Putin firma dure sanzioni contro la Turchia. A Diyarbakir ucciso avvocato curdo

Ancora una giornata di tensione in Turchia, tra il perdurare dello scontro con i curdi e la crisi nei rapporti con la Russia. A Diyarbakir, la città a maggioranza curda nel sud-est del Paese, il presidente della locale associazione degli avvocati è stato ucciso a colpi di pistola al termine di una conferenza stampa in cui aveva appena lanciato un appello di pace. In serata, invece, Vladimir Putin ha firmato un decreto per introdurre rigide sanzioni economiche in risposta all’abbattimento del jet russo al confine fra Siria e Turchia, avvenuto pochi giorni fa: oltre a vietare l’importazione di alcuni prodotti turchi, sono stati introdotti divieti e limitazioni alle attività delle organizzazioni turche e sono stati vietati trasporti aerei charter fra i due Paesi . Dal primo gennaio, inoltre, i datori di lavoro russi non potranno assumere cittadini turchi, mentre le agenzie di viaggio russe non potranno vendere tour in Turchia.

L’omicidio dell’avvocato Tahir Elci è avvenuto nel distretto storico di Sur, a Diyarbakir, dove è stato immediatamente imposto il coprifuoco. «Chiediamo che da questa area restino fuori la guerra, i combattimenti, le armi, le operazioni militari», aveva appena affermato Elci, 49 anni, prima di essere raggiunto da un colpo di pistola alla testa. Insieme a lui è morto un poliziotto e tre persone sono rimaste ferite. Elci era noto per la sua posizione sul Pkk (il partito dei Lavoratori del Kurdistan), che — sosteneva — «non è un gruppo terroristico», ma «un’organizzazione politica armata con grande seguito». Per il governo di Ankara, invece, il Pkk è una «organizzazione terroristica» ed è fuorilegge. Proprio per queste dichiarazioni a metà ottobre Elci era stato arrestato e rilasciato dopo 24 ore. Per lui erano stati chiesi fino a sette anni e sei mesi di carcere, con l’accusa di «propaganda a favore un’organizzazione terroristica», ed era in attesa di processo.

«Questo incidente mostra quanto sia nel giusto la Turchia nella sua lotta determinato contro il terrorismo», ha commentato secco il presidente turco Recep Tayyp Erdogan, attribuendo l’omicidio proprio a ribelli del Pkk. L’omicidio di Elci ha provocato intanto scontri a Diyarbakir e a Istanbul (dove si sono radunate duemila persone), con la polizia turca che in entrambi i casi ha respinto i manifestanti con cannoni ad acqua e lacrimogeni. Nel frattempo l’Unione delle associazioni degli avvocati turchi ha chiesto a tutti i suoi vertici territoriali di recarsi a Diyarbakir in segno di solidarietà. «Questo terribile attacco non è stato contro il nostro fratello Tahir, ma contro tutta la Turchia. È un attacco alla nostra unità, alla nostra fratellanza», ha puntualizzato il presidente Metin Feyzioglu.

Corriere della Sera, 28 novembre 2015 (digital edition)

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