«Tic Tac rispetta le donne»: anche le caramelle si dissociano da Trump

Il video che ha mandato in crisi la corsa di Donald Trump verso la presidenza ha spinto l’intero fronte repubblicano a prendere le distanze dal proprio candidato — anche il vice Mike Pence e la moglie Melania si sono detti disgustati — , e Tic Tac a dissociarsi  pubblicamente dalle parole dell’imprenditore newyorkese. «Tic Tac rispetta tutte le donne. Riteniamo le affermazioni e i comportamenti di Trump inappropriati e inaccettabili», ha puntualizzato in un tweet l’azienda produttrice delle caramelle, trascinata involontariamente nelle polemiche. «Cosa ha fatto Tic Tac per meritarsi Donald Trump?», è arrivata a domandarsi la rivista AdvertisingAge.

Nel video, registrato nel 2005 e pubblicato venerdì sera dal Washington Post, Trump spiegava con termini volgari all’allora presentatore di Access Hollywood Billy Bush, cugino di George W. Bush, di voler usare le mentine per rinfrescarsi l’alito «nel caso» avesse dovuto baciare l’attrice di Days of Our Lives Arianne Zucker, con cui avrebbe girato una scena della serie tv. «Sai, sono automaticamente attratto dalle bellezze», affermava il miliardario, che secondo chi lo conosce è un consumatore seriale di mentine e gomme da masticare. «È come una calamita. Le bacio direttamente, senza aspettare. E se sei una celebrità te lo lasciano fare. Puoi fare qualsiasi cosa, puoi la prenderle per la figa. Puoi fare qualunque cosa», spiegava a un complice Billy Bush, anche lui attaccato duramente dai giornali americani.

Non è la prima volta durante questa campagna che un’azienda di dolciumi si dissocia dalle affermazioni del candidato repubblicano e dal suo staff. A settembre, Wrigley — proprietario del marchio Skittles – aveva rilasciato una dichiarazione per informare Donald Trump Jr che «l’analogia fra i rifugiati e le skittles avvelenate non era appropriata». Il figlio del tycoon newyorkese aveva infatti pubblicato su Twitter un meme in cui paragonava i rifugiati siriani a una ciotola di skittles, alcune delle quali – avvelenate – avrebbero potuto uccidere. «Le skittles sono caramelle, i rifugiati sono persone», aveva precisato Denise Young, vice presidente di Skittles, aggiungendo che l’azienda si sarebbe «rispettosamente astenuta da ulteriori commenti che avrebbero potuto essere interpretati come marketing».

Corriere della Sera, 9 ottobre 2016

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