Cavazzoni, storie dei pionieri biologici

«È sempre un inizio, e sempre si ricomincia, come abbiamo fatto noi 40 anni fa». Apicoltore dal 1978 e da dieci anni presidente di Alce Nero – marchio che dagli anni Settanta unisce oltre mille agricoltori biologici impegnati nel rispetto della terra, dell’uomo e dell’ambiente – Lucio Cavazzoni è convinto che «il pessimismo imperante dei nostri giorni vada combattuto», ritornando a una dimensione collaborativa del lavoro e cominciando con una battaglia per la qualità del cibo, e in particolare del grano, in uno scontro fra agricoltura biologica e industriale.

Questa è la traccia de I semi di mille rivoluzioni (Ponte alle Grazie, pp. 144, 13,50 euro), scritto insieme a Gaia de Pascale e in libreria dal 23 ottobre, un libro che raccoglie storie di terre, contadini, panificatori e cuochi che hanno portato avanti la rivoluzione dell’agricoltura biologica dall’Italia alla Danimarca, fino al Costa Rica. «Oggi è difficile sostenerlo, con la disoccupazione a livelli altissimi, ma il lavoro è un’opportunità per cambiare le cose e dare il nostro contributo», spiega Cavazzoni al telefono con il Corriere della Sera. «Bisogna uscire dalle corporazioni e superare i limiti culturali dei nostri settori per fare una battaglia positiva, che restituisca al lavoro il concetto di opportunità e bellezza. Noi, da agricoltori biologici, siamo i primi a lavorare e lottare con chiunque partecipi al cambiamento del mondo. Questo va fatto in rispetto della terra. È un atto contro il consumo, a favore del fruire senza rovinare».

Secondo Alce Nero, che deve il nome a uno sciamano Sioux divenuto simbolo di resistenza al sistema, i principi dell’agricoltura biologica si fondano sulla convinzione che la terra sia parte del mondo vivente, e che la sua fertilità marchi la separazione fra l’agricoltura biologica e quella industriale e chimica, che avvelena il pianeta. «Oggi, per esempio, il glutine è indigeribile a causa dell’azoto presente nei concimi chimici, tutti a base di petrolio, che provoca intolleranze. Alce Nero sono anche coloro che si staccano dalla visione dominante, che non si ribellano a uno stato di cose che porta a disuguaglianza, ingiustizia e consumo del pianeta. Io noto tanti Alce Nero attorno a me, non solo nell’agricoltura. Hanno un’idea diversa del consumo», spiega Cavazzoni. «Questo è un libro di possibilità, di speranza e di opportunità».

Biologico, però, spesso significa caro. Perché per mangiare sano bisogna spendere di più? «È un’agricoltura che produce meno e ha bisogno di più lavoro fisico e più intelligenza», spiega Cavazzoni. «Quando si compra un prodotto biologico si paga tutto, di quello convenzionale si paga solo una parte: resta un costo ambientale e sociale che sconteranno le prossime generazioni. Il prodotto biologico fa parte del ciclo vitale della terra e dovrebbe essere la normalità». Cavazzoni, insieme ad Alce Nero, si batte «per un mondo migliore». Ma come lo immagina? «Viviamo in un mondo di concentrazione: penso al potere, alla terra, alla cultura, all’industria o ai media», risponde. «Io lo vorrei al contrario, come una rete di partecipazione: una terra distribuita e non nelle mani di poche persone. Mi auguro che i beni siano più diffusi, così come le opportunità».

Corriere della Sera, 31 ottobre 2014

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