Un regista italiano riporta a Venezia la Corea del Sud

A quattro anni dal Leone d’oro vinto da Kim Ki-duk, un regista italiano ha riportato la Corea del Sud in concorso alla Mostra del cinema di Venezia e il suo nome, sui giornali locali, è stato accostato a quelli dello stesso Ki-duk e di Kim Ji-woon, che in Laguna arriveranno fuori competizione.

Giovanni Fumu, perugino di 31 anni, sarà invece in gara nella sezione Orizzonti con il cortometraggio Good News, scritto insieme a Giovanni Aloi, che affronta la questione della gravidanza adolescenziale in Corea del Sud. «Si tratta di un film fortemente coreano ma anche molto europeo, che tocca un tema tabù in questo Paese: l’educazione sessuale è inesistente e questo espone i giovani a gravidanze indesiderate», racconta Fumu da Seul. «Formare il cast non è stato semplice: i genitori non permettevano ai ragazzi neanche di leggere la sceneggiatura, e questo  mi ha confermato che il film andava nella giusta direzione».

Dopo essersi laureato in cinema a Bologna, Fumu si è specializzato con un master a Praga, dove ha incontrato il suo socio coreano Kimbo Kim. Insieme, nel 2013, hanno realizzato un progetto di web content che li ha portati a girare 100 brevi spot pubblicitari e 3 corti in 9 mesi fra Tokyo, Londra e New York, e che li ha aiutati a convincere un finanziatore a investire in una casa di produzione con cui oggi danno lavoro a dieci persone.

«Ero alla ricerca di una possibilità, in Corea hanno ascoltato le mie idee e mi hanno dato fiducia», rivela. «Per fortuna le esperienze precedenti mi hanno permesso di ammortizzare le difficoltà del trasferimento. Mi sono dovuto abituare alla cultura lavorativa e alla competizione coreana, e ho cercato di guadagnare la stima della squadra: solo con un team di fiducia ho potuto girare un film in una lingua che non conosco, di cui mi hanno tradotto ogni parola durante tutto il processo».

Venezia, per il regista, non è altro che il lieto inizio di un nuovo capitolo professionale. «È un mattoncino», afferma. «Siamo una batteria di filmmaker e proviamo a portare a vanti il nostro movimento: abbiamo già in programma di girare un nuovo corto subito dopo la Mostra».

Più che tornare in Italia, però, Fumu preferisce portare il suo Paese d’origine nel mondo. «Non importa dove sia il set, per me è bellissimo realizzare film italiani all’estero: siamo italiani, e portiamo le nostre qualità con noi ovunque andiamo».

Corriere della Sera, 11 agosto 2016

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