La Beaver Country Day School si trova in un vecchio edificio in mattoncini rossi di Chestnut Hill, in Massachusetts, un silenzioso sobborgo di Boston. È una scuola privata con classi dalle elementari al liceo e non è distante dal dormitorio di Harvard in cui Mark Zuckerberg, dieci anni fa, ha inventato Facebook. A settembre, è diventata la prima scuola d’America a inserire l’informatica nei programmi di tutte le sue classi.

Negli anni Settanta, quando furono istituite le prime classi d’informatica nelle scuole, per utilizzare i computer era necessario impartire istruzioni in un linguaggio specializzato. Le lezioni si focalizzavano quindi sulla programmazione, ma erano facoltative e pensate per gli studenti più grandi. Nel decennio successivo, l’avvento di software e interfaccia grafiche provocò un profondo cambiamento nei programmi scolastici e si cominciarono a insegnare principalmente scrittura e programmi di grafica. Per questo motivo gli studenti che seguivano corsi d’informatica uscivano dalle scuole senza saper programmare.

Oggi che la tecnologia digitale è alla base dell’economia, però, c’è una grande carenza di programmatori, evidenziata dagli alti stipendi che ricevono e dalla crescente domanda del mercato: secondo un recente rapporto di Code.org, nel 2020 ci saranno oltre 1,4 milioni di posti di lavoro nel settore tecnologico, ma appena 400.000 ragazzi studieranno informatica al college.

Questo ha portato a credere, come sostiene l’Economist, che un’istruzione completa abbia bisogno di solide fondamenta nel coding, così come in chimica, biologia o fisica. Per questo motivo molte scuole americane hanno deciso di introdurre corsi di programmazione. «Non c’è mai stata una crescita così rapida in America», spiega a Studio Elliot Soloway, professore della University of Michigan che dedica la sua ricerca all’uso della tecnologia nell’istruzione. «I corsi di coding si stanno diffondendo alla velocità di un incendio incontrollato».

A partire dal prossimo anno scolastico, trenta distretti scolastici in tutto il Paese introdurranno classi di programmazione, principalmente nelle high school, ma anche alle scuole elementari e medie. In nove stati, inoltre, i corsi di informatica non saranno più ritenuti facoltativi, ma riceveranno gli stessi crediti dei corsi obbligatori di scienze o matematica. Nei prossimi cinque anni il sistema scolastico pubblico di Chicago ha in progetto di introdurre le lezioni di informatica come prerequisito per il diploma in tutti i 187 licei cittadini, e di istituire corsi nel 25 per cento delle scuole elementari e medie. A New York, invece, il sistema scolastico cittadino sta formando sessanta insegnanti che dal prossimo autunno insegneranno in quaranta licei, e a partire dal 2015 intensificherà il programma e lo estenderà alle scuole medie.

Il mondo oggi ruota attorno a smartphone, tablet e app, e una carriera da ingegnere informatico è considerata molto alla moda. Per questo motivo, secondo il New York Times, la programmazione è vista dai genitori americani non più come un’attività extracurricolare, ma come un talento basilare utile alla sopravvivenza, che potrebbe un giorno portare a un lavoro ben pagato o addirittura a una facile ricchezza.

Non sono però solo i genitori a spingere per le lezioni di informatica. A gennaio 2013, i gemelli Hadi e Ali Partovi hanno fondato Code.org, un’organizzazione no profit che offre lezioni gratuite d’informatica e ha intenzione di portare le classi di programmazione in tutte le scuole del Paese. «Il corso da 20 ore di Code.org per le elementari e le medie è stato adottato da 25.000 classi in appena sei mesi, e abbiamo firmato accordi per addestrare gli insegnanti in trenta distretti scolastici, per un totale di 2 milioni di studenti», ci spiega Hadi Partovi. «Molti gruppi stanno spingendo per l’inserimento dell’informatica. Noi siamo a capo di un movimento che è sostenuto da celebrità, politici, aziende tecnologiche e da oltre un milione di genitori».

Fra i principali finanziatori di Code.org ci sono anche Facebook e Microsoft. Bill Gates e Mark Zuckerberg hanno investito circa 10 milioni di dollari, accendendo dubbi sulla bontà dell’iniziativa, vista da alcuni come un tentativo di vendere computer alle scuole o di attirare nuovi clienti. «Dobbiamo incoraggiare i ragazzi almeno a valutare la possibilità di studiare informatica e di imparare il funzionamento di questa macchina che governa il mondo», scriveva però a gennaio Mike Cassidy sul San Jose Mercury News, uno dei principali quotidiani della Silicon Valley. «L’idea alla base del progetto non è di trasformare tutti gli americani in programmatori, ma di invogliarli – in particolar modo gli studenti – a capire l’informatica e a scoprire come questa influenzi sempre più il commercio, la politica, la medicina, l’istruzione, il design, la scienza e la società».

Studio, n.20, Estate 2014

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