Italiani che cambiano regione: come (e perché) ci mescoliamo

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Negli anni Cinquanta e Sessanta si partiva dal Sud puntando il triangolo industriale del Nord-Ovest: Milano, Torino, Genova. Oggi l’Italia delle migrazioni interne guarda altrove, tornando a volte persino sui suoi passi. E si muove lungo i binari dell’alta velocità. È quello che emerge analizzando i dati dell’Istat sui trasferimenti di residenza da una regione all’altra effettuati negli ultimi dieci anni, che mostrano come la migrazione interna ha subito in questo decennio profondi cambiamenti e una riorganizzazione dei flussi. «Alcune delle dinamiche complessive sembrano essersi in parte modificate, come ad esempio il rapporto fra gli spostamenti di lunga percorrenza tra un’area e l’altra del Paese e le migrazioni all’interno delle singole aree», scrivono Michele Colucci e Stefano Gallo in Tempo di Cambiare (Donzelli editore), il rapporto 2015 sulle migrazioni interne in Italia. «Altri fenomeni emergono come delle interessanti novità: ad esempio i flussi di ritorno dal Centro-Nord al Mezzogiorno o la variabilità nelle zone di attrazione per i cittadini stranieri».

In termini assoluti non sembra cambiato molto: la Campania è la regione che, fra il 2004 e il 2014, ha esportato più residenti verso le altre regioni d’Italia, 433.986 persone, mentre la Lombardia è quella che ne ha importati di più nello stesso arco di tempo, con 507.766. Eppure, in termini relativi, ovvero rapportando arrivi e partenze alla popolazione regionale, i risultati raccontano una storia diversa: in testa a entrambe le classifiche svetta la piccola Valle d’Aosta – regione di frontiera dalla mobilità elevata, trainata dal turismo e dall’ambiente – che negli ultimi dieci anni ha visto partire il 9,94% della propria popolazione attuale e ha guadagnato il 10,05%. Alle sue spalle spiccano — con percentuali altissime su popolazioni molto più consistenti — la Calabria fra le partenze (il 9,05% in dieci anni) e l’Emilia Romagna fra gli arrivi (il 7,7%).

Per avere un’idea più chiara delle nuove destinazioni, tuttavia, bisogna guardare il saldo migratorio: in fondo alla classifica, con saldo negativo, siedono tutte le regioni del Sud, in particolare la Campania (-3,65% della popolazione in dieci anni) e la Calabria (-3,57% fra il 2004 e il 2014). In testa c’è proprio l’Emilia Romagna, affiancata dalla provincia autonoma di Trento: la prima ha guadagnato il 2,7% della popolazione in dieci anni, la seconda il 2,26%.

«Questa è la grande novità degli ultimi anni», spiega al Corriere della Sera Colucci, ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche — Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo. «Il baricentro delle migrazioni si è spostato dal Nord Ovest verso il Centro e il Nord-Est. A guidare il cambiamento sono state le politiche di welfare, le opportunità e i servizi. La qualità della vita urbana è indubbiamente più alta: ci si sposta anche per questo motivo, non solo per il lavoro».

Nel 2012, inoltre, si assiste a un picco notevole nei trasferimenti di residenza che dipende – oltre che dalla crisi – dal cambio della legge sui trasferimenti di residenza: «un incremento dovuto alla riduzione dei tempi delle procedure amministrative d’iscrizione anagrafica», spiegano Corrado Bonifazi, Frank Heins ed Enrico Tucci nel saggio Le migrazioni interne in Italia nel 2011-12, pubblicato nel rapporto sulle migrazioni del 2014. «Una variabile decisiva riguarda italiani e stranieri», continua Colucci. «In percentuale questi ultimi si muovono di più, e la classe di età più mobile è quella delle donne straniere di mezza età, ovvero le badanti che si spostano su tutta la Penisola».

La rotta più battuta è quella che dalla Campania porta al Lazio, in particolare dalla provincia di Napoli verso Roma, percorsa da 84.451 persone che hanno cambiato residenza negli ultimi dieci anni. «Potrebbe sembrare bizzarro ma, oltre alle opportunità, entrano in gioco aspetti di carattere qualitativo, come l’Alta Velocità ferroviaria: ora Napoli e Roma sono più vicine, distano poco più di un’ora di treno».

A confermarlo è anche Fabrizio Dell’Orefice, portavoce di Trenitalia, secondo il quale — insieme alla Torino-Milano — la tratta Napoli-Roma è la più frequentata. «La abbiamo inaugurata dieci anni fa, è stata la prima grande tratta italiana: negli ultimi cinque anni i passeggeri sono aumentati del 46%», spiega Dell’Orefice. «Oggi ci sono così tanti abbonati che spesso non si riusciamo a soddisfare le ricerche e abbiamo avuto un richiamo dell’Agenzia per la sicurezza ferroviaria: in troppi erano costretti a viaggiare in piedi».

Un altro aspetto interessante riguarda il Veneto, da cui nessuno se ne vuole andare: appena il 3,3% della popolazione. Anche questo, storicamente, è un dato importante. «Fino agli anni Settanta era la regione del Nord da cui si partiva di più», spiega Colucci. «Nell’arco di una generazione abbiamo assistito alla trasformazione: da terra di migranti è diventata, grazie al boom dell’industrializzazione degli anni Settanta e Ottanta, un polo dell’immigrazione».

Corriere della Sera, 1 maggio 2016 (quotidiano)

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