New York, Israele e gli altri: le nuove Silicon Valley

La Silicon Valley resta leader mondiale nel campo dell’innovazione, ma in tutto il mondo stanno emergendo nuovi hub tecnologici. Il principale è a New York, denominato Silicon Alley – il vicolo del silicio, definizione che fa riferimento alle strette strade di downtown dove hanno sede le startup newyorkesi –, sul quale l’ex sindaco Michael Bloomberg ha investito molto. Il comparto tecnologico newyorkese è fra quelli in più rapida ascesa al mondo e paga stipendi per 30 miliardi di dollari all’anno, secondo nell’economia cittadina solo al settore finanziario. Dal 2007, l’industria è cresciuta dell’11%, aggiungendo 26.000 posti di lavoro.

Ad Austin, Texas, si parla invece di Silicon Hills. Qua, da 25 anni, si tiene il festival musicale SXSW, divenuto recentemente un evento di riferimento anche per la comunità tecnologica. Oggi la capitale texana è considerata una destinazione alla moda per le startup, ed è una delle aree che riceve più investimenti di venture capital in tutto il Paese. Lo Stato, inoltre, offre alle aziende incentivi per 19 miliardi di dollari all’anno. Si dice che un terzo delle aziende arrivate in Texas siano state fondate in California, per poi scappare a causa dei costi troppo alti.

Uscendo dai confini degli Stati Uniti, a Tel Aviv sta emergendo la Silicon Wadi, che in ebraico significa per l’appunto valle, dove, secondo Forbes, si concentrerebbe il maggior numero di startup pro-capite al mondo. Nel Nasdaq, il listino tecnologico di New York, sono quotate ben 61 società con sede a Tel Aviv, più di Europa, Giappone, Corea e Cina messe insieme.

In Europa sta crescendo invece rapidamente l’industria tecnologica di Londra. La Tech City Investment Organization, finanziata dal governo, offre agli imprenditori britannici strategie, sostegno e connessioni internazionali, mentre il Technology Strategy Board elargisce finanziamenti pubblici alle startup meritevoli. A East London hanno sede circa 3.000 aziende tecnologiche, che danno lavoro a circa 50.000 dipendenti nell’economia digitale.

Bangalore, in India, ha puntato sul settore tecnologico fin dagli anni Settanta, quando il governo statale stanziò un grande terreno per la costruzione di una cittadella elettronica fuori città. Dopo la liberalizzazione economica degli anni Novanta, l’esportazione di software ha cominciato a crescere rapidamente. Oggi l’industria tecnologica crea circa 200.000 nuovi posti di lavoro l’anno, impiega circa 10 milioni di persone e genera un giro d’affari di 17 miliardi di dollari all’anno.

Altri poli tecnologici di rilievo sono considerati: Berlino, Brno, Il Cairo, Pechino, Santiago del Cile, Shenzhen, Singapore, Sydney e Toronto, oltre a Boston, Chattanooga, Chicago, Denver, Detroit, Las Vegas, Philadelphia, Phoenix, Seattle e Washington negli Stati Uniti.

Corriere della Sera, 16 aprile 2014

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