Trump ha scelto: Mike Pence sarà il suo vice nella corsa alla Casa Bianca

Donald Trump ha scelto il governatore dell’Indiana Mike Pence come proprio vice nella corsa alla presidenza degli Stati Uniti. Le prime indiscrezioni erano trapelate ieri, ma l’annuncio ufficiale era slittato a sabato a causa dell’attentato di Nizza: in mattinata, però, un tweet del candidato repubblicano ha reso pubblico il nome di Pence, ponendo fine alle speculazioni e al lungo processo di selezione. «Sono felice di annunciare che ho scelto il governatore Mike Pence come mio running mate», ha scritto il tycoon, specificando che la prima conferenza stampa congiunta del ticket presidenziale si terrà sabato mattina alle 11, due giorni prima dell’inizio della Convention repubblicana di Cleveland. Ad anticipare l’annuncio è stato un intoppo burocratico: Pence era infatti in corsa per la rielezione in Indiana a novembre e, secondo le leggi statali, aveva tempo fino a mezzogiorno di oggi per ritirarsi e lasciare il campo a un altro repubblicano.

Pence, 57 anni, è emerso al termine di un duro processo di selezione, con Trump — indeciso fino all’ultimo — che ha vagliato i contendenti (in particolare Chris Christie, Newt Gingrich e Jeff Sessions) anche negli ultimi giorni, invitandoli in Indiana dove era bloccato a causa di un guasto del proprio aereo. Ancora ieri, quando il suo staff aveva lasciato trapelare le prime indiscrezioni su Pence, il candidato repubblicano rispondeva di non aver «preso l’ultima decisione, quella finale». La necessità di Pence, però, ha spinto Trump verso l’annuncio.

Scegliendo il governatore dell’Indiana, il candidato repubblicano ha teso la mano ai conservatori tradizionali e alla destra religiosa: Pence è noto per essersi battuto contro i finanziamenti a Planned Parenthood, organizzazione no profit che offre servizi sanitari e riproduttivi a cominciare dall’interruzione di gravidanza, e contro il diritto all’aborto, e per aver firmato nel 2015 una legge sulla libertà religiosa che, ricorda il New York Times, avrebbe portato alla discriminazione di gay e lesbiche e che scatenò una tempesta. Aziende, campionati sportivi e lobby minacciarono di boicottare lo Stato, spingendolo a un compromesso che scontentò entrambe le parti in causa. Al tempo stesso, però, Pence è una scelta che tranquillizza i leader del partito repubblicano, che in lui trovano un profilo più «prevedibile», solido e tradizionale, che compensa la figura di Trump.

Ex deputato e conduttore radiofonico del Mike Pence Show, il governatore dell’Indiana si ritiene un «Rish Limbaugh decaffeinato», fortemente conservatore ma non quanto la voce della profonda destra americana. Eppure Pence è un puro conservatore sociale — come dimostrano le sue posizioni rigide su aborto e diritti gay, temi che Trump ha finora schivato durante la campagna elettorale — , un fervente evangelico che fa uso pubblico delle sacre scritture e uno strenuo nemico dell’alcol, arrivando persino a dichiarare che, per evitare tentazioni, non frequenta mai luoghi dove lo servono a meno che la moglie non sia al suo fianco.

Figlio del manager di una pompa di benzina e devoto chierichetto cattolico in gioventù, diventato evangelico negli anni del college, nelle interviste Pence si definisce «un cristiano, un conservatore e un repubblicano, in quest’ordine» e ammette di essere diventato un nemico degli attacchi personali contro i rivali politici dopo aver perso un’elezione nel 1990: «Le campagne negative, ora lo so, sono sbagliate», scrisse in un editoriale, citando la Bibbia. «Le campagne elettorali devono dimostrare la moralità di un candidato». Secondo chi lo conosce da tempo, il governatore dell’Indiana si considera un difensore dei valori conservatori che rappresentano la Middle America, le aree rurali e suburbane nel cuore del Paese: il suo spirito conservatore ha profonde radici in Indiana ed è, scrive il Times, «una cartolina dal tranquillo Midwest degli anni Sessanta».

Dopo aver perso due elezioni nel 1988 e nel 1990, la sua carriera politica è decollata grazie allo show radiofonico che lo portò nelle case degli elettori conservatori di tutto lo Stato, gli stessi che negli anni precedenti aveva faticato a raggiungere nonostante interminabili viaggi in bicicletta. Il Mike Pence Show andò in onda dal 1993 al 1999 ed ebbe un successo enorme: tre ore di discussioni politiche che, ricorda Sharon Disinger, proprietaria della stazione radiofonica, somigliava a una chiacchierata attorno al falò e gli spianò la strada alle elezioni del 2000, che lo portarono in Congresso, dove è rimasto fino al 2013 quando fu eletto governatore nel suo Stato natale.

Ora, al fianco di Trump, il conduttore radiofonico nato a Columbus, Indiana, punta alla Casa Bianca. Come il suo running mate, Pence si oppone all’amnistia per gli immigrati arrivati illegalmente negli Stati Uniti e chiede maggiori controlli delle frontiere: all’inizio dell’anno si è anche opposto al trasferimento di rifugiati siriani nel suo Stato. Nemico dei matrimoni fra persone dello stesso sesso e dell’aborto, è vicino alla National Rifle Association, la lobby delle armi che ne ha sostenuto economicamente le campagne elettorale. In politica estera, le idee di Pence sono molto vicine a quelle di Trump e si basano su un esercito forte e su una maggiore spesa militare: anche per questo, quando era in Congresso nel 2002, votò a favore dell’invasione dell’Iraq.

Corriere della Sera, 15 luglio 2016

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