L’estate calda dell’America tra terrorismo e violenza interna: «Il mix di divisioni politiche e razziali è tossico»

L’estate del 2016 minaccia di essere lunga e divisiva e ha già instillato un senso di insicurezza nella popolazione americana, sia a causa del terrorismo internazionale che della violenza interna. Il Paese, scrive il corrispondente politico del Wp Dan Balz, ha già attraversato in precedenza estati violente, ma gli omicidi di questa settimana arrivano non solo in un’era di tensioni razziali, ma anche in un momento di profonda divisione politica, che è cresciuta enormemente negli ultimi quindici anni ed è stata accentuata dalla rabbia, dall’ostilità e dalla retorica di quest’ultima campagna presidenziale. La candidatura di Donald Trump ha contribuito al deterioramento della situazione, scrive Balz, ma il sostegno che ha ricevuto è in parte l’espressione della frustrazione di quella parte dell’America che si sente abbandonata e non rispettata dalla classe politica. I rally del candidato repubblicano hanno accesso violenze sporadiche, sia da parte dei suoi sostenitori che dei detrattori, e a giorni inizieranno le convention dei partiti, durante le quali la sicurezza sarà ai livelli massimi. «Questa non è l’estate del 1967 o del 1968», conclude Balz, «ma il clima politico e quello razziale si sono mescolati in maniera potenzialmente tossica, e metteranno alla prova politici e cittadini. Per questo i candidati saranno chiamati a non infiammare ulteriormente l’atmosfera. Chi può dire se ci riusciranno?».

Corriere della Sera, 9 luglio 2016 (rassegna stampa)

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