Gli analisti assegnano a Clinton anche il terzo dibattito

Hillary Clinton vince anche il terzo dibattito presidenziale, il primo giocato secondo i canoni tradizionali della politica americana: pochi attacchi alla vita privata dei candidati e una maggiore analisi delle loro proposte. Era il terreno preferito dall’ex segretario di Stato — che doveva difendere il margine accumulato nei sondaggi ed evitare passi falsi dopo la doppia affermazione nei primi due confronti —, a cui il primo sondaggio effettuato da Cnn subito dopo la fine del dibattito ha assegnato la vittoria. A rispondere è stato un pubblico «leggermente più democratico», hanno notato i commentatori della rete televisiva, ma «era difficile che fosse più equo di così»: per la vittoria di Clinton si è schierato il 52% degli intervistati, mentre il 39% ha scelto Donald Trump. I due sfidanti sono però in equilibrio sulle questioni politiche — il 47% è d’accordo con Clinton, il 44% con Trump — e sull’onestà: in questo caso il miliardario newyorkese è risultato più sincero della sua avversaria, con il 47% contro il 46%.

Ad affossare la prestazione del candidato repubblicano, secondo tutti gli analisti politici, è stata però la minaccia di non accettare l’esito del voto dell’8 novembre. «Trump è passato dall’insultare l’intelligenza degli elettori, a insultare la stessa democrazia americana», ha scritto l’editorial board del New York Times in commento a caldo. Secondo il quotidiano newyorkese, inoltre, «il suo modo di distruggere il processo democratico, a servizio del proprio ego, rischia di creare un danno duraturo al Paese, e i politici di entrambi i partiti dovrebbero allontanarsi da lui e dal suo cinico esempio». Il rifiuto di Trump di accettare un’eventuale sconfitta ha conquistato i titoli di tutti i principali giornali americani, dal Washington Post a Politico, fino al più conservatore Chicago Tribune, secondo il quale il candidato repubblicano «ha minacciato un pilastro fondamentale della democrazia americana».

Il Los Angeles Times ha invece affidato il giudizio ai propri editorialisti politici, che hanno votato ogni sezione del dibattito: Trump non ha vinto in nessuno dei sei segmenti, mentre Clinton ha preso il largo a partire dal quarto. «Dopo un’ora di dibattito, è emerso il Donald Trump a cui siamo abituati», scrive l’analista Cathleen Decker. Quello che mente parlando del proprio rapporto con le donne, quello che nega di aver deriso un giornalista disabile, quello che si rifiuta di dire che accetterà il risultato delle elezioni. «Immaginatevi se il Trump dell’inizio di questo confronto fosse stato sul palco per tutti e tre i dibattiti», conclude l’editorialista del quotidiano californiano. «È stato più sobrio, misurato, ma alla fine non ha resistito alla tentazione di insultare, quella che gli è costata i primi due dibattiti. E se guardiamo alle dichiarazioni finali, Clinton ha aperto un dialogo con i repubblicani e gli indipendenti, e ha parlato di una società inclusiva, mentre Trump ha passato gran parte del tempo a sua disposizione a colpire lei, e poi si è lasciato andare ad altre menzogne».

Se il terzo dibattito passerà dunque alla storia per il grande rifiuto di Trump, l’analista politico del Washington Post Chris Cillizza assegna senza esitazione la vittoria a Clinton, sostenendo che si sia trattata della miglior performance della candidata democratica. «Si è finalmente calibrata, capendo quando ignorare l’avversario e quando attaccarlo», scrive Cillizza. «Non è stata perfetta, ma doveva semplicemente sopravvivere ed è risultata calma e composta nonostante le continue interruzioni del suo avversario». Anche per Trump, continua l’analista, «è stato il miglior dibattito: solo che non è stato un buon dibattito». I primi trenta minuti sono stati «piuttosto buoni», ma a caratterizzare la sua prestazione c’è il rifiuto di riconoscere l’eventuale vittoria di Clinton: «la risposta di Trump è stata un disastro totale, ed è l’unica cosa di cui le persone parlano ora che è finito il confronto».

Corriere della Sera, 20 ottobre 2016

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