Hillary Clinton riprende la campagna dopo il malore dell’11 settembre

Dopo tre giorni di riposo, nella serata di giovedì Hillary Clinton riprende la campagna elettorale da Grensboro, in North Carolina, cercando di fugare le speculazioni sul suo stato di salute. La polmonite che domenica, durante la cerimonia di commemorazione dell’11 settembre a New York, le ha causato un malore e ha fatto parlare tutto il Paese sembra ormai alle spalle, come ha confermato in una lettera di due pagine resa pubblica mercoledì dallo staff anche il suo medico personale Lisa Bardack, che la ha definita «in grado di servire il Paese». Resta tuttavia un’arma in mano al suo avversario repubblicano Donald Trump, che ha rotto la tregua degli ultimi giorni e l’ha attaccata durante un comizio in Ohio. «Qualcuno pensa che Hillary Clinton sia in grado di stare in piedi per un’ora?», ha chiesto il candidato repubblicano. «Non lo so», ha concluso.

Non era la prima volta che Trump metteva in dubbio lo stato di salute della sua avversaria, suggerendo che stia nascondendo qualcosa di serio e ispirando le teorie cospirazioniste della rete. Eppure lui stesso, fino a ora, aveva reso nota soltanto una breve e strana lettera del proprio medico, il dottor Harold Bornstein, che lo definiva in ottima salute. Lo stesso medico aveva in seguito ammesso che a dettarla era stato — «almeno in parte» — Trump. Ieri però il candidato repubblicano ha proseguito nella propria strategia comunicativa e si è lasciato intervistare durante il popolare show televisivo del dottor Mehmet Oz, seguito in tutta America, soprattutto da un pubblico femminile. La puntata andrà in onda questa sera negli Stati Uniti, ma secondo alcuni spettatori presenti, gli esami clinici avrebbero rivelato che il candidato repubblicano è sovrappeso (pesa 107 chili) e usa un medicinale per tenere sotto controllo il colesterolo.

In una campagna che vede di fronte due fra i candidati più anziani della storia — Trump a 70 anni sarebbe il più vecchio in assoluto, Clinton a 69 la seconda dopo Ronald Reagan — la questione della salute resta cruciale, e a 54 giorni dal voto rischia di influenzare l’esito della corsa alla Casa Bianca. Anche per questo motivo, negli ultimi giorni sono scesi in campo tutti i pesi massimi del fronte democratico, con il presidente Barack Obama che martedì ha fatto campagna per la candidata a Philadelphia, Bill Clinton in California, il candidato alla vicepresidenza Tim Kaine in Michigan e la figlia Chelsea in North Carolina, quest’ultima attaccata perché non ha accompagnato la figlia il primo giorno di scuola. E venerdì, in Virginia, scenderà in campo anche la first lady Michelle Obama, che nelle ultime otto settimane di campagna sosterrà Clinton nei principali Stati in bilico.

Il partito democratico ha dunque schierato l’artiglieria per ovviare all’assenza forzata della sua candidata, e lo ha fatto proprio nel momento in cui gli ultimi sondaggi — che hanno scarso valore ma aiutano ad avere un’idea dell’aria politica che soffia nel Paese — hanno registrato la ripresa di Trump e una situazione abbastanza equilibrata. Secondo l’ultimo rilevamento di New York Times e Cbs, Clinton ha assottigliato il vantaggio fra coloro che probabilmente si recheranno alle urne il prossimo 8 novembre a due punti, con il 46% contro il 44% del suo avversario, ma fra tutti gli elettori registrati mantiene un margine di cinque punti. La situazione è più rischiosa se si tiene conto degli altri due candidati, il libertario Gary Johnson e la verde Jill Stein: in questo caso Clinton e Trump sarebbero appaiati al 42%, con Johnson all’8% e Stein al 4%. La strada per la vittoria di Trump, però, passa dall’Ohio e dalla Florida, dove il candidato repubblicano avrebbe ora un vantaggio di cinque e tre punti percentuali.

Corriere della Sera, 15 settembre 2016

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