Tagliaboschi, sciarpe e gran calcio. La storia dei Timbers, i nuovi campioni del soccer

Il ventesimo campionato di calcio americano si è concluso domenica 6 dicembre incoronando i Portland Timbers, una squadra che appena cinque stagioni fa scendeva in campo per la prima volta nella Major League Soccer. In finale il team dell’Oregon ha battuto in trasferta i favoritissimi Columbus Crew di Federico Higuain — fratello maggiore ma meno dotato di Gonzalo — complici un disgraziato errore dopo 27 secondi del portiere Steve Clark, che pressato dall’argentino Diego Valeri ha calciato addosso all’avversario e ha poi guardato la palla rotolare in rete, e una svista clamorosa del guardalinee che ha permesso al settimo minuto la ripartenza conclusa in rete con un colpo di testa da Rodney Wallace. Il gol al tredicesimo del capocannoniere della stagione regolare (a pari merito con Sebastian Giovinco, con 22 reti) Kai Kamara non è bastato a spronare i Crew: Portland ha vinto a sorpresa nel gelo dell’Ohio e si è laureata campione della Mls Cup.

Quella del team dell’Oregon è una grande storia sportiva ma, al di là della cronaca, è anche uno straordinario successo culturale: dal giorno della prima partita — il 19 marzo 2011, una sconfitta per 3-1 contro i Colorado Rapids all’epoca campioni in carica — il Providence Park, lo stadio in pieno centro da 21 mila posti inaugurato nel 1926 e rinnovato per l’ultima volta quattro anni fa, è stato sempre tutto esaurito: novanta incontri consecutivi senza un posto libero, con 12 mila persone in lista d’attesa per acquistare un abbonamento stagionale. Quest’anno nella città delle rose — dove dal 1907 ogni anno, a giugno, si tiene un grande festival tematico — hanno registrato la sesta media spettatori (21.142 a partita) di un campionato che ha già superato per presenze medie (21.574) Argentina, Brasile e Francia. La Serie A è lontana solamente duemila spettatori, a 23.893, mentre irraggiungibili restano ormai solamente Bundesliga e Premier League.

L’affermazione popolare dei Timbers sulle rive del fiume Willamette va però ben oltre i numeri: i bar dei tifosi traboccano di birra e passione come i più celebri covi delle squadre inglesi, e nei giorni di gara le strade del centro sono invase da sostenitori con la sciarpa biancoverde al collo. I tamburi della Timbers Army — diventato rapidamente uno dei gruppi più riconosciuti del panorama americano, con una sezione da 3.600 posti ovviamente sempre piena e un’affiliata italiana, la Brigata Timbers — rullano incessantemente durante gli incontri, accompagnati da coreografie, sciarpate, fumogeni, trombe e cori, su tutti la sigla del Tetris. Un’atmosfera europea dunque, ma con forti influenze locali a rendere più americano il contesto, a cominciare dalla totale assenza di connotazioni politiche — allo stadio di Portland si va essenzialmente per fare il tifo — e dalle usanze: ad esempio quella di dormire in tenda fuori dallo stadio la notte prima delle partite per accaparrarsi uno dei 3.600 posti a disposizione della Timbers Army.

O ancora, la mascotte: Timber Joey è un vero boscaiolo con la barba rossiccia che in gioventù ha studiato scienze forestali e che è il guardiano di quella che è forse la più eccezionale tradizione del calcio internazionale. Dopo ogni rete, armato di motosega, taglia un disco dal cosiddetto «tronco della vittoria» ricoperto di sciarpe, mentre la tifoseria locale festeggia in un tripudio di segatura e scintille. A fine gara ogni disco viene poi consegnato al legittimo proprietario: il marcatore del gol. Avendone messi a segno sedici in stagione regolare e due nei playoff, il centravanti nigeriano Fanendo Adi potrà probabilmente aprire una falegnameria.

Oltre al colosso di Lagos, che può vantare trascorsi nei campionati slovacco, ucraino e danese, ci sono i tre designated player, le stelle con uno stipendio che può superare i limiti imposti dalla lega: Diego Valeri, dieci anonime presenze col Porto e nove con l’Almeria; l’altro argentino Lucas Melano, proveniente dal Lanus; il difensore inglese Liam Ridgewll, arrivato a Portland dopo una carriera spesa fra Aston Villa, Birmingham e West Bromwich Albion. Poi c’è l’uomo immagine Nate Borchers, il centrale difensivo che per due anni non si è tagliato la barba e che aveva promesso di farlo in caso di vittoria a Columbus.

Dietro a una tifoseria pittoresca e a una squadra senza campioni guidata abilmente da Caleb Porter c’è però una società solida, fondata nel 2009 da Merritt Paulson, 42 anni e un cognome pesante nell’establishment americano. Suo padre è Henry «Hank» Paulson —segretario al Tesoro durante il secondo mandato di George W. Bush, ai tempi dello scoppio della crisi economica, e precedentemente amministratore delegato di Goldman Sachs —, che lo ha aiutato ad assicurarsi il club nel 2008 e a pagare nel 2011 la tassa da 30 milioni di dollari per entrare nella Mls. «Amo lo sport, ma non avevo mai pensato di investire in una squadra», ha confidato recentemente il vecchio Paulson al New York Times, nella sua prima intervista sui Timbers (che trovate sfiorando l’icona blu). «Poi Merritt è venuto da me e mi ha convinto sostenendo che il calcio fosse un grande investimento, ed è diventato sempre più chiaro che ha la competenza per portarlo avanti».

Quelle di Henry Paulson non sono solamente le parole affettuose di un padre: vittoria a parte, i Timbers sono diventati una società modello della Mls e secondo Forbes hanno un valore di 185 milioni di dollari, il quarto più alto del campionato. Eppure, nonostante Merritt sia il vero artefice del trionfo della squadra, anche papà Henry si è ritagliato un ruolo importante: quello di portafortuna. La leggenda del Providence Park narra che davanti a lui i Timbers non abbiano mai perso un incontro in Oregon, e che anche in trasferta siano stati sconfitti raramente. E così, Paulson e la moglie sono diventati assidui frequentatori della tribuna di Portland e soprattutto appassionati tifosi di calcio.

Domenica sera, grondante di champagne e birra, Merritt Paulson ha festeggiato il titolo già con un occhio al futuro. «Adesso non ci resta che vincere un’altra coppa, magari la Champions League della Concacaf», ha annunciato trionfale negli spogliatoi di Columbus, prima di ricevere l’abbraccio dei duemila tifosi arrivati in Ohio con due scali, o in due giorni di pullman. «Abbiamo appena iniziato». A Portland non si celebrava un campionato professionistico maschile dal 1977, quando i Trail Blazers vinsero il titolo Nba. Lunedì sera, dopo quasi quarant’anni, la città si è ritrovata in piazza a festeggiare la squadra tornata a casa: il pullman dei Timbers ha attraversato le vie del centro salutato,nonostante la pioggia battente, da migliaia di tifosi . E ad aprire la parata c’era Timber Joey, che in piedi su un camion da legname incitava la folla con la sua motosega.

Corriere della Sera, 12 dicembre 2015

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