I genitori di Sandy Hook possono risolvere un’emergenza nazionale: mettere le briglie all’industria delle armi fuori controllo

A dicembre del 2012, venti bambini e sei insegnanti furono uccisi nell’assalto alla scuola elementare Sandy Hook, in Connecticut. Il killer usava un fucile d’assalto, con cui sparò 154 colpi in meno di cinque minuti: un Bushmaster AR-15 semiautomatico che, sostiene l’editorial board del New York Times, i civili non dovrebbero avere il permesso di acquistare. «Questo è il ragionevolissimo punto a cui si aggrappano i genitori di quei bambini di 6 e 7 anni, che stanno cercando di denunciare il produttore Remington, il grossista, e il rivenditore locale per aver immesso in modo sconsiderato sul mercato l’arma, che non ha altro uso concepibile se non quello di uccidere in massa altri essersi umani». Resta da capire, spiega il quotidiano newyorkese, «se riusciranno a portare avanti la causa, visto che il Congresso nel 2005 garantì un’immunità quasi totale all’industria delle armi». Eppure i genitori di Sandy Hook sostengono che quella legge permetta azioni legali contro le aziende, se queste potevano essere consapevoli dei rischi: oltre al pagamento dei danni, il loro obiettivo è di far ritirare dal mercato l’AR-15. «Cercando giustizia per i loro figli», sostiene il Times, questi genitori possono imbrigliare un’industria fuori controllo e ridurre un atroce problema nazionale».

Corriere della Sera, 6 marzo 2016 (digital edition)

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