Jay DeSart: «Vi spiego perché vincerà Hillary Clinton (al 99,97%)»

Il prossimo presidente degli Stati Uniti sarà Hillary Clinton. Ne è convinto il professor Jay DeSart, professore di Scienze Politiche alla Utah Valley University, che con il suo collega Thomas Holbrook della University of Wisconsin-Milwaukee ha elaborato un sistema econometrico di previsioni matematiche che ha indovinato tre delle ultime quattro elezioni presidenziali. Ha sbagliato solo la prima volta, nel 2000, quando predisse la vittoria del democratico Al Gore contro George W. Bush: quell’anno, tuttavia, ci vollero 36 giorni per stabilire il vincitore delle elezioni, decise da appena 537 voti in Florida. DeSart e Holbrook si rimisero però al lavoro per perfezionare il metodo, e da allora non hanno più fallito, indovinando il 93% dei risultati statali. Quest’anno, secondo il loro modello pubblicato ai primi di ottobre, prima degli scandali che hanno travolto Donald Trump, la candidata democratica otterrà 326 voti elettori (sono 270 quelli necessari per diventare presidente), mentre il miliardario newyorkese si fermerà a 212.

Il metodo messo a punto dai due accademici si basa su tutti i sondaggi condotti a livello statale e nazionale nel mese di settembre, quando gran parte degli elettori ha già deciso chi voterà, che vengono poi combinati con la storia elettorale di ogni Stato. «La storia ci dà una base, e rappresenta quello che ci dovremmo aspettare normalmente da ogni Stato durante le elezioni», spiega al Corriere della Sera DeSart da Orem, nello Utah, dove ha sede il suo ateneo. «I sondaggi ci dicono invece quello che potrebbe cambiare o restare immutato in questa tornata elettorale».

Tenendo conto del margine di errore dei rilevamenti, Clinton arriverà facilmente a 210 voti elettori, mentre Trump ne ha già in tasca 164: la corsa alla Casa Bianca si gioca dunque sui restanti 164 grandi elettori che decideranno il risultato delle elezioni. All’ex segretario di Stato ne basteranno 60 e, secondo la previsione di DeSart, ha il 90,3% di possibilità di superare la soglia dei 270 grandi elettori, e il 99,97% di probabilità di ottenere la maggioranza nel voto popolare. A questo punto della campagna, quattro anni fa, Obama aveva il 98,8% di possibilità di essere rieletto.

«Per cambiare queste percentuali ci vorrebbe qualcosa di sostanziale», spiega De Sart. «La mappa favorisce Clinton, anche perché Trump dovrebbe vincere in alcuni degli Stati conquistati da Barack Obama nel 2012, e non sembra che succederà. Al momento, gli unici che il miliardario newyorkese potrebbe vincere sono l’Iowa e l’Ohio, ma non sarebbe abbastanza. Dovrebbe espugnare alcuni Stati di peso, come la Florida e la Pennsylvania, dove però Clinton è in vantaggio. L’ex segretario di Stato, inoltre, è avanti in North Carolina, Stato conquistato da Mitt Romney nel 2012: in questo modo la vittoria di Trump è ancora più difficile».

Solamente in quattro degli Stati in mano a Clinton, inoltre, le probabilità di vittoria dell’ex segretario di Stato sono inferiori al 70%: si tratta di Ohio, Florida, Colorado e Nevada. Trump — che ha meno del 70% di possibilità solamente in Iowa — «dovrebbe però vincere in tutti e quattro gli Stati per diventare presidente», chiarisce DeSart, che la notte elettorale osserverà con attenzione soprattutto gli sviluppi in arrivo da Florida, North Carolina e Pennsylvania.

Eppure, una previsione fatta dal professore della Utah Valley University prima che Trump si assicurasse la nomination mostrava che sarebbe stato un repubblicano quest’anno a vincere le elezioni e, secondo il modello, il governatore dell’Ohio John Kasich avrebbe avuto il 99,9% di possibilità di battere Hillary Clinton. Come a dire che, dovesse perdere, la responsabilità sarebbe di Trump e non dei naturali cicli politici. «Penso che questo sia dovuto alla sua scarsa preparazione per fare il presidente e ai suoi comportamenti bruschi, che hanno allontanato gli elettori conservatori», conclude DeSart.

Corriere della Sera, 18 ottobre 2018

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