2013

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