World Series di baseball, i Chicago Cubs più forti anche della «maledizione di Billy Goat»

Il trionfo dei Chicago Cubs nelle World Series ha scacciato la maledizione più longeva e nota nella storia dello sport americano, quella di Billy Goat, che durava da 71 anni e ha impedito alla squadra di vincere il campionato di baseball americano per 108. A lanciare l’anatema era stato Billy Sianis, proprietario di origine greca della Billy Goat Tavern e tifosissimo dei Cubs, che dopo aver vinto le World Series nel 1908 contro i New York Giants, avevano raggiunto la finale altre sei volte, venendo sempre sconfitti. Nel 1945 arrivarono alla finalissima per la settima volta, contro i Detroit Tigers: era il 6 ottobre 1945, e Sianis si presentò a Wrigley Field per assistere a gara 4 assieme al suo giovane capretto Murphy. Mentre era in fila ai cancelli per entrare, però, la puzza dell’animale indispettì gli altri tifosi, tanto che gli inservienti dello stadio chiesero a Sianis di lasciare fuori il capretto, oppure di andarsene. Infuriato, il greco abbandonò lo stadio e scrisse una lettera di fuoco ai dirigenti della sua squadra del cuore. «Perderete le World Series, e non le vincerete mai più», promise.

E da allora, in effetti, i Cubs sono arrivati a un passo dalla finalissima del «national pastime» – lo sport che rappresenta l’America del Novecento – soltanto una volta, nel 2003, quando affrontarono i Florida Marlins nella finale della National League. Alla squadra di Chicago serviva una vittoria in gara 6 per raggiungere le World Series per la prima volta in quasi sessant’anni, ma all’ottavo inning, avanti per 3-0, un tifoso sugli spalti, Steve Bartman, tolse inavvertitamente dalle mani di Moises Alou una palla che avrebbe avvicinato la squadra alla vittoria: i Cubs finirono per perdere 8-3 e furono sconfitti anche nella successiva gara 7, vedendo svanire le finali e confermando la maledizione di Billy Goat.

Quella sera Bartman – a cui Espn ha dedicato nel 2011 un documentario, «Catching Hell», della serie 30 for 30 – fu scortato fuori da Wrigley Field mentre una folla inferocita lo insultava: da allora non ha mai più messo piede nello stadio, né ha parlato di quella maledetta pallina che gli ha cambiato la vita e che, l’anno dopo, fu acquistata all’asta dal proprietario di un ristorante per 114 mila dollari: la distrusse in una cerimonia pubblica, nel tentativo di scacciare la maledizione che aleggiava sui Cubs. I resti della pallina furono bolliti nel sugo di una pasta e ora sono esibiti al Chicago Sports Museum, mentre il posto 113 occupato il 14 ottobre 2003 da Bartman è diventato negli anni una metà per turisti e curiosi, ed è stato inquadrato così tante volte dalle televisioni durante le World Series di quest’anno che il tifoso che lo occupava è arrivato persino a rilasciare interviste alla stampa prima delle gare.

Quanto a Billy Goat, la maledizione è caduta, ma resta la taverna al livello sotterraneo di Michigan Avenue, vicino all’omonimo lago da cui anche d’estate soffiano spifferi gelidi. Celebre quanto spartana, a due passi redazione del Chicago Tribune, la taverna prepara uno degli hamburger più buoni della città e da quasi ottant’anni è una delle mete preferite da politici, giornalisti e, ovviamente, alcolizzati. Resiste dal 1937, ma a renderla celebre fu soprattutto Mike Royko – leggendario columnist del Chicago Sun Times prima e del Tribune poi, nonché premio Pulitzer, scomparso nel 1997 – che fra i tavoli e il bancone di legno scuro di Sianis ha ambientato per anni i racconti sui poteri forti di una città orgogliosa, intricata e viziata dallo sport.

Corriere della Sera, 3 novembre 2016

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