Il messaggio di Cruz contro tossicodipendenza e alcolismo (e la storia — tragica — della sorella, che lo ha ispirato)

L’acume e la risolutezza hanno permesso a Ted Cruz di avere una carriera fulminea, fra Princeton, la scuola di legge a Harvard, il praticantato alla Corte Suprema, il seggio in Senato e ora il forte posizionamento nella corsa alla nomination repubblicana. Mentre la sua vita decollava, scrive il New York Times, quella della sua sorellastra Miriam — una tossicodipendente che viveva in un motel fuori Philadelphia, morta di overdose nel 2011 — andava invece nella direzione opposta, in una sequenza di scelte sbagliate, sfortuna e sconfitte nella battaglia alla droga. Cruz ha raccontato la sua storia nel libro A time for truth, ricordando gli sforzi fatti con il padre per redimere la sorella e l’impegno preso nei confronti del nipote Joseph, che mandò a studiare in un’accademia militare della Pennsylvania nella speranza di instillare disciplina nella vita del ragazzo. «Queste tragedie accadono in tutto il Paese», ha spiegato il candidato repubblicano il mese scorso, durante un forum sulla droga in New Hampshire — Stato piagato dalla tossicodipendenza —, puntualizzando che, a volte, queste storie possono avere un lieto fine: è il caso di suo padre, ex alcolizzato che trovò nella religione la forza di riprendere in mano la propria vita e ora non beve da 40 anni.

Corriere della Sera, 25 marzo 2016 (digital edition)

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