Le ripercussioni di Dallas sulla campagna elettorale: il caos favorisce Trump, ma Clinton dà più sicurezza

Le crisi che sorgono durante le campagne presidenziali americane finiscono spesso per influenzare candidati ed elezioni, come successe a Obama con quella economica del 2008. Per questo la strage di Dallas potrebbe ripercuotersi sul voto di novembre. Sebbene nelle ore immediatamente successive l’impatto sia stato minimo, storicamente le rivolte hanno avuto un ruolo decisivo nelle decisioni degli elettori: basti pensare alle manifestazioni violente del 1968, che finirono per regalare la presidenza al candidato repubblicano dal pugno di ferro Richard Nixon. Secondo la commentatrice politica del Los Angeles Times Cathleen Decker — giunta alla decima campagna presidenziale — è ancora presto per comprendere gli effetti di Dallas. «Donald Trump ha costruito la propria campagna sull’idea che l’America non sia più sicura», spiega Decker. «Se gli elettori inserissero gli omicidi di questa settimana in una situazione di caos nazionale, in una crisi di autorità che richiede una risposta ferrea, allora il candidato repubblicano potrebbe trarne beneficio. A maggior ragione se i fatti di Dallas venissero considerati terrorismo». Secondo Decker, però, è possibile che gli elettori alla ricerca di maggiore sicurezza finiscano per scegliere un candidato meno imprevedibile come Hillary Clinton, che ha fatto della regolamentazione delle armi un tema centrale della propria campagna. Anche un sondaggio del Pew Research Center, pubblicato nelle ore precedenti alla sparatoria, confermerebbe che Clinton potrebbe trarre beneficio da una «crisi interna», ma se i fatti di Dallas fossero visti come terrorismo allora avvantaggerebbero Trump. Tuttavia, conclude Decker, l’opinione che gli elettori hanno dei due candidati è così negativa che neppure la loro risposta a una settimana così intensa potrebbe cambiare il risultato del voto di novembre.

Corriere della Sera, 9 luglio 2016 (rassegna stampa)

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